Dati Statistici CARITAS 2001

 

"SINTESI DEL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2001"

 

"Il Tempo dell'integrazione"

XII° RAPPORTO CARITAS SULL'IMMIGRAZIONE

Immigrazione come espressione di un mondo nel quale le persone non vogliono rimanere escluse dal processo di globalizzazione; immigrazione come convivenza con cittadini venuti da altri paesi per avere qualcosa da noi ma anche per metterci a disposizione le loro risorse; immigrazione come incentivo al dialogo tra le culture e le religioni, facendone un perno per combattere ogni tipo di razzismo e favorire la pace: sono questi alcuni spunti desunti XII° rapporto Caritas sull'immigrazione.
Lo slogan " Il Tempo dell'integrazione" tiene conto del fatto che l'Italia è diventata un paese di immigrazione stabile e sottolinea la necessità di una politica che favorisca una convivenza improntata al reciproco rispetto.
Le 285 tabelle del "Dossier Statistico Immigrazione 2001" e i relativi commenti introducono a questo fenomeno senza pregiudizi e senza superficialità: d'altronde l'immigrazione merita questa grande attenzione perché accompagnerà sempre più la nostra storia.

L'ATTUALE SCENARIO MIGRATORIO E L'EUROPA

Si è andato accentuando il distacco tra il gruppo dei paesi ricchi e quello dei paesi meno sviluppati per cui sarebbe sorprendente che non si determinassero i flussi migratori.
La popolazione mondiale nel mese di luglio 2000 ha superato di 80 milioni i 6 miliardi di abitanti con ineguale ripartizione delle risorse.
Nei paesi in via di sviluppo all'85,6% della popolazione mondiale (5 miliardi e 200 milioni di persone) fa riscontro appena il 45% della ricchezza mondiale: il loro reddito medio pro capite è di 3.500 dollari l'anno mentre quello dei paesi ricchi è di 25.600 dollari. Per giunta i valori medi Caritas nascondono situazioni di più forte disparità: nell'Africa subsahariana e nel subcontinente Indiano vi sono due miliardi di persone con un reddito 40 volte inferiore. Anche investendo di più per lo sviluppo, l'emigrazione resterà a lungo uno sbocco obbligato.
I due maggiori poli migratori sono gli Stati Uniti (10 nati all'estero ogni 100 residenti) e l'Unione Europea (5 Immigrati ogni 100 residenti), con una popolazione immigrata rispettivamente di 26 e 20 milioni di unità.
L'Italia, attore non secondario in questo nuovo scenario, fa parte dei quattro Stati membri che superano il milione di residenti stranieri (Gran Bretagna, Francia e Germania, quest'ultima con più dl 7 milioni di immigrati): tuttavia, mentre in media nell'unione vi sono 5 immigrati ogni 100 residenti, in Italia solo 3. In Italia vi è un immigrato ogni 35 persone, In Francia uno ogni 15 persone, In Germania, Austria e Belgio uno ogni 10 persone.
L'Unione Europea è anche un'area che si distingue per quanto riguarda le richieste d'asilo: ne sono state presentate 495.000 nel 2000 e di esse solo 16.000 In Italia.
Dopo un lungo periodo di disattenzione, imperniato sulla parola d'ordine "immigrazione a crescita zero", l'unione Europea ha dato l'avvio ad un ripensamento più realistico della propria politica migratoria.
L'inizio del nuovo secolo è caratterizzato, inoltre, dalle procedure di adesione all'Unione del primo gruppo di paesi dell'Est (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Estonia, Slovenia), di fronte alla quale le popolazioni europee, non adeguatamente informate, stanno mostrando perplessità pur trattandosi di una grande opportunità. L'immigrazione è costituita anche da una certa quota di irregolari, in Italia come in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti dove gli irregolari sono quasi 11 milioni secondo l'ultimo censimento. lì potenziamento dei flussi regolari, la lotta contro i trafficanti di manodopera e gli investimenti per lo sviluppo in loco sembrano però, se utilizzate congiuntamente, delle leve efficaci.

POPOLAZIONE E REDDITO NEL MONDO
Area Cotinentale
Popolazione 2000
Popolazione % Reddito % Reddito Pro-capite
EUROPA
745.153.000
12,3 24,9 13.400
Unione Europea
377.794.000
6,2 20,1 21.400
AFRICA
805.243.000
13,1 3,7 1.900
Africa Subsahariana
660.859.000
10,8 2,4 1.500
ASIA
3.761.944.000
60,6 36,5 4.100
Subcontinente Indaiano
18.356.838.000
22,1 5,9 1.800
AMERICA
827.004
13,5 33,6 16.400
America Latina
519.100
8,5 8,6 6.700
OCEANIA
30.807
0,5 1,3 16.900
TOTALE
6.080.151
100,0 100,0 6.700
PSA
859.866
14,1 55,0 25.600
PVS
5.220.185
85,9 45,0 3,500
PSA: Paesi a sviluppo avanzato; PVS: Paesi in via di sviluppo
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati World Bank e altri fonti

