Razzismo

 

 

Richieste d'aiuto:

anolf@anolf.it

Link con documentazioni sul tema:

www.cnel.it

Commissione Europea

 

 

 Rapporto di Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, del 16/02/2009 sulla sua visita in Italia svoltasi dal 13 al 15 gennaio 2009. 
 

Indagine sul fenomeno razzista in Italia: studio di NAGA e COSPE.

Analisi monitoraggio NAGA

Analisi monitoraggio COSPE

Allegato 1 COSPE - Allegato 2 COSPE

 
 

Discorso tenuto dal Vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, durante la manifestazione "Festa dei Popoli" a Venezia il 14/09/2008, per il quale la procura del capoluogo Veneto indaga per istigazione all'odio razziale.

La Presidenza nazionale dell'ANOLF ritiene che tali affermazione, soprattutto perché provenienti da un rappresentante delle Istituzioni, inaspriscano ulteriormente i conflitti sociali e fomentino comportamenti di stampo razzista e xenofobo, come dimostrano gli avvenimenti di questi ultimi giorni, addossando indistintamente a tutti gli immigrati anche collusioni con la malavita organizzata.

Si invitano pertanto le strutture territoriali dell'ANOLF a seguire con attenzione l'evolversi della situazione denunciando inoltre, alle autorità competenti, eventuali episodi legati alla discriminazione ed all'intolleranza e costituendosi, ove necessario, parte civile in azioni che riguardino chi propugni l'odio razziale.

 
 
Sentenza della Corte Suprema di Cassazione n. 27451 del 12/06/2008: pena aggravata per gli atteggiamenti razzisti, anche se goliardici.
 
Conclusioni e raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale.

DOCUMENTAZIONE CONNESSA

Esame dei rapporti presentati dagli Stati parte ai sensi dell'articolo 19 della Convenzione. Conclusioni e raccomandazioni del comitato per l'eliminazione della discriminazione razziale (english version).

Comitato ONU per la promozione e protezione dei diritti umani (comunicato stampa).

 
Ministero delle Pari Opportunità - UNAR: campagna contro il pregiudizio nei confronti dei Rom.
 
 
Decreto del Ministero delle Pari Opportunità del 21/06/2007, pubblicato sulla G.U. n. 181 del 6/08/2007. Associazioni ed enti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità, vittime di discriminazioni.
 
 
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13/04/2007, pubblicato sulla G.U. n. 141 del 20/06/2007: Costituzione del Comitato dei Ministri per l'indirizzo e la guida strategica in materia di tutela dei diritti umani.
 
Rapporto sulla situazione italiana della Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza - ECRI - del 16/05/2006.
Decreto del Ministero delle Pari Opportunità del 16/12/2005, pubblicato sulla G.U. n. 9 del 12/01/2006. Istituzione dell'elenco delle associazioni ed enti legittimati ad agire in giudizio in nome, per conto o a sostegno del soggetto passivo di discriminazione basata su motivi razziali o etnici di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 9/07/2003, n. 215.
Comunicato del Ministero per le Pari Opportunità del 28/11/2005, pubblicato sulla G.U. n. 286 del 9/12/2005. Avviso per la presentazione di progetti di analisi dei fattori, dei processi e delle buone prassi, connesse con la discriminazione su base etnica e razziale, rivolto alle associazioni e fondazioni senza fini di lucro, ai sensi dell'articolo 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215.
Brochure U.N.A.R. inerente le discriminazioni razziali.
Accordo tra le parti sociali ed il Dipartimento per le Pari Opportunità - ufficio U.N.A.R. - contro le discriminazioni razziali.
Nota di iscrizione dell'A.N.O.L.F. nel registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni, di cui all'art. 6 del D. L.vo 9/07/2003 n. 215.
D.L.vo del 2/08/2004 n. 256, pubblicato sulla G.U. n. 244 del 16/10/2004: Correzione di errori materiali nei decreti legislativi 9 luglio 2003, n. 215 e n. 216, concernenti disposizioni per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, nonché in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'11/12/2003, pubblicato sulla G.U. n. 66 del 19/03/2004: Costituzione e organizzazione interna dell'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, di cui all'art. 29 della legge comunitaria 1° marzo 2002, n. 39.
D.L.vo del 9/07/2003 n. 215, pubblicato sulla G.U. n. 186 del 12/08/2003: Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica.
Legislazione italiana che tratta norme sulle discriminazioni razziali
Audizione della commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani (Senato della Repubblica 3/04/2002)
Convenzione di Durban sul razzismo del 3/10/2001
Direttiva 2000/78/CE del 27/11/2000, pubblicata sulla G.U. dell'U.E. n. 303 del 2/12/2000: Stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro
Direttiva 2000/43/CE del 29/06/2000, pubblicata sulla G.U. dell'U.E. n.180 del 19/07/2000: Attuazione del principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica
Legge 6 marzo 1998 n. 40, pubblicata sulla G.U. n. 59 del 12/03/1998, supplemento ordinario n. 40: Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero
Legge 25/06/1993 n. 205, pubblicata sulla G.U. n. 148 del 26/06/1993 - (legge Mancino) - : Misure urgenti in materia di discriminazione razziale etnica e religiosa
Legge 13/10/ 1975, n. 654 (L. Reale): Esecuzione alla Convenzione internazionale di New York sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965)
Copertine di materiale divulgativo sul razzismo

