Dati Statistici CARITAS 2003

"SINTESI DEL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2003"

 

"Italia, paese di immigrazione"

XIII° RAPPORTO CARITAS SULL'IMMIGRAZIONE

 

Affermare che l'Italia è un paese di immigrazione in un mondo di migranti può sembrare una banalità e, invece, costituisce in gran parte una consapevolezza da acquisire.

Il dibattito che si è svolto sull'immigrazione in Italia è stato secondo la Caritas e la Fondazione Migrantes in buona misura refrattario a questa grande posta in gioco, perché non sempre ha colto la dimensione strutturale del fenomeno. Non può continuare a valere la scusa che siamo un paese di recente esperienza, tenuto conto che i flussi di immigrazione come fenomeno di massa, iniziati negli anni '70, hanno cominciato ad essere palesi dai primi anni '80: trent'anni di tempo per riflettere, secondo i ritmi serrati del mondo di oggi, sono tanti.

Lo slogan di quest'anno ("Italia, paese di immigrazione in un mondo di migranti") intende sottolineare che l'immigrazione va considerata non un fenomeno emergenziale, bensì una dimensione strutturale della società, che comporta da parte dei politici, degli amministratori e degli operatori sociali una concezione più approfondita e più lungimirante, l'unica che consente di affrontare un tema già di per sé complesso.

Per questo bisogna cercare di dire, con rigore di analisi e con parole semplici, quello che avviene, cogliendo i segnali innovativi che aiutano a inquadrare la diversa configurazione dell'immigrazione attraverso un paziente lavoro di confronto delle diverse fonti. E' quanto si è proposto il "Dossier Statistico Immigrazione 2003", in collaborazione con prestigiose strutture internazionali, nazionali e territoriali, cercando di utilizzare gli archivi disponibili e facendo perno sul sostegno dei numeri per questa presa di coscienza. Questo XIII Rapporto Caritas/Migrantes sull'immigrazione è così strutturato:

PRESENTAZIONE DEL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE NELL’ANNO SOCIALE 2002-2003

Regioni
Interventi
% su totale
Regioni
Interventi
% su totale
Piemonte/Valle d’Aosta
2
1,3
Lazio
70
43,8
Lombardia
5
3,1
Centro
91
56,9
Liguria
4
2,5
Abruzzo
3
1,9
Nord ovest
11
6,9
Campania
1
0,6
Trentino AA.
5
3,1
Molise
1
0,6
Veneto
8
5,0
Puglia
6
3,8
Friuli V.G.
5
3,1
Calabria
2
1,3
Emilia R.
17
10,6
Sud
13
8,1
Nord est
35
21,9
Sicilia
6
3,8
Nord
46
28,8
Sardegna
4
2,5
Toscana
11
6,9
Isole
10
6,3
Marche
9
5,6
ITALIA
160
100,0
Umbria
1
0,6
Estero
8
-
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes

E' indispensabile che queste conoscenze vengano immesse nel circuito della sensibilizzazione, perché "L'immagine degli immigrati in Italia" venga percepita nella sua concreta dimensione e liberata dai pregiudizi: a questo servono gli elementi qui riportati sullo scenario migratorio in Italia e nel mondo, fulcro di tutte le iniziative di sensibilizzazione che ruotano intorno al "Dossier Statistico Immigrazione".

LO SCENARIO EUROPEO E INTERNAZIONALE

175 milioni di migranti nel mondo: le ragioni dell'esodo.

Le migrazioni sono un fenomeno a dimensione mondiale, dalle evidenti implicazioni politiche, sociali ed economiche. Nel mondo una persona ogni 35 residenti è nata all'estero. Secondo l'ultimo censimento fatto dall'ONU, nel 2000 i migranti nel mondo sono risultati 175 milioni, con una incidenza del 2,9% sulla popolazione mondiale (6 miliardi e 67 milioni di persone a quella data, saliti a 6,2 miliardi a fine 2002). Contrariamente a quanto si pensa, i migranti sono concentrati più nei paesi in via di sviluppo (98.678.000, pari al 56,3%) che in quelli a sviluppo avanzato (76.441.000, pari al 43,7%). Tuttavia, l'incidenza degli immigrati sulla popolazione residente è molto più alta nei paesi ricchi (8,9% rispetto all'1,9% degli altri paesi).