I NUOVI INGRESSI IN ITALIA

Quando si pensa ai nuovi arrivi, l'attenzione viene monopolizzata dal flussi Irregolari e si cade così nell'errore di prendere una parte per il tutto e di trascurare I movimenti quanto mai Intensi che sì svolgono legalmente.
L'andamento degli ultimi anni e l'invecchiamento della popolazione lasciano pensare che l'aumento della popolazione straniera continuerà in misura consistente. I permessi per soggiorno stabile rilasciati a nuovi venuti hanno superato le 100.000 unità nel 1991, le 150.000 unità nel 1997 per arrivare a 155.264 nel 2000.
Nel 2000, ogni 100 immigrati già soggiornanti, ne sono venuti 12 in più, in particolare nel Nord Est (per le opportunità lavorative) e nel Sud (approdo dei richiedenti asilo). In rapporto alla popolazione residente si è trattato di un nuovo arrivo ogni 400 persone. Le province con un maggior numero di nuovi Ingressi sono state: Roma 21.000, Milano 16.000, Firenze 6.000, Torino e Vicenza con 4.000 ciascuna.
I motivi prevalenti di venuta (sette casi su dieci) sono il ricongiungimento familiare (56.214) e lo svolgimento o la ricerca di lavoro (53.934). Nella metà del casi si tratta di europei. Si caratterizzano con 10.000 nuovi soggiornanti Albania, Marocco, Romania, con 4/5.000 soggiornanti Cina, Filippine, Germania, India, Polonia.

NUOVI INGRESSI DI IMMIGRATI IN ITALIA VALIDI A FINE ANNO 2000
Continente Numero % su totale Continente Numero % su totale

Unione Europea

15.699 12,7 Subcont. Indiano 11.852 7,6
Europa Est 51.221 33,0 Vicino e M.Oriente 5.978 3,9
Atri paesi europei 1.473 0,9 Paesi asiatici ex Urss 1.638 1,1
Totale Europa 72.393 46,6 Totale Asia 32.730 21,1
Africa Settentrionale 20.134 13,0 America Settentrion. 6.985 4,5
Africa Centro orient. 3.117 2,0 America Latina 14.997 9,6
Africa Occidentale 4.231 2,7 Totale America 21.962 14,1
Africa Centro Merid. 138 0,1 Oceania 531 0,3
Totale Africa 27.620 17,8 Apolidi 8 -
Estremo Oriente 13.626 8,5 Totale 155.244 100,000
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati Ministero dell'Interno

LA POPOLAZIONE IMMIGRATA STABILITASI IN ITALIA

I cittadini stranieri, risultati titolari di permesso di soggiorno al 31 dicembre 2000, sono 1.388.153: rispetto allo scorso anno l'aumento è stato di 137.000 unità (+10,9%). Tenendo conto che più di 200.000 minori non sono titolari di permesso di soggiorno a titolo personale e che presumibilmente circa 100.000 permessi nuovi o rinnovati sono stati registrati con ritardo, è fondato stimare la presenza regolare effettiva pari a 1.687.000 persone (+21,5%).
Ogni 100 donne vi sono 118 uomini: le rispettive percentuali sono 45,8% e 54,2%.
La situazione è molto differenziata per nazione: tra I grandi gruppi si possono citare, come esempio di estremi, gli immigrati dell'Africa del Nord (74% di maschi), i cubani e i capoverdiani (più dell'80% donne): il gruppo filippino, a seguito dei ricongiungimenti dei figli e anche dei mariti, ha visto scendere la percentuale delle donne al 66%. Gli immigrati sono concentrati per il 62% nella fascia di età tra i 25 e i 49 anni (rispetto al 36,6% degli Italiani). Anche i minori stranieri (278.000 e 19% dei residenti) ormai hanno superato in percentuale quelli Italiani della stessa età.
Significativo è anche il continuo aumento delle persone sposate (676.000 e cioè 50.000 in più rispetto ai celibi/nubili): tra di essi appena un quarto (175.000) è con prole, indice questo della difficoltà del ricongiungimento familiare.
Il panorama delle provenienze è solo lievemente modificato rispetto al passato: Europa 40,1%, Africa 27,8%, Asia 20,0%, America 11,9%, Oceania 0,2%. Per aree subcontinentali i principali gruppi nazionali sono: Europa Est: Albania 142.000, Romania 69.000, Jugoslavia 40.000;
Africa Nord: Marocco 160.000. Tunisia 45.000; Estremo Oriente: Filippine 65.000. America: Stati Uniti 47.000. Perù 30,000; Subcontinente Indiano: Sri Lanka 34.000, India 30,000.
Nel corso degli anni '9011 livello dei permessi per motivi di lavoro si è consolidato attorno ai 60%,
mentre I permessi per motivi familiari hanno continuato l'aumento fino a superare il 25%.