 

 

Audizione SENATO DELLA REPUBBLICA
3 aprile 2002

" COMMISSIONE STRAORDINARIA PER
LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI "

Relatore: Oberdan Ciucci
Presidente Nazionale

Sono onorato che la Commissione Straordinaria per la tutela dei Diritti Umani abbia avuto la sensibilità di convocare in audizione l'ANOLF, Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere, presente capillarmente su tutto il territorio nazionale con sezioni regionali, provinciali e territoriali. L'ANOLF annovera tra i suoi soci circa 50.000 immigrati e 400 italiani. Sono oltre 650 i volontari che operano quotidianamente per far rispettare e conoscere i diritti, ma anche i doveri, degli immigrati.

Pertanto, ringrazio il Presidente, i Vice Presidenti e tutti i membri della Commissione, soprattutto per l'ambizioso obiettivo che la Commissione si prefigge a tutela dei diritti umanitari e contro la subdola provocazione di chi compie discriminazioni razziali, xenofobe e antisemite.
Intendo sottolineare che dal lontano 10 dicembre 1948, giornata memorabile per la Dichiarazione dei Diritti Umani da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, molte Istituzioni internazionali, europee e nazionali hanno promosso iniziative a difesa di tali diritti.

L'ONU, con la risoluzione 5/111 del 2/12/1997, proclamò il 2001 anno internazionale contro il razzismo, un anno pieno di iniziative da parte di tutte le Nazioni libere e democratiche; molte furono quelle dell'Unione Europea e del Governo italiano che attraverso progetti mirati (conoscenza del fenomeno e della legislazione nazionale e regionale) riuscirono a coinvolgere moltissime Associazioni e Organizzazioni non governative.
Dette iniziative si avviarono con la Conferenza europea del novembre 2000, che ha reiterato l'impegno a combattere il razzismo in tutte le sue forme, coinvolgendo i Governi, le Istituzioni, le forze sociali e l'associazionismo laico e religioso.

In questo contesto straordinario di iniziative si è, alla fine, svolta la Conferenza Mondiale di Durban (Sud Africa) nel settembre 2001.
Essa, tra varie opinioni, chiuse i suoi lavori con un documento di forte mediazione per le note polemiche tra Stati Arabi e gli Stati Uniti d'America. Possiamo affermare che obiettivi importanti non furono raggiunti: basti pensare che nessun impegno preciso si assunse in merito alla sanatoria del debito pubblico dei Paesi poveri e le conseguenti iniziative di sviluppo alla cooperazione, contro la pena di morte, contro la nuova schiavitù di donne e minori, contro le discriminazioni razziali e religiose.