Non si riesce ad inquadrare correttamente il fenomeno migratorio, se non si pensa alle sue cause.

Quello di oggi è un mondo di esodo in gran parte forzato. Raramente è la libera scelta a spingere una persona a trasferirsi in un altro paese, come ha richiamato all'attenzione papa Giovanni Paolo II. Per lo più si fugge da condizioni di vita divenute insostenibili. Emigrare per milioni di persone significa coltivare la speranza di venire nuovamente a capo della loro vita, quando non addirittura di sopravvivere, e nessuno può arrogarsi il diritto di pretendere
che queste persone restino a casa loro.

La disponibilità del reddito non corrisponde a quella della popolazione. Secondo la Banca Mondiale nel 2002 il prodotto lordo mondiale era di 47.400 miliardi di dollari; nell'ipotesi di una sua equa distribuzione (che pure non costituirebbe la soluzione di tutti i problemi), assicurerebbe una quota di 7.636 dollari pro capite: questo importo è doppio rispetto a quello che attualmente hanno i Paesi in via di sviluppo (3.822 dollari). Il 14% della popolazione (PSA) detiene un reddito (31.150 dollari) quasi dieci volte maggiore di quello spettante alla popolazione mondiale (5,3 milioni di persone). Sono molti i casi che si possono citare: ad esempio gli Stati Uniti da soli, con il 4,6% della popolazione del pianeta, hanno a disposizione quasi un quarto della ricchezza mondiale.

Nel mondo sopravvivono con una media di appena sei dollari al giorno 2,4 miliardi di persone, e di questi una buona metà con meno di un dollaro al giorno. Il presidente della Banca Mondiale James Wolfensohn ha denunciato come paradossalmente una mucca europea sia più ricca di un uomo su due del Sud del mondo, grazie ai sussidi di cinque dollari al giorno per capo che l'UE concede agli allevatori, mentre la metà della popolazione mondiale sopravvive con meno di due dollari al giorno.

Due sono i livelli di impegno. Il primo consiste nel promuovere il benèssere e lo sviluppo su scala mondiale, cercando di creare le condizioni a lungo termine per ridurre !'esodo forzato e fare delle migrazioni una libera scelta.

ONU. MIGRANTI NEL MONDO PER CONTINENTI (2000) – VALORI IN MIGLIAIA

Continenti
Popolazione
% sul mondo
Migranti
% sul mondo
Inc. % migranti
Rifugiati
% sul mondo
Europa
807.020
13,3
58.291
33,3
7,2
2.313
14,6
Africa
792.899
13,1
16.170
9,2
2,0
3.625
22,8
Asia
3.604.886
59,4
48.230
27,5
1,3
9.187
57,9
America
832.122
13,7
46.593
26,6
5,6
673
4,2
Oceania
30.520
0,5
5.835
3,3
19,1
69
0,4
Mondo
6.067.447
100,0
175.119
100,0
2,9
15.866
100,0
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati ONU

L'altro versante di impegno è quello della tutela. L'ONU ha varato nel 1990 una convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e dei loro familiari che si configura come uno strumento giuridico abbastanza innovativo, che propone un ragionevole equilibrio tra le esigenze dei paesi di emigrazione e quelle dei paesi di immigrazione nella consapevolezza che la mondialità del fenomeno migratorio esige il superamento di logiche ristrette. Gli Stati membri della UE dovrebbero dare il buon esempio per quanto riguarda la ratifica di questa convenzione, e specialmente l'Italia nel semestre di presidenza, dato che a suo tempo molto si adoperò perché fosse firmata.