IMMIGRATI SOGGIORNANTI IN ITALIA A FINE ANNO 2000
Continente Numero % su totale Continente Numero % su totale

Unione Europea

151.799 10,9 Subcont. Indiano 103.608 7,5
Europa Est 380.462 1,8 Vicino e M.Oriente 26.661 1,9
Atri paesi europei 24.306 1,8 Paesi asiatici ex Urss 4.809 0,3
Totale Europa 556.567 40,1 Totale Asia 277.644 20,0
Africa Settentrionale 252.110 18,2 America Settentrion. 50.123 3,6
Africa Centro orient. 36.112 2,6 America Latina 114.819 8,3
Africa Occidentale 96.702 7,0 Totale America 164.942 11,9
Africa Centro Merid. 706 0,1 Oceania 2.519 0,2
Totale Africa 385.630 27,8 Apolidi 851 0,1
Estremo Oriente 145.566 10,3 Totale 1.388.153 100,0
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati Ministero dell'Interno

DALLA RESIDENZA ALLA CITTADINANZA: UN PERCORSO NON FACILE

Gli immigrati rivelano una più spiccata tendenza (47%) a vivere nei comuni capoluogo rispetto agli italiani (30%), tendenza che va lentamente scemando con una loro maggiore diffusione su tutto il territorio. Sono numerosi I capoluoghi regionali nei quali sì concentra una quota più alta degli immigrati delle rispettive province: Torino 69%, Milano 68%, Genova 81%, Roma 82%, Palermo 84%. un quarto vive in comuni fino a 10.000 abitanti, un altro quarto in comuni tra i 10 e i 50.000 abitanti, meno di un decimo in comuni tra 10 e 250.000 abitanti e un terzo in comuni superiori ai 250.000 abitanti: nel complesso appare evidente la dimensione urbana dell'immigrazione.
Metà degli immigrati è in Italia da più di 5 anni e un quinto da più di 10 anni e ciò conferma che il protagonismo italiano sullo scenario migratorio si è svolto nel corso degli anni '90.
La cittadinanza non va di pari passo con l'anzianità di residenza: nel 2000 i casi di acquisizione della cittadinanza italiana sono stati 9.545, mentre superarono le 12.000 unita nel 1998: il tasso di naturalizzazione risulta essere, cosi, tre volte inferiore a quello medio europeo. Per giunta l'accesso più facile alla cittadinanza è il matrimonio con persone italiane (80% dei casi), contratto in prevalenza da europei e americani.
Nel 1997 (ultimo anno per il quali sono disponibili dati) i matrimoni misti sono stati 13.184.
E' scarso lo spazio di partecipazione offerto dall'associazionismo degli immigrati. Da un indagine del CNEL su 897 associazioni risulta che in sei casi su dieci sono associazioni etniche, che favoriscono la coesione tra i connazionali, mentre sono meno diffuse quelle multietniche:
quelle interetniche, che coinvolgono anche gli italiani, sono solo un settimo dei totale. Gli Immigrati dell'Africa subsahariana sono quelli che mostrano una maggiore propensione all'associazionismo. Non mancano le associazioni italiane di volontariato, che si sono occupate in un anno di 120.000 immigrati (dati ISTAT relativi ai 1997).

ITALIA. IMMIGRATI RESIDENTI PER CLASSIDI AMPIEZZA DEL COMUNE (1999)
TOTALE
Area
fino a. 5.000 da 5.001 a .10.001 da 10.001 a .20.000 da 20.001 a. 50.000 da 50.001 a .100.000 da 100.000 a.. 250.000 oltre .250.000
%
V.A.
Italia
14,2 11,7
11,3
13,2 9,3 8,8 31,5
100
1.270.553
Nord Ovest
19,3 11,1
9,6
11,4 7,3 5,1 36,1
100
420.423
Nord Est
17,4 18,2
14,9
12,1 6,8 19,6 10,9
100
279.442
Centro
7,8 7,8
8,8
13,5 9,2 6,1 46,9
100
363.433
Sud
12,9 12,1
17,9
18,8 17,1 6,6 14,6
100
128.281
Isole
7,1 8,5
9,1
16,5 16,8 5,7 36,4
100
78.974
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati ISTAT