Per tutto questo riteniamo che ogni singolo Stato, e per noi l'Italia, dovrà svolgere un ruolo importante affinché ci si possa muovere, in coerenza con i principi della Carta Costituzionale e del Trattato di Amsterdam, per realizzare tutte le più idonee iniziative volte a condannare e contrastare ogni forma di discriminazione razziale e di xenofobia, nel lavoro e nella società, ed a sottolineare i valori della tolleranza e della convivenza civile, senza preclusioni di ordine etnico o religioso.

In questo senso, del resto, si muove l'attuale legislazione italiana sull'immigrazione che, nella promozione delle politiche di integrazione sociale, assegna una funzione significativa alle autorità governative, dalle Prefetture a quelle scolastiche, alle istituzioni regionali, provinciali e comunali.
A questi principi si ispira la dichiarazione comune sulla "Prevenzione della discriminazione razziale e della xenofobia e promozione della parità di trattamento sul luogo di lavoro", adottata a Firenze nel 1995, dal Vertice sul Dialogo Sociale e sottoscritta dai sindacati, dai datori di lavoro e dalle organizzazioni non governative.

Ritengo di estremo valore gli obiettivi posti dalla Commissione Straordinaria del Senato della Repubblica, alfine di promuovere, nelle forme ritenute utili, iniziative adeguate ad affrontare questa delicata problematica nel contesto europeo e nazionale, affinché si valorizzino le esperienze positive e si rifletta su limiti e ritardi di azioni mirate alla prevenzione delle discriminazioni e si giunga a punire adeguatamente i reati di razzismo, intolleranza, xenofobia e antisemitismo.

Ogni azione della società civile, del Parlamento italiano e delle Istituzioni repubblicane dovrà ispirarsi ad una concreta applicazione delle norme della Costituzione italiana (artt.3, 10 e 22); delle leggi vigenti (Testo Unico D.L. 286/98 sull'immigrazione, artt.43 e 44 e Legge 300/70 Statuto dei lavoratori, art.15). Ciò alfine di tutelare i diritti umani con azioni tese a contrastare le violazioni del principio di eguaglianza. Esso ricomprende qualsiasi distinzione, esclusione, limitazione, preferenza basate su razza, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale, condizione economica o sociale. Anche in Italia quella razziale non è, dunque, l'unica forma di discriminazione, ma è certamente una delle più diffuse e violente. Essa colpisce nel nostro Paese gli stranieri e fra questi in modo particolare chi è più visibilmente diverso da noi.

L'intolleranza nei confronti di chi è percepito come "diverso", se diretta specificamente contro gli stranieri, è definita xenofobia. Una particolare forma di xenofobia, nei confronti di "stranieri" che sono concittadini, è anche alimentata dai movimenti nazionalisti e separatisti.

Dobbiamo promuovere azioni che valorizzino la diversità. Queste azioni dovranno avere priorità in quei progetti capaci di coinvolgere le scuole, le fabbriche e i servizi pubblici e privati. Incidere nella cultura per affermare che diverso non può significare non avere pari cittadinanza e dignità.

Le esperienze progettuali fino ad oggi realizzate tra associazioni di volontariato e Istituzioni locali possono offrire, attraverso varie esperienze, un contributo originale alla società ed anche alle imprese.
Affine alla xenofobia è il razzismo, che in senso stretto è l'avversione per chi appartiene ad un gruppo umano con caratteristiche somatiche differenti, indipendentemente dalla nazionalità; comunque si dà al termine "razzismo" un significato molto ampio. Al suo interno si include, nell'uso comune, anche ogni tipo di xenofobia, compreso l'antisemitismo, cioè l'odio verso gli ebrei.

