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Immigrati di seconda generazione oppure italiani?

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Yosr_Khalid_anolf_giovanidi Filomena D'Amico

"Basta ai giovani italiani con il foglio di via", questo lo slogan dell'incontro di oggi al Palagio di parte Guelfa organizzato dalla ANOLF Giovani di seconda generazione. Si tratta di un coordinamento di giovani figli d'immigrati originari di varie etnie e continenti che dal 2010 ha assunto la natura di associazione di volontariato. L'obiettivo di tale associazione è dare rappresentanza e aggregazione ad altri giovani figli di immigrati come loro il cui ostacolo più grande per una vita a tutti gli effetti "normale" è ottenere la cittadinanza italiana.


Tra gli intervenuti diversi esponenti delle istituzioni cittadine e provinciali come Cristina Giachi, assessore fiorentino alle politiche giovanili, Rosa Maria Di Giorgi, assessore alla Pubblica Istruzione, l'assessore regionale Salvatore Allocca, ma anche Cora Prussi presidente ANOLF Firenze e la ricercatrice IRPET Teresa Savino, Maurizio Petruccioli, segretario confederale CISL. E poi loro i giovani figli di immigrati o arrivati in Italia quando erano molto piccoli; ragazzi e ragazze che hanno portato le loro testimonianze concrete.
Ho avvicinato due di loro per farmi raccontare dalla loro viva voce le loro storie: Lina Yosr Hedili è una ragazza di 23 anni originaria della Tunisia, mi dice di essere venuta in Italia 3 anni fa. Eppure parla benissimo l'italiano, le chiedo come mai; mi racconta di aver frequentato già nel suo paese una scuola italiana la Dante Alighieri convenzionata con l'Università italiana e di aver conseguito il diploma di lingua italiana con certificazione europea C1. I suoi genitori sono rimasti in Tunisia ma è grazie a loro che lei può studiare Giurisprudenza qui a Firenze. Mi spiega si essere diventata volontaria ANOLF "non solo per il mio bene ma anche per aiutare gli altri ragazzi come me costretti a fare i conti costantemente con il vincolo della cittadinanza". Dice di considerarsi fortunata, Lina perchè a lei hanno concesso un permesso di soggiorno della durata di due anni. Altri invece studenti universitari come lei devono rinnovarlo annualmente certificando per'altro di aver effettivamente conseguito un certo numero di esami. Poi sorridendo aggiunge "La vita spesso è un'abitudine", io le ricambio il sorriso ma lei intuisce il mio smarrimento e allora mi spiega: "Quando torno nel mio Paese ed esco con i miei amici mi capita senza accorgermene di usare espressioni e modi dire italiani", è in quelle circostanze che Lina si accorge che ormai l'Italia se la porta dentro.
Khalid Ezzouhri, invece è nato a Casablanca, ma non appena pronuncia le prime parole lo tradisce uno spiccato accento emiliano. Si è trasferito insieme a tutta la sua famiglia a Bologna quando aveva 14 anni e lì ha frequentato le scuole medie e superiori. E' un perito elettronico e mi confessa che il suo sogno da sempre è lavorare nelle Ferrovie dello Stato e che una volta ottenuto il diploma decise di partecipare al concorso nazionale. Ma com'è noto tra i primi requisiti di ammissione al bando c'è la cittadinanza italiana. Oggi Khalid frequenta l'Università qui a Firenze ma vive a Prato. Il suo sogno è di finire gli studi e poi chissà magari, scaduti i 10 anni di residenza nel nostro paese, che poi è a tutti gli effetti è anche il suo, ritentare il concorso nelle FS.
A spiegarmi come funziona l'attuale norma per l'ottenimento della cittadinanza per i figli di immigrati è Mauran Oussaifi, un ragazzo di 24 anni ma che a sentirlo parlare ne dimostra molti di più. Nonostante il nome Mauran è un italiano a tutti gli effetti nato e cresciuto a Frosinone, suo padre è tunisino, sua madre invece è italiana. "Il solo fatto di portare un nome straniero – dice- ha fatto sì che per gli altri io fossi sempre uno straniero. Oggi la legge 91 impone agli immigrati (Mauran non ama questa definizione) di seconda generazione di ottenere la cittadinanza solo dopo il compimento del 18esimo anno d'età e la richiesta deve essere fatta entro l' anno. Perchè tale domanda possa essere accolta bisogna certificare una residenza continuata in Italia e il costante rinnovo del permesso di soggiorno. Ma le cose si fanno più complicate mi spiega Mauran per quanti pur non essendo nati in Italia, sono giunti qui da piccoli: è il caso di Lina e Khalid. Per loro vale infatti il vincolo di residenza di almeno 10 anni nel nostro Paese, il che implica essere in possesso di una casa e di una fonte di reddito, condizioni, queste difficili per un giovane di 20 anni sia italiano che straniero. La proposta portata avanti da Mauran Responsabile Coordinamento Nazionale Giovani di II Generazione dell'ANOLF riformare la legge sulla cittadinanza L. 91/92 introducendo il principio dello "ius soli" che sostituisca quello dello "ius sanguis", questo per i figli di immigrati. Per gli immigrati di prima generazione accomunati a quanti hanno raggiunto la nostra terra in tenera età dato che per entrambi vige l'obbligo di residenza decennale, propone di "imporre" agli uffici competenti di iniziare le pratiche all' ottavo anno per poi effettivamente ottenere la cittadinanza allo scadere del 10 anno. Ma la sua prima ancora che una battaglia burocratica e normativa vuole essere una battaglia culturale. A tale scopo sta portando avanti da anni una campagna di sensibilizzazione sul territorio che miri ad avvicinare le istituzioni e la cittadinanza perchè si rifletta e si ripensi tutti insieme su cosa vuol dire oggi essere italiano.

http://www.ilsitodifirenze.it/content/immigrati-di-seconda-generazione-oppure-italiani

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