Il bacino migratorio europeo e i flussi dall'Est. Il più rilevante polo migratorio nel mondo è il continente europeo, dove si trova esattamente un terzo dei migranti del mondo. L'Unione Europea, come are a omogenea di insediamento, viene solo dopo gli Stati Uniti, dove i nati all'estero sono 35 milioni. Senza immigrati molti paesi europei avrebbero già iniziato a conoscere una diminuzione della popolazione.

Nell'Unione la popolazione straniera legalmente soggiornante si è attestata da cinque anni attorno ai 20 milioni di individui, anche perché annualmente più di mezzo milione di immigrati acquisiscono la cittadinanza dello Stato di residenza. In media nell'ultimo quinquennio sono entrati nell'Unione circa 1.400.000 immigrati all'anno, dei quali 600-650mila in Germania, ma solo in parte a carattere definitivo.

Gli stranieri registrati al 1° gennaio 2001 risultavano essere circa 19.584.000, ossia il 5,2% della popolazione complessiva. Ma l'incidenza degli stranieri sulla popolazione complessiva è molto diversa da Stato a Stato: si va dal valore record del 36,9% in Lussemburgo all'8-9% di Austria, Belgio e Germania, mentre nei paesi mediterranei non si raggiunge il 3% (con l'eccezione dell'Italia che, dopo l'ultima regolarizzazione, ha raggiunto un'incidenza del 4%).

POPOLAZIONE E REDDITO NEL MONDO NEL 2002
Aree geografiche
Popolazione 2002
PIL a parità di potere d’acquisto
-
V. A (milioni)
%
V. A (milioni di $ USA)
%
Pro capite
Mondo
6.211,1
100,0
47.426.015
100,0
7.636
P.S.A.
866,9
14,0
26.997.874
56,9
31.143
- di cui Unione Europea
377,4
6,1
9.565.430
20,2
25.346
- di cui Nord America
319,9
5,2
11.039.961
23,3
34.511
P.V.S.
5.344,2
86,0
20.428.141
43,1
3.822
- di cui Est Europa
404,0
6,5
3.017.656
6,4
7.469
- di cui America Latina
534,2
8,6
3.744.352
7,9
7.009
- di cui Nord Africa
180,7
2,9
658.776
1,4
3.646
- di cui Asia Meridionale
1.532,6
24,7
3.503.264
7,4
2.286
- di cui Africa Centro Or.
263,0
4,2
221.164
0,5
841
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati UNPFA e World Bank

È consistente nell'Unione la presenza di immigrati dell'Est Europa (3,4 milioni alla fine del 2001; in Italia è stato superato il mezzo milione), dei quali una buona metà proveniente dai Balcani . Si stima che questa presenza aumenterà dopo l'adesione (maggio 2004) all'Unione di Polonia, all'Unione di Polonia, Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lituania e Lettonia, per poi gradatamente decrescere per effetto della convergenza socio-economica, dell'armonizzazione del mercato del lavoro e del miglioramento degli standard di vita e della delocalizzazione degli investimenti.

LA PRESENZA STRANIERA IN ITALIA

2002: un leggero aumento, diverse conferme e alcuni interrogativi.

Secondo il Ministero dell'Interno i permessi di soggiorno in vigore alla fine del 2002 erano in Italia 1.512.324: nel corso di un anno l'aumento delle presenze regolari è stato del 10,8% (+149.164 persone, ivi inclusi i nuovi ingressi, i permessi in precedenza non registrati e i minori che hanno ottenuto il soggiorno a titolo personale).

Si registrano assestamenti sia per quanto riguarda le prime nazioni in graduatoria che i continenti di provenienza.

La nazionalità più numerosa è ancora quella marocchina (con 172.834 soggiornanti, pari all'11,4% del totale), e precede ormai di poco quella albanese (168.963 e 11,2%): peraltro, pare che dalla piccola Albania (tre milioni di abitanti) l'esodo più consistente si sia già verificato. Degno di menzione è il terzo posto del gruppo romeno (95.834), seguito da filippini (65.257) e cinesi (62.314).