I PROBLEMI DELLA VITA QUOTIDIANA

I posti letto, dei quali l'Italia dispone per la prima accoglienza degli Immigrati, sono 20.000 ripartiti In 980 strutture, per i tre quarti ubicate nel Nord. E' difficile stimare l'esatto numero degli immigrati senza casa: nel "Secondo Rapporto sull'integrazione" della Commissione Nazionale per l'integrazione si ipotizza che il 3% sia in condizione di estrema precarietà (tra le 40 e le 50.000 persone) e ciò fa pensare a coabitazioni costrette, a sovraffollamento (5 persone in una o due stanze) e ad abitazioni malsane. E' anche vero che un numero crescente di immigrati inizia ad acquistare un appartamento.
Ma il problema dell'alloggio non è che un aspet-to del difficile percorso dell'inserimento. Ogni 25 ore uno straniero subisce un atto di violenza (aggressioni, borseggi, ecc.) e di essi un terzo dei casi appare di matrice xenofoba, per giunta ad opera non di gruppi estremisti ma di cittadini
normali. Le vittime preferite sono le donne, i luoghi più pericolosi le città (Roma e Milano sono quelle più xenofobe), ma il fenomeno si sta attualmente spostando nelle periferie e nella provincia.
La discriminazione non consiste solo negli atti compiuti per strada ma comprende anche i problemi della vita quotidiana; le ingiustizie sul luogo del lavoro, il diverso trattamento avuto in banca al momento di accendere un conto corrente e le difficoltà incontrate nella ricerca di un alloggio presso le famiglie o le agenzie.
Gli immigrati compiono più crimini rispetto ai locali? Si sono pronunciati in questo senso il 72% degli intervistati nell'ambito di un'indagine condotta dall'Osservatorio europeo contro il razzismo. Per un più corretto inquadramento dei dati statistici bisogna, invece, tenere conto di questi punti: riconoscere che un'alta percentuale di immigrati non ha niente a che fare con la giustizia; distinguere l'immigrato delinquente occasionale dal criminale vero e proprio; considerare che il 78% dei reati è addebitato a irregolari; riflettere sul fatto che il maggior numero delle denunce riguarda un gruppo ristretto di nazionalità (Marocco, Albania, Romania, Tunisia, Algeria, Jugoslavia, Senegal, Nigeria e Cina). I delitti di falso, di resistenza ai pubblici ufficiali in occasione di fermi e di controlli, di falsificazione di documenti sono strettamente collegati ai loro essere non cittadini e quindi all'obbligo di dover ottenere più autorizzazioni.
In una indagine, patrocinata dalla Commissione Nazionale per l'integrazione, è risultato che per i tre quarti degli immigrati gli italiani hanno di loro un'immagine distorta, perché li considerano individui che incutono timore e recepiscono in maniera acritica le notizie diffuse nei loro confronti. Ciononostante ritengono che gli italiani possano essere solidali con loro. E' un'apertura di fiducia, che merita di essere raccolta.

ITALIA. AGGRESSIONI XENOFOBE PER TIPO DI VIOLENZA (2000)
Tipo di violenza Valori %
Aggressione Fisica 58,3
Aggressione Verbale/Discriminazione 25,0
Sfruttamento/Discriminazione 8,4
Rapina 8,3
Totale 100,0
Nei primi mesi del 2000 sono stati registrati 261 casi di violenza. Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati Manconi Sorice "Gli atti di violenza contro gli stranieri in Italia".

I MINORI, LA SCUOLA, LE LINGUE

Nei periodo 1996-2000 i minori sono aumentati con un ritmo più sostenuto (120%) rispetto agli immigrati residenti, passando da 125.565 a 277.976. Nel 2000 hanno influito in tal senso sia la venuta del figli dall'estero (più di 22.000), sia le nascite di figli da entrambi i genitori immigrati (25.916). L'incidenza dei minori immigrati, pari ai 19% della popolazione straniera, e più alta nel Nord e raggiunge valori tra il 24 e il 27% in varie province lombarde.
Un problema molto serio è quello dei minori non accompagnati, che spesso vengono in Italia con il consenso dei genitori, interessati a sostenere il reddito delle loro famiglie: in netta prevalenza si tratta di albanesi. Nel 2000 ne sono stati segnalati 8.307 dall'apposito Comitato e altri 4.621 nei primi cinque mesi dei 2001. Strettamente legata alla questione della famiglia degli immigrati è quella della scuola, dove le mamme immigrate trovano delle difficoltà spesso da noi non avvertite, perché nella cultura di origine i loro ruoli erano diversi: il contatto con gli insegnanti e con i genitori dei bambini italiani potrebbe essere funzionale a favorire cambiamenti graduali e condivisi.
Gli studenti figli di immigrati, che erano 25.756 nell'anno scolastico 1991- 92, sono diventati cinque volte di più nell'anno scolastico 2000-2001 (147.406), con 28.000 unità in più rispetto all'anno precedente. Nelle regioni del Nord si riscontra una loro più alta concentrazione: circa i due terzi del totale nazionale e un'incidenza del 3% sulla popolazione scolastica complessiva.
La ripartizione per gradi di scuole è la seguente: materne 20%, elementari 44%, medie 24% e superiori 12%. Notevole è la dispersione tra le etnie (182), i credi religiosi (18) e anche le lingue.
L'Osservatorio delle lingue immigrate dell'Università per stranieri di Siena ha proceduto al censimento delle lingue effettivamente parlate dai primi 30 gruppi nazionali di immigrati, contandone 182. La nuova configurazione assunta dalle strutture di comunicazione nella nostra quotidianità è una novità importante che richiede politiche culturali molto accorte.

