Attualità ANOLF

Seduta n. 329 del 25 giugno 2003

 

Audizione dell' Onorevole Bebbe Pisanu, Ministro dell'Interno

 

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La seduta, sospesa alle 12,55, è ripresa alle 13.

 

Presidenza del Presidente Pier Ferdinando Casini

Informativa urgente del Governo sulla politica in materia di immigrazione.

Presidente: L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulla politica in materia di immigrazione.

Dopo l'intervento del ministro dell'interno, onorevole Giuseppe Pisanu, avranno luogo gli interventi dei rappresentanti dei gruppi per dieci minuti ciascuno, in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto.

(Intervento del ministro dell'interno)

Presidente: Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Giuseppe Pisanu.

Beppe Pisanu, Ministro dell'Interno: Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi chiedo scusa se, contrariamente alle mie abitudini, mi presento oggi senza una relazione scritta e scrupolosamente documentata, come pure avrei voluto. Non ne ho avuto il tempo; cercherò, tuttavia, di essere il più possibile chiaro e preciso. La materia è, come poche, complessa e delicata, perché il fenomeno delle migrazioni, che tanto colpisce la pubblica opinione, è destinato, per la sua natura e per la sua portata, ad influenzare, per molti decenni a venire, i processi sociali, culturali e politici dell'Italia, dell'Europa e dell'intero pianeta.

Vorrei, dunque, rendervi un'informativa insieme pacata e rigorosa, partendo dalle dimensioni reali del fenomeno in Italia e fornendovi elementi certi di paragone con gli altri maggiori paesi dell'Unione europea. Malgrado il fenomeno degli arrivi clandestini dia la sensazione di una presenza massiccia di stranieri sul territorio nazionale, i dati dimostrano invece come il numero di immigrati regolari nel nostro paese sia di gran lunga inferiore a quello dei principali Stati europei. Espressi in termini percentuali di popolazione e mettendo in conto tutte le pratiche di regolarizzazione ancora in corso, gli immigrati regolari presenti in Italia risultano essere il 3,8 per cento, esattamente come in Spagna, un paese che però ha una popolazione ed un'economia pari a poco più della metà della nostra.

Contro, comunque, il nostro 3,8 per cento, vi è il 6 per cento della Francia, il 7,1 per cento della Gran Bretagna, l'8,9 per cento della Germania.

Analogamente, in Italia si registra un'incidenza delle domande di asilo assai contenuta rispetto agli altri paesi europei. Nell'anno appena trascorso, la percentuale di domande accolte in Italia è pari al 7,4 per cento di quelle presentate, mentre negli altri paesi, pur non essendoci dati rigorosi, tale percentuale risulta aggirarsi intorno all'8,10 per cento. Cito il numero delle domande di asilo presentate, perché questo è un indicatore assai significativo, in quanto, come ci insegna l'esperienza, gli immigrati clandestini presentano subito domande di asilo, non appena vengono scoperti. Ebbene, nell'anno 2002, le domande di asilo presentate sono state in Italia 9.608, in Francia 50.798, in Germania 71.127, in Gran Bretagna 110.700.

Negli ultimi anni, il fenomeno appare peraltro in decrescenza; infatti, nel 2000 le richieste di asilo in Italia erano più di 18 mila, nel 2001 erano 17.600, nel 2002 - come ho detto - erano 9.608.

I due ordini di dati che ho appena richiamato dimostrano che, tra i maggiori paesi europei, l'Italia è quello meno investito dall'immigrazione regolare e da quella clandestina. Da noi - come sapete - il fenomeno è più recente, è magmatico, non assestato e tocca cittadini che hanno più limitata esperienza di rapporti con persone di diversa razza, cultura e religione. E ciò spiega la maggiore reattività di settori diversi della pubblica opinione alla presenza straniera e ai problemi che essa comporta.

Spetta, dunque, alla classe dirigente, a tutti i gruppi dirigenti economici, sociali, culturali e politici del paese, il compito di favorire un approccio più sereno e razionale a questi problemi, esercitando quella funzione pedagogica nel governo dei processi sociali che è propria di ogni gruppo dirigente che si rispetti. Si tratta, insomma, di dominare i fatti con l'intelligenza e non di subirli emotivamente.