Se si tiene conto che anche le successive nazioni, seppure con numeri ridotti, hanno una buona consistenza, si coglie il significato del cosiddetto "policentrismo" dell'immigrazione italiana, della complessità dei problemi da gestire ma anche della ricchezza a disposizione per un adeguato progetto di convivenza .

A livello di provenienze continentali sono invece gli europei extracomunitari (32,3%) a prevalere di gran lunga sugli africani (26,5%), mentre gli asiatici (18,5%), terzi, superano a loro volta americani (11,8%) ed europei comunitari (10,2%). Il protagonismo della immigrazione dall'Est, che ha contrassegnato gli anni '90, sembra destinato a permanere a corto termine nel contesto dell'allargamento a oriente dell'Unione Europea. Bisognerà poi accertare in quale misura l'Africa subsahariana, che finora è stata scarsamente protagonista dei flussi, e i paesi asiatici saranno in grado di modificare la ripartizione tra i vari continenti.

UNIONE EUROPEA. IMMIGRAZIONE AL 31.12.2000 (DATI IN MIGLIAIA)

Paesi
Pop.
Stranieri
% str./pop.
Paesi
Pop.
Stranieri
% str./pop.
Austria
8.065,2
757,9
9,4
Italia
57.715,6
1.388,2
2,4
Belgio
10.263,0
861,7
8,4
Lussemburgo
439,8
162,3
36,9
Danimarca
5.349,0
258,6
4,8
Paesi Bassi
15.864,0
667,8
4,2
Finlandia
5.195,0
91,1
1,8
Portogallo
10.355,8
207,6
2,0
Francia
58.518,4
3.263,2
5,6
Regno Unito
59.995,0
2.450,0
4,1
Germania
82.300,0
7.296,8
8,9
Spagna
41.117,0
895,7
2,2
Grecia
10.245,0
655,0
6,4
Svezia
8.887,0
477,3
5,4
Irlanda
3.828,0
151,4
4,0
Totale UE
378.137,7
19.584,5
5,2
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su fonti diverse

Le dinamiche territoriali.

La quota maggiore dei cittadini stranieri (58,7%) si concentra nel Nord Italia, e in particolare nel Nord Ovest (32,8%); seguono, in ordine scalare, il Centro (28,3%), il Sud (8,9%) e le Isole (4,1%). La ripartizione degli immigrati sembra così adeguarsi alle diverse potenzialità occupazionali della Penisola.

A livello regionale è la Lombardia a ospitare il numero più elevato di immigrati (348.298, pari al 23,0% del totale nazionale), seguita nell'ordine dal Lazio (238.918 e 15,8%), dal Veneto (154.632 e 10,2%) e dall'Emilia Romagna (150.628 e 10,0%): solo queste quattro regioni hanno quote non inferiori a un decimo dell'intera popolazione straniera.

In cima alla graduatoria delle province più popolate di cittadini stranieri, Roma (213.834, pari a circa il 90% delle presenze delle presenze laziali) precede ancora una volta Milano (170.737), mentre - come si è vi sto - la Lombardia viene prima del Lazio. Anche il tasso di aumento annuo è molto differente per fasce geografiche. Il Nord Est (+19,4%) si è posto in testa, il che mostra come quest'area (una delle più ricche d' Europa e caratterizzata da una straordinari a vivacità economico - occupazionale) si proponga un nuovo polo di attrazione per gli immigrati giunti in Italia. All'estremo opposto si collocano le Isole (+3,6%) e soprattutto il Sud (appena +1,1%), dove l'esiguità degli aumenti mostra la debole capacità di attrazione per un inserimento stabile, restando in prevalenza una zona di primo approdo e di passaggio.