MINORI E STUDENTI STRANIERI (2000)
Area
Minori
Inc. % sugli immigrati
Studenti
Inc. % su pop. scol.
Nord Ovest
98.423
20,1
54.934
2,9
Nord Est
71.574
21,6
40.507
3,2
Centro
70.350
16,8
37.814
2,6
Sud
22.770
16,0
9.795
0,4
Isole
14.859
17,9
4.356
0,4
N.B. I dati Statistici sui residenti sono al 3-12-2000, quelli sulla scuola si riferiscono all'a.s. 2001/2002 Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati ISTATe Ministero Pubblica Istruzione

UN PERICOLO PER LA SALUTE E PER LA FEDE ?

Gli immigrati non costituiscono una minaccia per la salute degli italiani.
Per la prima volta sono stati forniti dal Ministero della Sanità i dati relativi a ricoveri ospedalieri (relativi al 1998), dai quali si ricavano che i ricoveri di cittadini stranieri sono stati 238.000 con un'incidenza del 2% sui totale dei ricoveri, e quindi in misura non superiore alla loro incidenza sulla popolazione residente, indice questo di una buona salute; questa considerazione viene rafforzata dal fatto che tra i ricoverati non residenti (27% dei casi) è compresa anche una quota di irregolari.Le cause principali di ricoveri sono degli eventi fisiologici: la gravidanza e il parto, i traumatismi e le fratture. Questi dati servono anche a ridimensionare le paure nutrite nei confronti degli immigrati come focolai di infezioni (tubercolosi e AIDS). Un'altra infezione, della quale si crede che gli immigrati siano portatori, si colloca a livello religioso. Non è corretto parlare di "invasione islamica" innanzi tutto per motivi statistici: secon-do la stima della Fondazione Migrantes i cristiani sono il 48% (814.000), i musulmani il 37% (621.000), i seguaci di religioni orientali il 7% (115.000). Ogni 10 cristiani, all'incirca 5 sono cattolici, 3 ortodossi e 2 protestanti.
Inoltre la coabitazione delle differenze religiose, correttamente inquadrata, può assumere un significato positivo tanto per gli italiani che per i nuovi venuti, rafforzando in tutti l'impegno per vivere la propria fede in un contesto pluralistico, caratterizzato dall'accettazione dell'altro.
Per quanto riguarda l'islam, nei cui confronti i drammatici atti terroristici dell'11 settembre negli USA hanno aumentato la diffidenza, nel Dossier viene ripresa una meditata analisi del Centro Ambrosiano di Documentazione Religiosa, che illustra l'evoluzione che sta caratterizzando positivamente l'Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia sulla base delle condizioni di vita dei paesi occidentali, secondo una originale reinterpretazione dei testi dell'islam.

REGIONE DOVE GLI IMMIGRATI CRISTIANI SONO MAGGIORITARI (31.12.2000)
Regione
% Crisitiani
Regione
% Crisitiani
Piemonte
45,0
Umbria
51,0
Lombardia
44,0
Marche
47,3
Liguria
54,7
Lazio
62,8
Trentino Alto Adige
57,1
Abruzzo
52,6
Veneto
47,2
Campania
47,4
Friuli
68,5
Molise
46,2
Toscana
44,1
ITALIA
48,2
REGIONE DOVE GLI IMMIGRATI MUSULMANI SONO MAGGIORITARI (31.12.2000)
Regione
% Musulmani
Regione
% Musulmani
Val D'Aosta
48,0
Calabria
58,1
Emilia Romagna
48,3
Sicilia
45,4
Basilicata
55,5
Sardegna
44,4
Puglia
58,3
ITALIA
36,8
Fonte: Stima Migrantes-Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati Ministero dell'Interno