In Italia ancora oggi emergono fatti ed episodi di grave intolleranza, di razzismo e antisemitismo; non sono soltanto quelli denunciati dai mezzi di comunicazione, ma anche quelli, che preoccupano maggiormente, che si consumano negli ambienti "chiusi" e omertosi, cioè quelli subiti e non denunciati. Nelle strade con varie "apostrofi" (Sporco negro, siete tutti ladri, ritorna al tuo Paese, stai rubando il lavoro agli italiani, puzzi perché hai la carnagione scura); nei locali pubblici (vietato l'ingresso ai cani e agli immigrati, devi solo lavorare e divertirti nei locali affini a te); nelle scuole (atteggiamenti tra compagni tesi all'esclusione, atteggiamenti pregiudiziali di alcuni docenti); nelle aziende (con frasi volgari da parte di alcuni compagni di lavoro e da parte dei datori di lavori con azioni di utilizzo esclusivamente in lavori nocivi e più pesanti); nelle famiglie per le collaboratrici (si registrano vari episodi di segregazione e di violenza sessuale).

Ci si domanda perché a tutt'oggi permangono fenomeni così diffusi di razzismo? Perché il razzismo esprime, ancora, interessi tanto egoistici quanto concreti. Si crede a ciò che conviene credere. Per questo in tutte le società schiaviste era diffusa la convinzione che alcuni popoli fossero per natura inferiori, e quindi degni di essere schiavi. Il razzismo nasce anche da un fenomeno più profondo: l'intolleranza nei confronti del diverso. Il diverso fa paura soprattutto perché mette in discussione la nostra identità, e la paura finisce per generare odio, incitando alla discriminazione e alla violenza. Spesso persone e movimenti utilizzano questi sentimenti per costruire fortune economiche e politiche. Lo strumento fondamentale del razzismo è il pregiudizio, cioè la credenza semplicistica che resiste ad ogni smentita.

Una società nella quale questi fenomeni fossero tenuti sotto controllo e contrastati efficacemente, godrebbe di una situazione di invidiabile privilegio. Noi italiani abbiamo subito questi episodi razziali nelle emigrazioni. Conosciamo bene la sofferenza di essere emigranti. Abbiamo subito violenze, esclusioni, migliaia di nostri connazionali hanno perso la vita nei lavori più umili e rischiosi.

Per questa amara esperienza dei nostri connazionali all'estero non possiamo permettere che il razzismo , l'intolleranza possano attecchire come malapianta nella nostra società civile e democratica. Possiamo e dobbiamo darci da fare per tenere fuori il cancro del razzismo dalla società, dalla famiglia, dal lavoro.

Il razzismo, soprattutto nella cosiddetta era della globalizzazione, è un pericolo per tutti. Ha dei costi morali, sociali ed economici consistenti. Impedisce la valorizzazione delle capacità umane, destabilizza la società e l'impresa. Sul piano internazionale mette in grave pericolo la pace e lo sviluppo.

Posso tranquillamente affermare che sul tema del razzismo e della xenofobia esiste una produzione di documenti politicamente impegnativi, ma scarsissima è stata la traduzione in atti progettuali di queste importanti affermazioni. La difficoltà è, dunque, quella di dare effettivo e concreto impegno operativo alle attuali norme di legge.

A partire dalle azioni del Governo, centrate sulle questioni del mercato del lavoro, attraverso una politica concertativa tra Stato, regioni e forze sociali per individuare le esigenze di forza lavoro straniera, da autorizzare con contratto di lavoro a tempo determinato e indeterminato, e le iniziative progettuali per l'accoglienza e l'integrazione; con le Regioni e gli Enti locali per una politica concertativa di qualità con le associazioni del volontariato laico, religioso e degli immigrati per valorizzare la figura del mediatore culturale nelle varie realtà individuate attraverso progetti da realizzare nelle scuole, in centri istituzionali, in attività lavorative. Occorre, inoltre, promuovere azioni che rendano più veloce il diritto al riconoscimento dello status di rifugiato politico ed al riconoscimento dello status di profugo e aiutino chi è riconosciuto profugo o rifugiato con progetti adeguati in termini di accoglienza e di opportunità di lavoro.
Per quanto esposto a mio parere occorrerebbe intervenire nei seguenti campi di azione:

