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La Famiglia un medium tra generazioni

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3Intervista al Presidente Nazionale Giovani Anolf-Cisl, Maruan Oussaifi

di Maria Isa D'Ursi - Conquiste del Lavoro

La famiglia d'origine: freno o spinta all'integrazione?

La famiglia,certamente, rappresenta il medium tra le generazioni, tra il mondo adulto del mercato del lavoro e i percorsi dei figli, tra il paese d'origine e il contesto d'immigrazione: le traiettorie dei figli si inseriscono, quindi, all'interno dei progetti familiari e la migrazione costituisce un evento significativo, attorno al quale si ridefiniscono le scelte e i percorsi degli adolescenti, nonché il vissuto nel paese d'origine e i processi d'inserimento nella società ricevente. I valori che le famiglie d'origine trasmettono ai loro figli come il senso del sacrificio e del riscatto sociale rappresenta per loro una fonte importante di maturazione e allo stesso tempo di un arricchimento culturale dovuto dall'educazione delle proprie tradizioni d'origine e dall'educazione della società in cui sono nati e cresciuti. Le seconde generazioni condividono con i propri genitori forme di discriminazione socio-professionale ed etnica e, talvolta, uno status sociale. Caratterizzare le famiglie immigrate come ambienti conservatori, tesi a limitare l'autonomia dei figli è uno stereotipo di comodo. Sembra più appropriato osservare che all'interno delle famiglie avvengano complesse negoziazioni in cui i diversi soggetti tentano di arrivare a dei compromessi. Da questo punto di vista le famiglie immigrate non fanno altro che riflettere in maniera più acuta le contraddizioni che attraversano anche le famiglie autoctone. Le opportunità per il futuro degli adolescenti, pertanto, oltre che dai diritti di cittadinanza e dalle occasioni offerte dalle istituzioni educative e sociali della società ricevente, prendono forma dai vissuti e dalle esperienze delle famiglie, dalle eredità vincolanti ma soprattutto la migrazione assume un ruolo centrale nella maturazione di uno specifico "valore" familiare, orientato al sacrificio, al riscatto, alla promozione sociale.

Qual è il ruolo svolto dalla scuola nel processo integrativo?

La scuola rappresenta il primo luogo di inte(g)razione dei figli degli immigrati, dove si sentono uguali agli altri, dove non si litiga per il colore della pelle o per la tua religione bensì se fai un torto o non dai un pezzo di merendina al tuo compagno. La scuola è il luogo dove costruisci la tua identità, il tuo essere, costruisci legami che forse porterai avanti per tutta la vita. Insomma la scuola rappresenta quel luogo fondamentale dove certamente non si vengono a creare quei problemi di integrazione di cui tanto si parla e di cui spesso ne sono protagonisti solo i "grandi". La questione dell'inserimento degli alunni di origine straniera nelle scuole italiane ha sempre assunto delle forme di strumentalizzazione politica e non di razionalità nelle risposte di sensata ragionevolezza, capace di dare ai bambini stranieri pari opportunità nel sapere e nell'apprendere. Solo grazie alla volontà degli insegnanti e di tutto il personale scolastico che fino ad oggi si sono evitate forme di xenofobia e di esclusione. Forse il dibattito, sarebbe meno ipocrita se il pregiudizio secondo il quale la presenza dei piccoli alunni di origine straniera potesse danneggiare i bambini italiani, mentre è ovvio che la convivenza tra diversi aumenta la capacità di arricchimento culturale. La maggior parte di questi bambini sono nati in Italia o vi sono giunti fin da piccoli, parlano perfettamente l'italiano, conoscono persino i nostri dialetti. Una questione che andrebbe fatta capire a quei genitori di bambini italiani che per paura o per ignoranza portano via dalle scuole dove sono presenti alunni stranieri, vedendo in loro un pericolo alla cultura e alla crescita dei propri figli. Commettono queste minoranze di genitori lo stesso errore che i razzisti volevano fare contro i figli degli italiani all'estero per i noti pregiudizi sulla diversità. La presenza sempre più consistente degli alunni di origine straniera nelle scuole, va risolto diversamente e con razionalità. Riformando le politiche abitative che hanno dimostrato di essere carenti e inefficaci, determinando forti concentrazioni di immigrati e trasformando le periferie in ghetti. Politiche abitative che non coincidono con la legge sull'autonomia delle scuole, che prevede la libera scelta dei genitori di iscrivere i propri figli in qualsiasi istituto. Motivo per cui si vengono a creare scuole in cui il 90% degli alunni sono di origine straniera. Vanno risolte le politiche scolastiche in termini d'inte(g)razione degli alunni stranieri, valorizzando la figura dei mediatori culturali, troppo spesso poco considerati e in situazioni di continua precarietà. Infine vanno finanziati ed incentivate quelle scuole in cui per mancanza di fondi e di strutture non hanno laboratori linguistici, utili all'insegnamento dell'italiano come lingua seconda. Certamente farsi trasportare da facili emozioni e propagande non risolvono i problemi ma non fanno altro che acuire i conflitti sociali tra le fasce più deboli. Noi Giovani Anolf-Cisl crediamo fortemente ad una scuola aperta, accogliente e capace di includere e valorizzare le differenze.

"Nuovi cittadini": qual è l'impegno civico e sociale nel nostro Paese a cui ti senti chiamato?

Come cittadino italiano, come giovane italiano, il richiamo a contribuire alla crescita del mio Paese è molto forte. Così come è molto forte la battaglia che molte seconde generazioni, figli d'immigrati nati e cresciuti in Italia che aderiscono e militano all'Anolf Giovani e alla Cisl, stiamo portando avanti per una riforma della legge sulla cittadinanza che esclude di fatto questi ragazzi nell'essere considerati italiani nonostante in questo Paese ci siano nati e cresciuti. Vogliamo svegliare le coscienze delle persone, delle istituzioni, della politica, insomma dell'Italia tutta a capire che a 150 anni dall'anniversario dell'unità del nostro Paese, essere italiano non significa avere un determinato colore della pelle o appartenere a una determinata fede religiosa bensì significa volere bene e amare questa Italia fatta oggi di tanti colori e di tante culture. Noi giovani figli d'immigrati, nel nostro piccolo, vogliamo far capire ai nostri coetanei che se veramente si vuole cambiare le sorti del nostro Paese non bisogna aspettare che altri lo facciano per noi, dobbiamo essere noi a partecipare ed a scatenare quella "scintilla" che porta al cambiamento. La Cisl in questi anni ci ha dato questa opportunità, ora aspettiamo ancora risposte dall'Italia.

Scarica l'articolo di Conquiste del Lavoro del 9 aprile 2011

G2, una politica per tutti i giovani di Giorgio Alessandrini - Presidente ONC - CNEL. Un nuovo modello sociale di Liliana Ocmin - Segretario Confederale CISL

Le seconde generazioni di immigrati in Italia

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