UN MERCATO DEL LAVORO BISOGNOSO DI NUOVI APPORTI

Il mercato del lavoro Italiano conta 23.574.000 unità, con un tasso di disoccupazione medio del
10,6%. i valori estremi sono 113,8% nel Nord Est e il 20-21% nel Sud e nelle Isole. Per questo motivo 78.712 persone si sono trasferite dal Meridione nel Nord. La mobilità territoriale è tre volte più alta tra gli immigrati, riguardando uno ogni 17 iscritti in anagrafe (tra gli italiani solo 1 ogni 45).
Secondo i dati del Ministero dell'interno al 31 dicembre 2000 sono stati in cerca di nuovo posto o del primo posto di lavoro 91.040 immigrati, pari al 10,7% delle persone soggiornanti per motivi di lavoro (l'incidenza è più bassa tra le donne). Tra l'altro una quota dei disoccupati è costituita da quelli venuti In Italia alla ricerca di un posto di lavoro. Si può calcolare che gli immigrati incidono sui disoccupati presenti in Italia secondo una percentuale in linea con la loro incidenza sulla forza lavoro (3,6 e 840.000 unità). Per alcuni gruppi si riscontra una maggiore incidenza percentuale tra i disoccupati, Indice delle loro difficoltà nell'in-serimento lavorativo (paesi maghrebini, Senegal, Bangladesh), per altri avviene il contrario (Romania, Jugoslavia, Cina, Filippine).
Nel 2000 sono state concesse 58.038 autorizzazioni a persone provenienti dall'estero, nel 58% del casi per lavori a tempo determinato, così ripartite per settori: agricoltura 46,6%, industria 18,4% e terziario 35%. Circa 15.000 persone sono venute a seguito di prestazione di garanzia e 3.568 attraverso le liste di prenotazione presso le ambasciate. I due terzi delle autorizzazioni sono andate ai Nord Est. I paesi di provenienza sono stati in prevalenza quelli dell'Est: Romania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca. Per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro è stata costituita presso il Ministero del lavoro l'Anagrafe Informatizzata dei Lavoratori Extracomunitari (AILE), dove sono già registrati 5.000 albanesi e 3.000 tunisini, previa raccolta e vaglio delle loro qualifiche professionali.
Nel 2000 (dati dell'osservatorio INAIL per i lavoratori extracomunitari sono stati creati 110.575 nuovi posti di lavoro, risultanti dal saldo tra 512.580 assunzioni e 402.005 cessazioni: si tratta di un saldo positivo dei 28%, che è un valore più consistente rispetto a quanto si è verificato per gli italiani. Nel Nord Est è immigrato uno ogni 7 nuovi assunti e ciò anche perché il lavoro operaio esercita una scarsa attrattiva tra gli italiani. La ripartizione dei 534.000 lavoratori dipendenti, regolarmente dichiarati, per settori può essere così calcolata: 5% agricoltura (quasi in nove casi su dieci a tempo determinato), 32% industria, 63% servizi. La loro occupazione va aumentando maggiormente nei comparti meno strutturati (servizi e edilizia). I livelli più alti di occupazione si riscontrano tra giugno e settembre, specialmente nel commercio (incremento di un terzo). il loro livello di sindacalizzazione è notevole (223.000 persone ciò attesta la sintonia degli immigrati con queste organizzazioni, che si sono adoperate per la loro tutela anche a livello legislativo e hanno contribuito alla costituzione di una rete territoriale di quadri sindacali immigrati (più di 1.000).
Nel campo del lavoro dipendente il settore più etnicizzato è quello della collaborazione domestica, dove metà degli occupati (stimabili attualmente nell'ordine di 130.000) è costituita da immigrati con punte del 75% in diverse realtà (Roma e Milano, ad esempio): se poi si tenesse conto anche delle prestazioni svolte in nero (basti pensare alle cosiddette badanti venute temporaneamente dai paesi dell'Est) l'incidenza percentuale sarebbe ben superiore.
Ogni 10 immigrati soggiornanti per lavoro uno esercita lavoro autonomo (83.269): in grande prevalenza si tratta di maschi (80%).

ITALIA. ASSUNZIONI, CESSAZIONE DI LAVORO DI LAVORATORI IMMIGRATI (16.3.00/15.3.01)
Regioni e Province
Assunzioni
Cessazioni
Saldo
%
Nord Ovest
144.760
110.743
34.017
23,5
Nord Est
185.343
149.571
35.772
19,3
Centro
104.479
82.903
21.576
20,7
Sud
36.353
30.650
5.793
15,9
Isole
13.703
10.613
3.090
22,5
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione su dati INAIL

LAVORO E CONTIRIBUTI PREVIDENZIALI

Rispetto ai lavoratori immigrati che effettivamente lavorano, quelli coperti da contribuzione previdenziale sono molto meno (400.000 secondo gli archivi dell'INPS, quasi 200.000 in più secondo gli studiosi). Questo richiama in maniera preoccu-pante la diffusa pratica del lavoro nero in Italia. Secondo una proiezione dell'ISTAT le unità lavorative non in regola con la contribuzione sarebbero complessivamente 3,5 milioni, delle quali - secondo un nostro calcolo - 350/400.000 immigrati (circa un sesto del totale), con notevole concentrazione nel servizi e una forte tendenza alla crescita in agricoltura. li mancato pagamento dei contributi, oltre a essere di pregiudizio all'istituto assicuratore, costituisce un grave danno per gli immigrati in quanto non solo influisce negativamente sulle loro future pensioni ma li priva anche della garanzia del soggiorno e dl altri benefici legali.