Come è noto, la carenza di manodopera italiana in diversi settori del mercato del lavoro è la causa che, da anni, determina la necessità di coprire il fabbisogno con l'assunzione di lavoratori stranieri. La domanda è concentrata nelle aree più produttive del paese, prima fra tutte quella del nordest, ma si manifesta anche in diverse zone ad alta disoccupazione.

Le attività in cui si registra la maggiore incidenza di lavoratori stranieri sono le seguenti: il lavoro domestico, infatti colf e badanti coprono il 50 per cento degli immigrati; i servizi, il settore alberghiero, la ristorazione, i pubblici esercizi, le costruzioni, i trasporti e il settore delle pulizie assorbono il 13 per cento; l'industria - soprattutto quella tessile, dei metalli e la conceria - assorbe oltre il 15 per cento; l'agricoltura - soprattutto per lavori stagionali - assorbe il 10 per cento.

Ciò vuol dire che gli immigrati sono una risorsa per il nostro paese; infatti, molto spesso, svolgono mansioni evitate dagli italiani, coprendo carenze che altrimenti sarebbero gravi. Senza gli immigrati stagionali non raccoglieremmo le mele in Trentino, ma neppure i pomodori nella disoccupata Campania e avremmo difficoltà a far vendemmia in tutto il resto del paese. Aggiungo che il fabbisogno di ulteriore manodopera straniera per l'anno in corso è stimato dalle associazioni datoriali in circa 200 mila unità.

Come ha già sottolineato la Commissione europea, l'immigrazione non solo copre una quota di domanda del lavoro che, altrimenti, rimarrebbe inevasa, ma contribuisce addirittura - cito testualmente la Commissione - a favorire l'occupazione a livello nazionale perché aumenta la flessibilità del mercato del lavoro.

Ma, ciò che più preoccupa gli italiani - e giustamente - è l'immigrazione clandestina. Essa è percepita come una violazione proditoria dei nostri confini ed è temuta.... perché è vero...

Presidente: Mi scusi, ministro Pisanu, ma queste interferenze nel sistema audio sono dovute ai telefonini cellulari che qualche collega ha acceso.

Beppe Pisanu, Ministro dell'Interno: Chiedo scusa al collega se l'ho disturbato.

Come dicevo, l'immigrazione clandestina è temuta, perché è vero che, in molti casi, attraverso l'immigrazione clandestina sono entrati in Italia armi, droga, criminali ed anche terroristi. Dobbiamo, dunque, riconoscere che l'immigrazione clandestina è la più vistosa patologia del fenomeno, per tanti aspetti positivo, dell'immigrazione. Peraltro, onorevoli colleghi, non dimentichiamo che anche nei paesi da più lungo tempo abituati alla convivenza con etnie e culture diverse l'immigrazione illegale è ancora percepita come una minaccia o, quanto meno, come una pesante intrusione che suscita forti reazioni sociali e politiche. Non alludo soltanto alla Francia di Le Pen. Alludo anche all'America di un democratico come il Presidente Clinton che, tra il 1994 e il 1995, dovette inasprire i controlli, limitare il diritto di asilo, alzare barriere fisiche lungo il confine con il Messico e quasi dimezzare la quota annuale di immigrati regolari.

Ramon Mantovani: Allora non è democratico!

Beppe Pisanu, Ministro dell'Interno: Parlandone nel discorso sullo stato dell'Unione, lo stesso Presidente Clinton precisò seccamente: siamo una nazione di immigrati, ma siamo anche una nazione di leggi. Quest'anno la richiesta di fondi da parte del Presidente Bush al bilancio dello Stato per il servizio immigrazione e naturalizzazione ammonta a ben 6,3 miliardi di dollari.