· promuovere l'integrazione e aprire alcune strade certe per l'inclusione;

· promuovere le pari opportunità e intervenire contro le discriminazioni. Ciò può essere conseguito solo attraverso una precisa conoscenza dell'entità del fenomeno, da acquisire attraverso l'istituzione di Osservatori regionali di monitoraggio - sugli episodi anche di razzismo in genere - che trovino sintesi e coordinamento in un Osservatorio nazionale ;

· dar vita ad iniziative culturali di sensibilizzazione dell'opinione pubblica alfine di identificare i pregiudizi sulla "diversità", prevenendo così atteggiamenti di violenza e comportamenti razziali;

· diffondere informazioni sulle buone pratiche e le strategie efficaci tra i soggetti che militano contro il razzismo, la xenofobia e l'antisemitismo allo scopo di accrescere l'efficacia delle loro azioni in questo campo;

· incentivare l'intervento progettuale della cooperazione allo sviluppo e la realizzazione di accordi di reciprocità sulla sicurezza, sulla lotta alla criminalità, sugli ingressi illegali, sullo sfruttamento dei minori e della prostituzione, nonché sulla sicurezza sociale.

Quanto detto sono le nostre osservazioni, maturate sul campo conoscendo gli immigrati, i loro bisogni, il territorio ove lavorano e vivono da cittadini, nonché il territorio da dove provengono
(con le relative condizioni disumane, le discriminazioni religiose, politiche e tribali) i loro desideri nella speranza di vivere dignitosamente e in pace.

Grazie ancora una volta per l'interesse dimostrato a trattare queste delicate problematiche.



 

COMMISSIONE STRAORDINARIA
per la tutela e la promozione
dei diritti umani

 

MERCOLEDÌ 3 APRILE 2002

17° Seduta

Presidenza del Presidente
PIANETTA

 

Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Oberdan Ciucci e Yan Jiang, rispettivamente co-presidente e responsabile del coor-dinamento immigrazione dell'Associazione Nazionale Oltre le Frontiere.


La seduta inizia alle ore 13,40.


PROCEDURE INFORMATIVE

Seguito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti nella realtà internazionale: audizione di una rappresentanza dell'Associazione Nazionale Oltre le Frontiere (ANOLF).

Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta dello scorso 20 febbraio.

In apertura di seduta, il presidente PIANETTA porge a nome della Commissione il benvenuto all'Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, la cui presenza capillare su tutto il territorio nazionale sta a significare la vitalità di un centro, di iniziativa sociale e culturale, cui si deve un'o-pera meritoria a tutela dei diritti umani e contro la discriminazione raz-ziale e xenofoba.

Il dottor CIUCCI, co-presidente dell'ANOLF, si dice onorato del fatto che la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani abbia avuto la sensibilità di ascoltare l'Associazione Nazionale Oltre le Frontiere, che annovera tra i suoi soci 50.000 immigrati ed oltre 400 italiani.

Ricorda come recentemente l'ONU, con la Risoluzione 5/111 del 2 dicembre 1997, abbia proclamato il 2001 anno internazionale contro il razzismo, dando luogo ad iniziative da parte di tutte le nazioni libere e democratiche; dette iniziative hanno avuto un ulteriore incoraggiamento con la conferenza europea del novembre 2000, che ha reiterato l'impegno a combattere il razzismo in tutte le sue forme, coinvolgendo i governi, le istituzioni, le forze sociali e l'associazionismo laico e religioso.

In questo contesto si colloca in ultimo la conferenza mondiale di Durban in Sudafrica nel settembre 2001, la quale ha chiuso i propri lavori con un documento di forte mediazione per le note polemiche fra gli Stati arabi e gli Stati Uniti d'America. Questo ha impedito di raggiungere im-portanti obiettivi, in merito soprattutto alla sanatoria del debito pubblico dei Paesi poveri, le conseguenti iniziative di sviluppo della cooperazione, contro la pena di morte, contro la nuova schiavitù di donne e minori, contro le discriminazioni razziali e religiose.