ITALI. RIPARTIZIONE PER SETTORE DEI LAVORATORI REGOLARI IN ITALIA. (STIMA 2000)
Settore % addetti Stima addetti
Agricoltura 12,9 63.919
Industria 27,9 142.509
Servizi 59,2 327.671
Totale 100,0 537.099
Fonte: Elaborazione Caritas/Dossier Statistico Immigrazione sulla base di fonti diverse

I contributi versati dai lavoratori immigrati costituiscono una realtà di tutto rispetto (più di 3.000 miliardi di lire l'anno) ma non possono essere considerati il perno del risanamento della gestione pensionistica perché continua ad aumentare l'incidenza degli anziani sulla popolazione attiva.
Mentre a livello di forze lavoro gli immigrati non raggiungono il 4%, superano tale soglia per quanto riguarda l'incidenza sui casi di indennizzo per infortuni (4,8% nel 1999 e un preoccupante 6,9% nel 2000), indice questo del fatto di essere chiamati a svolgere i lavori più gravosi e più pericolosi, specialmente nei settore delle costruzioni e dell'industria metallurgica, dove è particolarmente alta l'incidenza degli immigrati negli infortuni mortali.
A loro volta gli immigrati costituiscono, con le rimesse, una sorta di assicurazione per i familiari rimasti in patria: nel 2000 hanno inviato 1.139 miliardi di lire, somma che, riferita alle persone soggiornanti in Italia per motivi di lavoro, equivale all'invio di circa 100 mila lire al mese attraverso i canali ufficiali e forse altrettante attraverso altri canali.
Immigrazione e dimensione territoriale. I rapporti regionali inseriti nel "Dossier 2001" contengono molti spunti che aiutano a inquadrare le peculiari caratteristiche dell'insediamento degli immigrati nei vari contesti territoriali. Nuove e vecchie presenze (Piemonte). Ai gruppi storici (Marocco, Albania, Perù, Cina) si è aggiunta nel corso degli anni '90 la Romania, che a Torino è diventata la seconda aggregazione dopo quella marocchina.
Figlio di immigrati un minore ogni dieci (Lombardia). Questa regione non si caratterizza solo per una forte presenza per motivi di lavoro (72%): In Lombardia si trova anche un quarto dei minori stranieri di tutta Italia (quasi 40.000). Un apporto lavorativo indispensabile (Veneto). I lavoratori extracomunitari occupati alla fine del 2000 (65.000) sono aumentati del 35%. Per il 53,2% si tratta di contratti a tempo indeterminato e per i tre quarti di maschi.
I consistenti rivoli delle rimesse (Toscana). Tra le famiglie filippine di Livorno il 37% del reddito è devoluto al sostegno dei familiari rimasti in patria: l'importo è pari a 870.000 lire mensili i bisogni diversi delle prime ondate e dei nuovi flussi (Lazio). Gli Immigrati stabili, Interessati alla valorizzazione delle loro specificità culturali, al potenziamento dell'associazionismo e dei suoi progetti, a interventi di mediazione culturale: perciò bisogna superare l'emergenza.
Un crocevia di religioni differenti (Campania). A Napoli la chiesa cattolica si è adoperata per trovare cappellani e chiese per diverse comunità di immigrati. Per gli srilankesi di religione buddista, vi è un tempio buddista. Per i musulmani funzionano tre moschee.
Gli interrogativi sul caso Albania (Puglia). In questa regione dove gli albanesi sono il gruppo più consistente, bisogna interrogarsi perché, dopo i primi sbarchi accolti con simpatia nel mese di marzo 1991, si sia sviluppata un'avversione molto dura.
La città più araba d'Italia (Sicilia). La città più araba d'Italia è Mazara del Vallo, dove su 52.000
abitanti 3.000 sono gli immigrati, In prevalenza tunisini insediatisi stabilmente a partire dal 1968.