Naturalmente, l'entità dell'immigrazione clandestina in Italia è assai più modesta di quella degli Stati Uniti e dei maggiori paesi europei, anche se la si considera in rapporto alla popolazione. Sull'argomento ha già ampiamente riferito alla Camera il collega sottosegretario Mantovano, a seguito dei tragici fatti del 16 di questo mese, e a quella relazione, puntualmente documentata, mi sia consentito, per brevità, di fare rinvio. Vorrei soltanto osservare che i dati sulle domande d'asilo che ho poc'anzi citato dimostrano, seppure di riflesso, come l'Italia sia, tra i maggiori paesi europei, quello meno aggredito dall'immigrazione clandestina. Più spesso, i clandestini arrivano da noi soltanto perché siamo la sponda più vicina all'Europa; infatti, il 75 per cento degli arrivati ci considerano come un paese di transito e proseguono il loro cammino verso altre mete europee.

Nel tempo, tutti questi dati manifestano una tendenza costante alla diminuzione e ciò conferma l'efficacia della legge Bossi-Fini. Vi è, però, un'eccezione che riguarda il forte recente incremento di flussi clandestini dalle più vicine coste del nord Africa verso l'isola di Lampedusa e la Sicilia.

Ciò dipende dalla particolare situazione della Libia, un paese amico, sulle cui frontiere premono migliaia e migliaia di disperati provenienti da ogni parte del continente africano e di quello asiatico. Sappiamo che molti cadono stremati prima ancora di raggiungere il confine desertico. Forse, come ha detto un autorevole dirigente nordafricano, ne uccide più il deserto del Mediterraneo. Si completa così l'immagine più tragica dell'immigrazione clandestina.

Proprio nei giorni scorsi, dopo lunghe e complesse trattative, abbiamo concordato con la Libia iniziative concrete per il controllo congiunto delle frontiere terrestri, per il contrasto in mare e per lo sviluppo di una comune attività investigativa sulle organizzazioni criminali dedite al traffico dei clandestini. L'intensa attività diplomatica, condotta personalmente dal Presidente Berlusconi, ha creato le condizioni per una positiva conclusione politica. A questo fine mi recherò nei prossimi giorni a Tripoli.

Per quanto riguarda l'attuazione della legge Bossi-Fini, informo la Camera che tutti i regolamenti e i decreti previsti saranno esaminati dal prossimo Consiglio dei ministri. Il ritardo è dovuto sia alla complessità dei testi da mettere a punto, sia all'oggettiva difficoltà di coordinare le numerose amministrazioni interessate. Nonostante l'incompletezza del quadro normativo di attuazione, la legge ha funzionato efficacemente. Mi riferisco innanzitutto all'emersione dal lavoro nero di circa 7 mila lavoratori che vengono via via inseriti nell'economia legale del nostro paese (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista) ... 700 mila lavoratori.

Carlo Giovanardi, Ministro per i rapporti con il Parlamento: Mancavano degli zeri... ma è 700 mila!

Beppe Pisanu, Ministro dell'Interno: Dicevo, 700 mila lavoratori che vengono via via inseriti nell'economia legale del nostro paese, a tutto vantaggio - a tutto vantaggio - dei conti dello Stato e del sistema produttivo. Le procedure per la regolarizzazione sono piuttosto complesse perché prevedono la sottoscrizione di un vero e proprio contratto di lavoro, la contestuale consegna del permesso di soggiorno, del codice fiscale e della regolarizzazione contributiva. Tuttavia, le regolarizzazioni proseguono secondo i tempi previsti e verranno ultimate entro l'anno. Senza alcuna intenzione polemica e solo per dare una misura concreta del fatto, ricordo che le due precedenti regolarizzazioni interessarono, complessivamente, 470 mila persone e richiesero, ciascuna, due anni di tempo.

Buoni risultati la legge Bossi-Fini ha dato anche nell'azione di contrasto alle organizzazioni criminali che sfruttano l'immigrazione clandestina. Tra il 2002 e i primi sei mesi del 2003, infatti, sono stati arrestati 313 trasportatori e sono stati sequestrati 368 mezzi di trasporto, tra veicoli e natanti. Inoltre, in attesa della regolamentazione sulle commissioni territoriali per l'esame delle domande di asilo, la commissione rifugiati si è recata direttamente nei luoghi di sbarco per l'esame rapido delle richieste, con l'esclusione immediata di quelle palesemente strumentali.