Proprio per le difficoltà che connotano le relazioni internazionali, è importante che ogni singolo Stato svolga una originale iniziativa contro qualsiasi forma di discriminazione razziale e di xenofobia. Per quanto riguarda l'Italia ricorda come l'attuale legislazione nazionale sull'immigrazione assegni significative funzioni alle istituzioni nazionali e locali e come sia stata adottata nel 1995 a Firenze una dichiarazione comune per la prevenzione della discriminazione razziale e della xenofobia e per la promozione della parità di trattamento sul luogo di lavoro. Detta dichia-razione è stata sottoscritta dai sindacati, dai datori di lavoro e dalle orga-nizzazioni non governative.

Naturalmente quella razziale non è l'unica forma di discriminazione, ma certamente è una delle più diffuse e violente nel nostro Paese. Per que-sto motivo occorre promuovere azioni che valorizzino, nell'uguaglianza, la diversità tra gli esseri umani all'interno di progetti in grado di coinvolgere le scuole, le fabbriche ed i servizi pubblici e privati. Bisogna a questo pro-posito tenere presente come nel nostro Paese emergono fatti ed episodi di grave intolleranza che vanno ben oltre quelli denunciati dai mezzi di comunicazione, perché si consumano all'interno di ambienti chiusi ed omer-tosi.

La questione principale è che il razzismo esprime contemporanea-mente interessi tanti egoistici quanto concreti. La storia economica e politica insegna che persone e movimenti sfruttano ed alimentano pregiudizi al fine di costruire le proprie fortune. Anche il nostro Paese, prosegue il dottor Ciucci, è stato spettatore di questi fenomeni, dal momento che per tantissimi anni ha conosciuto il dramma della emigrazione ed ora spe-rimenta gli stessi problemi dalla parte di chi invece riceve flussi immigratori.

Conclude la propria breve introduzione invitando il governo, unitamente alle regioni e alle forze sociali, ad individuare le esigenze di forza lavoro straniera, da autorizzare con contratto di lavoro a tempo determi-nato ed indeterminato, e le iniziative progettuali per l'accoglienza e l'integrazione. D'altra parte le regioni e gli enti locali sono chiamate a svolgere una politica concertata con le associazioni del volontariato per valorizzare nelle varie realtà (individuate attraverso progetti da realizzare nelle scuole e nei luoghi di lavoro) figure di mediatori culturali con il compito di contribuire ad abbattere, con iniziative diffuse, ogni sorta di barriera che impedisce la convivenza e l'integrazione di differenti tradizioni.

Si apre la discussione.

Il senatore BASILE si dice stupito per il numero di soci che l'asso-ciazione è riuscita a mettere insieme in meno di tredici anni dalla sua costituzione. Chiede pertanto quale sia il grado di autonomia dell'associazione e se i servizi siano destinati soltanto a coloro che ne fanno parte. In particolare chiede delucidazioni sui finanziamenti.
Chiede inoltre ragguagli in ordine al significato delle iniziative per il recupero e la salvaguardia del patrimonio culturale nei Paesi di origine. Infine domanda quale siano le iniziative specifiche rivolte alla popola-zione italiana e come si configurino i rapporti di partnership tra i Paesi di origine degli immigrati.

La senatrice TOIA, partendo dalla premessa che la conoscenza reciproca aumenta la cooperazione ed il dialogo e quindi migliora la convi-venza, dice di aver avuto modo di apprezzare il lavoro svolto dall'ANOLF in Lombardia, dove l'associazione è presente capillarmente su tutto il territorio.
Il compito della Commissione parlamentare è di ordine prevalentemente culturale cioè a dire essa ha la funzione di aprire spazi progettuali all'interno dei quali possano collocarsi iniziative più concrete. Tuttavia ritiene assolutamente insostituibile, visto che le violazioni dei diritti umani a sfondo razziale sono spesso meno palpabili di altre offese, la capacità di mobilitare centinaia di volontari i quali dal basso creano condizioni sempre più avanzate e ravvicinate per l'integrazione di popolazioni apparte-nenti a diverse culture.