INDICI DEI MODELLI DI INSEDIAMENTO TERRITORIALE
 
Piemonte
Lombardia
Veneto
Toscana
Lazio
Campania
Puglia
Sicilia
Iscrizione anagrafe
+
+
-
+
-
-
-
+
Sogg da + di 5 anni
-
+
-
+
+
-
-
-
Immigrati anziani
+
+
+
+
-
+
+
+
Presenza donne
-
-
-
+
+
+
-
-
Coniugati
+
+
+
+
-
+
+
+
Coniugati con prole
+
+
-
+
-
-
+
-
Presenza Minori
+
+
+
+
-
-
-
-
Presenza a scuola
+
+
+
+
+
-
-
-
Matrimoni misti
+
-
=
+
-
+
=
-
Casi cittadinanza
+
-
=
+
-
-
-
-
Iscrizione collocamento
-
+
+
+
+
-
-
-
Tasso avviamento
-
=
+
+
-
-
-
-
Invio rimesse
-
-
-
+
+
-
+
+
I dati presi a base della ricerca si riferiscono al 1999. Fonte: Ricerca del Cnel-Caritas/Dossier Statistico Immigrazione

 

IL RISPARMIO DEGLI IMMIGRATI E I PAESI D'ORIGINE: "IL CASO ITALIANO"

 

ITALIA. RIMESSE IMMIGRATI

REGIONE
Rimesse 2000 in milioni
Importo procapite in migliaia *
Rimesse per regione
REGIONE
Rimesse 2000 in milioni
Importo procapite in migliaia
Rimesse per regione
 
LIRE
EURO
LIRE
EURO
%
LIRE
EURO
LIRE
EURO
%
Val D'Aosta
551
0,3
191.848
91,9
0
Lazio
341.773
175,5
1.148.030
591,4
30,0
Piemonte
23.365
12,7
229.451
118,5
2,1
Centro
428.540
221,3
665.800
343,9
37,5
Lombardia
330.331
170,8
881.560
456,3
29,0
Abruzzo
15.214
8,4
704.834
384,0
1,4
Liguria
22.444
11,6
476.285
246,0
2,0
Campania
26.699
13,8
322.260
156,4
2,3
Nord Ovest
376.881
194,5
715.192
358,4
33,1
Molise
4.499
2,3
1.816.830
906,3
0,4
Tre. Alto A.

16.250

8,4
420.592
217,2
1,4
Basilicata
1.367
0,7
359.099
185,5
0,1
Veneto
82.584
32,3
368.108
190,7
5,5
Puglia
43.571
22,5
1.009.331
520,8
3,9
F. V. Giulia
20.263
10,9
383.700
198,2
1,9
Calabria
11.738
6,1
630.896
325,7
1,0
E. Romagna
58.912
80,4
428.909
221,5
5,2
Sud
104.066
53,7
598.452
389,1
9,1
Nord Est
157.999
81,8
396.705
204,9
13,9
Sicilia
59.007
30,5
975.048
503,6
5,2
Toscana
87.391
34,8
492.429
249,2
5,9
Sardegna
12.450
6,4
895.705
482,6
1,1
Umbria
5.847
3,1
185.666
85,6
0,5
Isole
71.460
37,0
950.226
496,0
6,3
Marche
13.529
7,0
311.233
160,7
1,2
TOTALE
1.138.756
675.176
348,7
100,0
* importo riferito a tutta la popolazione immigrata, minori inclusi: 1.687.000 secondo la stima Caritas al 31.12.2000
FONTE: Elaborazione Caritas Roma/Dossier Statistico Immigrazione su dati Ufficio Italiano Cambi e Ministero Interno

ITALIA. RIMESSE DEGLI IMMIGRATI PER AREE DI DESTINAZIONE

AREA CONTINENTALE
RIMESSE 2000 MILIONI
IMPORTO PRO CAPITE 2000
 
LIRE
EURO
%
* LIRE
EURO
Unione Europea
311.831
161,0
27,4
2.054.000
1060,8
Est Europa
23.514
12,1
2,0
62.000
32,0
Altri Paesi Europei
61.555
31,8
5,4
2.533.000
1308,2
EUROPA
373.386
192,8
32,8
671.000
346,5
Nord Africa
47.137
24,3
4,2
187.000
96,5
Altri Paesi Africani
21.235
10,9
1,8
159.000
82,1
AFRICA
68.372
35,3
6,0
177.000
91,4
Estremo Oriente
492.525
254,4
43,8
3.455.000
1784,3
Subcontinente Indiano
3.924
2,0
0,3
38.000
19,6
Vicino e Medio Oriente
3.500
1,8
0,3
131.000
67,6
ASIA
499.949
258,2
43,9
1.801.000
930,1
Nord America
160.097
82,7
14,1
3.194.000
1649,6
America Latina
24.226
12,5
2,1
211.000
109
AMERICA
184.323
95,2
16,2
1.118.000
577,4
OCEANIA
12.630
6,5
1,1
5.014.000
2589,5
Paesi non classificati
55
0,03
-
1.175.000
606,8
TOTALE
1.138.715
588,1
100,0
820.000
423,5
L'importo procapite, rapportato agli 850.715 soggiornati per lavoro, è pari a £ 1.339.000
FONTE: Elaborazione Caritas Roma/Dossier Statistico Immigrazione su dati di varie fonti

 

Per ordinazioni del dossier e informazioni rivolgersi alla Caritas di Roma:
tel. 06/69886158 - fax 06/69886375

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