Quanto al contrasto dell'immigrazione clandestina via mare, ribadisco che essa rappresenta un'attività particolarmente difficile, sia dal punto di vista operativo, sia dal punto di vista giuridico.

Le operazioni in mare vengono spesso condotte con difficili manovre di abbordaggio, il più delle volte ostacolate dagli equipaggi dei natanti stessi che, spesso, minacciano di gettare a mare donne e bambini e, talvolta, lo fanno. Comunque, gli abbordaggi vengono sempre fatti anteponendo la salvaguardia della vita umana, come impongono le convenzioni internazionali IMO, Montego Bay e SOLAS.

L'Italia sta conducendo una mirata azione in tutte le direzioni internazionali - specialmente in ambito europeo -, affinché venga adottata una più efficace regolamentazione internazionale del contrasto via mare.

La Convenzione ONU sul crimine organizzato transnazionale e i relativi protocolli di Palermo sulla tratta di esseri umani e sul traffico di emigranti contengono una prima risposta all'esigenza che ho appena accennato, in quanto prevedono la criminalizzazione dei trafficanti e dei trasportatori e consentono, tra l'altro, l'ispezione delle imbarcazioni sospette. Mi auguro che il Parlamento possa, quanto prima, ratificare questi trattati.

Infine, sottolineo che la recente adozione del decreto interministeriale - firmato da me, dal ministro della difesa, dal ministro dell'economia e dal ministro delle infrastrutture -, concernente le regole di intervento nelle acque internazionali e in quelle territoriali, tiene già conto di alcune di queste indicazioni, specificando le modalità operative per l'inchiesta di bandiera, la visita a bordo e il fermo delle navi sospettate, anche al fine di un loro possibile rinvio nei porti di provenienza.

Comunque, al di là delle necessarie misure di contrasto, resta assolutamente chiaro il fatto che lo strumento più efficace contro l'immigrazione clandestina è la gestione bilaterale dei flussi legali di immigrazione: con questo strumento politico, infatti, l'Italia ha conseguito buoni risultati. L'offerta di quote di immigrazione regolare ha contribuito decisivamente ad azzerare i flussi migratori dall'Albania e a ridurre a meno di un decimo quelli dalla Tunisia.

Un'esperienza non meno positiva è stata fatta di recente con lo Sri Lanka: a fronte della concessione di una quota di soli mille ingressi regolari, questo paese ha posto sotto controllo le partenze illegali - dirette in Italia attraverso il canale di Suez - e, praticamente, le ha bloccate.

In particolare, ricordo - con riguardo ai permessi - che nel 2002 sono stati autorizzati 79.500 ingressi, di cui 60.000 per lavoro stagionale, mentre nel 2003 sono stati, complessivamente, autorizzati 68.500 permessi stagionali e - se non mi confondo con i dati - circa 11.000 continuativi.

Giunti a questo punto, signor Presidente, se mi è consentito consegnerei, per brevità, una nota dettagliata sulle iniziative internazionali svolte dal Governo nelle sedi europee ed extraeuropee, con tre sostanziali obiettivi.

Il primo è quello di estendere e consolidare gli accordi bilaterali, il secondo è quello di pervenire alla gestione integrata delle frontiere europee ed il terzo è quello di potenziare ogni possibile forma di contrasto alle organizzazioni criminali che sfruttano spietatamente l'immigrazione clandestina. Come risulterà dalla lettura degli atti, il Governo ha fatto molto e può essere soddisfatto dei risultati conseguiti, ma è anche doveroso sottolineare, pur in vista di un promettente semestre di Presidenza italiana, che, almeno nell'immediato, per fronteggiare efficacemente in tutti i suoi aspetti questo fenomeno, il nostro paese dovrà fare prevalente affidamento sulle proprie risorse e sulle proprie iniziative.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, come tutti vediamo, quello delle migrazioni è un fenomeno di dimensioni epocali che nasce dagli squilibri economici, demografici e politici del pianeta. Ho detto altre volte e mi permetto di ripeterlo in questa sede che, fino a quando dureranno questi squilibri, dureranno le migrazioni; fino a quando vi sarà un primo mondo che produce molta ricchezza e pochi figli ed un terzo mondo che, al contrario, produce poca ricchezza e molti figli, i poveri più oppressi dal bisogno, uomini, donne e bambini, si muoveranno con ogni mezzo, accettando ogni rischio, verso la terra promessa del pane e del lavoro.