Il senatore DI GIROLAMO, nel dichiararsi d'accordo con le linee politiche e culturali illustrate dal presidente Ciucci, pone due questioni:
la prima è quella degli ostacoli che nell'immediato impediscono il dispie-gamento della attività contro la discriminazione razziale e conseguentemente di quali potrebbero essere gli interventi del Parlamento; la seconda questione riguarda invece la promozione di iniziative di volontariato in grado di rapportarsi con l'attività delle istituzioni.

La senatrice BOLDI sostiene che esiste una spinta innegabile che crea condizioni di ineluttabilità per i flussi immigratori. Bisogna però a suo avviso saper distinguere fra quelli che possono essere i sentimenti di compassione che si provano individualmente ed i comportamenti di spettanza dello Stato che è tenuto a porre regole oggettive per la convivenza. Vuole dire che gli italiani, che per secoli hanno alimentato i flussi della emigrazione, non possono essere divenuti razzisti ora che la dinamica del fenomeno si è rovesciata, con l'ingresso di tantissimi immigrati nel nostro Paese. Non vorrebbe che i problemi fossero aggravati dal desiderio, che pure è comprensibile, di accelerare determinate soluzioni nella illusione che possano essere risolutive. La condizione per fare concreta-mente passi in avanti è quella di procedere per gradi, tenuto conto delle difficoltà derivanti dal fatto che spesso gli immigrati sono scarsamente propensi alla armonia ed alla integrazione tra le culture.

Il dottor CIUCCI premette che l'associazione di cui egli è co-presidente risulta regolarmente iscritta nell'albo della Presidenza del Consiglio e quindi ha una sua autonomia statutaria. Non può negare tuttavia che, nei fatti, l'associazione si avvale delle strutture della CISL ed anche di cospicui finanziamenti i quali sono di grande aiuto per l'esistenza e lo sviluppo dell'associazione stessa. Per quanto riguarda il lavoro sul territorio, il dottor Ciucci mette in evidenza come esso si sviluppi all'interno di una logica che pone al centro non l'assorbimento di una cultura nell'altra ma la reciproca integrazione e l'arricchimento vicendevole delle esperienze culturali. Tra queste iniziative vuole sottolineare quella importantissima svolta dagli enti locali che organizzano colonie in comune fra italiani ed immigrati.
Il dottor Ciucci prosegue mettendo in evidenza come gli ostacoli più importanti siano quelli meno visibili come è appunto la difficoltà di vincere la vergogna di chi immigrato si vede negata la proroga del contratto di soggiorno, subordinata come essa è al beneplacito dei datori di lavoro.

La responsabile del coordinamento immigrazione dell'Associazione, YAN JIANG, ringrazia la Commissione per la disponibilità e l'impegno dimostrati nella lunga battaglia contro la discriminazione razziale. Fa presente come il dato stesso della durata dell'associazione costituisca la riprova di come essa sia stata capace di venire a capo di molteplici problemi, la maggior parte dei quali (come è stato ripetutamente detto) non sono visibili ma tuttavia oppongono fortissima resistenza. Proprio per questo chiede che da parte del governo e delle istituzioni vi sia un'attenzione che permetta di convogliare e di indirizzare nella giusta direzione una spinta diffusa che altrimenti finirebbe per disperdersi in troppe direzioni e quindi per essere inconcludente.

Il presidente PIANETTA ringrazia ancora l'associazione per il contri-buto portato ai lavori dell'indagine conoscitiva e si augura che questo sia il primo di una lunga serie di contatti dai quali uscirà certamente migliorata la iniziativa che i diversi soggetti svolgono nella battaglia contro la discriminazione razziale e la xenofobia.

la seduta termina alle ore 14,40.


Legislazione italiana che tratta norme sulle discriminazioni razziali

 

Costituzione italiana

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
"E' compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese".

Il principio di eguaglianza stabilito dall'art. 3 è stato ritenuto dalla Corte Costituzionale applicabile anche allo straniero, quantomeno in materia di principi e diritti fondamentali dell'individuo.

Art.10

…"Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

In sintesi la costituzione italiana riconosce la parità di trattamento dello straniero in tema di tutela dei diritti inviolabili dell'uomo e assicura una tutela speciale e rafforzata a tutti quegli stranieri esposti a restrizioni delle libertà democratiche, ovvero vittime di persecuzioni politiche, nelle nazioni di provenienza.

Art.22

"Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome".

Lo statuto dei lavoratori L.300/1970

"E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a:


a) subordinare l'occupazione di un lavoratore nella condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
b) Licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
c) Le disposizioni di cui al precedente comma si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso.

Testo Unico sull'immigrazione 286/98

Art.43

"Costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica.

2. In ogni caso compie un atto di discriminazione:

a) il pubblico ufficiale o la persona incaricata di pubblico servizio o la persona esercente un servizio di pubblica necessità che nell'esercizio delle sue funzioni compia od ometta atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente;

b) chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità;

c) chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l'accesso all'occupazione, all'alloggio, all'istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socio- assistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità;

d) chiunque impedisca, mediante azioni od omissioni, l'esercizio di un'attività economica legittimamente intrapresa da uno straniero regolarmente soggiornante in Italia, soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, confessione religiosa, etnia o nazionalità;

e) il datore di lavoro o i suoi preposti i quali, ai sensi dell'articolo 15 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificata e integrata dalla legge 9 dicembre l977, n. 903, e dalla legge 11 maggio 1990, n. 108, compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa, ad una cittadinanza. Costituisce discriminazione indiretta ogni trattamento pregiudizievole conseguente all'adozione di criteri che svantaggino in modo proporzionalmente maggiore i lavoratori appartenenti ad una determinata razza, ad un determinato gruppo etnico o linguistico, ad una determinata confessione religiosa o ad una cittadinanza e riguardino requisiti non essenziali allo svolgimento dell'attività lavorativa.

Il presente articolo e l'articolo 44 si applicano anche agli atti xenofobi, razzisti o discriminatori compiuti nei confronti dei cittadini italiani, di apolidi e di cittadini di altri Stati membri dell'Unione europea presenti in Italia".

Art.44

"Quando il comportamento di un privato o della pubblica amministrazione produce una discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, il giudice può, su istanza di parte, ordinare la cessazione del comportamento pregiudizievole e adottare ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione.

Qualora il datore di lavoro ponga in essere un atto o un comportamento discriminatorio di carattere collettivo, anche in casi in cui non siano individuabili in modo immediato e diretto i lavoratori lesi dalle discriminazioni, il ricorso può essere presentato dalle rappresentanze locali delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentativi a livello nazionale. Il giudice, nella sentenza che accerta le discriminazioni sulla base del ricorso presentato ai sensi del presente articolo, ordina al datore di lavoro di definire, sentiti i predetti soggetti e organismi, un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.

Ogni accertamento di atti o comportamenti discriminatori ai sensi dell'articolo 43 posti in essere da imprese alle quali siano stati accordati benefici ai sensi delle leggi vigenti dello Stato o delle regioni, ovvero che abbiano stipulato contratti di appalto attinenti all'esecuzione di opere pubbliche, di servizi o di forniture, è immediatamente comunicato dal pretore, secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione, alle amministrazioni pubbliche o enti pubblici che abbiano disposto la concessione del beneficio, incluse le agevolazioni finanziarie o creditizie, o dell'appalto. Tali amministrazioni o enti revocano il beneficio e, nei casi più gravi, dispongono l'esclusione del responsabile per due anni da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie, ovvero da qualsiasi appalto.

Le regioni, in collaborazione con le province e con i comuni, con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, ai fini dell'applicazione delle norme del presente articolo e dello studio del fenomeno, predispongono centri di osservazione, di informazione e di assistenza legale per gli stranieri, vittime delle discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".


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