È chiaro che, se il pianeta non riesce a ridistribuire in maniera più equa le sue risorse, sono le popolazioni che si ridistribuiranno nel pianeta, in funzione delle risorse disponibili.

La forza disperata che muove queste popolazioni è incontenibile; nessuno può fermare le ondate migratorie con i soli mezzi di intercettazione e di contrasto. Si possono, forse, spezzare in più flussi, ma, alla fine, anche i rivoli minori arriveranno, se pur pagando prezzi altissimi, per vie diverse, a destinazione.

È possibile, invece, governare le migrazioni, operando con intelligenza ed umanità su scala nazionale, continentale e planetaria. Occorre innanzitutto una percezione corretta del fenomeno, non viziata né dall'egoismo né dalla paura.
In Europa, la chiusura dei problemi nell'ottica ristretta degli interessi nazionali ci ha impedito finora di cogliere risultati, se non risolutivi, almeno rilevanti. Eppure, la stessa Commissione europea ha ben illustrato i grandi vantaggi che l'immigrazione reca ai paesi di accoglienza e ha sottolineato con forza come il continente sarebbe già in perdita di popolazione attiva se non vi fosse stato l'apporto degli immigrati.

Altro è il discorso sull'immigrazione clandestina che è - come ho già detto - l'aspetto patologico di un fenomeno per tanti aspetti positivo. La patologia va contrastata con mezzi adeguati, anche drastici, ma, sapendo che si tratta pur sempre di un male da prevenire e da sanare e che in gioco vi è la vita di esseri umani.

Al vertice europeo di Salonicco, le proposte italiane, già sostenute con efficacia dal Presidente Berlusconi al Consiglio europeo di Siviglia, hanno fatto notevoli passi in avanti e si sono certamente create le condizioni per rendere più fecondo il nostro semestre di Presidenza europea. Tuttavia, resta ancora inevasa la domanda di una grande politica europea per le migrazioni che punti almeno su quattro obiettivi essenziali: l'aumento degli aiuti allo sviluppo per creare occupazione nei luoghi di origine e di transito dei migranti; la concessione di flussi regolari e di altri sostegni in cambio di accordi sul controllo congiunto delle frontiere e sul rimpatrio dei clandestini; la gestione integrata di tutti i confini, marittimi, terrestri ed aerei, di Schengen; la guerra senza quartiere alle organizzazioni criminali che lucrano in maniera spietata sul traffico degli esseri umani e dei clandestini.

Una politica siffatta, e mi avvio alla conclusione, non può nascere dalla mera conciliazione tecnica di interessi nazionali, più o meno contrapposti, ma solo da una scelta politica matura, che attinga alla stessa coscienza civile dell'Europa, ai valori unificanti lasciatici in eredità da Alcide De Gasperi e da Altiero Spinelli; valori che noi dobbiamo pur ritrovare non solo alla radice ma anche più in alto rispetto alla moneta unica che ci portiamo in tasca.

Per questa via, il dibattito sull'immigrazione può uscire dalle angustie delle polemiche partigiane e prendere, come è giusto, il respiro di una grande questione nazionale ed europea (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo, Misto-Minoranze linguistiche e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).

Presidente: La ringrazio per la disponibilità e per l'attenzione che riserva al Parlamento. Credo non sia inutile che una discussione di così alto significato oggi venga riassunta qui dal suo intervento e da quelli dei gruppi parlamentari.
La Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, secondo i consueti criteri, della nota alla quale lei ha fatto riferimento, signor ministro.


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