ITALIA: POPOLAZIONE IMMIGRATA SOGGIORNANTE PER PROVENIENZA CONTINENTALE (2000 - 2002)

Provenienza continentale
2000
2001
2002
-
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Unione Europea
159.799
10,9
147.495
10,8
154.076
10,2
Altri paesi europei
404.768
29,2
416.390
30,5
488.277
32,3
Africa
385.630
27,8
366.598
26,9
401.440
26,5
Asia
277.644
20,0
259.783
19,1
279.816
18,5
America
164.942
11,9
158.206
11,6
178.593
11,8
Oceania/Apolidi
3.370
0,3
3.285
0,3
3.509
0,2
Nazionalità ignota
-
-
10.873
0,8
6.614
0,4
TOTALE
1.396.153
100,0
1.362.630
100,0
1.512.325
100,0
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

Regolarizzazione e numero effettivo delle presenze.

L'ultima regolarizzazione, chiusa l'11 novembre 2002 con la presentazione di 703.000 domande, ha da sola quasi uguagliato il numero complessivo di istanze delle precedenti tre regolarizzazioni degli anni '90. Questa operazione straordinaria ha mostrato che il problema del lavoro sommerso degli immigrati ha riguardato l'intera Italia e non solo il Meridione. Le domande presentate sono risultate così ripartite: Nord Ovest (233.943, pari al 33,3% del totale), Centro (203.852 e 29,0%), Nord Est (132.291 e 18,8%), Sud (111.216 e 15,9%) e Isole (20.854 e 3,0%).

In generale, sono state lievemente prevalenti (361.035 e 51,4%) le domande relative a lavoratori stranieri occupati presso aziende rispetto a quelle riguardanti stranieri impiegati nel lavoro domestico (341.121 e 48,6%), ma nel Centro e nell'intero Meridione la proporzione appare rovesciata a favore di quest'ultima tipologia (con punte del 55-56% nel Centro e nelle Isole).

Le province in cui è risultato il numero più consistente di richieste sono state Roma (107.476), Milano (87.165), Napoli (36.572), Torino (35.792) e Brescia (24.520). Tutte le altre presentano cifre inferiori alle 18.000 unità.

La disaggregazione dei dati sulle regolarizzazioni consentirà di conoscere meglio l'origine della pressione migratoria e anche le esigenze territoriali.

Tenendo conto delle domande respinte, delle persone che non si sono presentate e dei lavoratori domestici che hanno avuto più datori di lavoro, possiamo ipotizzare che i futuri regolarizzati siano circa 600.000. Possiamo anche calcolare che siano 230.000 i minori non conteggiati dal Ministero dell'Interno perché iscritti nel permesso di soggiorno dei genitori e 45.000 i nuovi nati nel 2002 da entrambi i genitori stranieri. Bisogna anche tener conto che vi è sempre una percentuale di permessi di soggiorno non registrati tempestivamente, ipotizzabile, sulla base di quanto avvenuto negli anni passati, in 82.000 unità. Sommando questi numeri il Dossier Statistico Immigrazione arriva a quantificare la presenza totale tra le 2.400.000 e le 2.500.000 unità.

Stando a questo calcolo, l'incidenza sull'intera popolazione italiana giungerebbe così al 4,2%, con punte di oltre il 7% nel Lazio e intorno al 6% rispettivamente in Lombardia, Umbria ed Emilia Romagna.

ITALIA. CITTADINI STRANIERI E RIPARTIZIONE TERRITORIALE (2000 - 2002)

-
2000
2001
2002
Aree Geografiche
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Nord Ovest: Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria
433.497
31,0
444.876
32,7
495.609
32,7
Nord Est: Veneto, F. V.Giulia , Trentino A. A. , E. Romagna
327.801
23,9
328.488
24,1
392.212
25,9
Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio
422.483
29,8
396.834
29,2
428.509
28,3
Sud: Abruzzo, Molise, Campania,Puglia,Basilicata, Calabria
143.121
10,8
133.263
9,7
134.678
8,9
Isole: Sicilia, Sardegna
61.251
4,5
59.169
4,3
61.316
4,1
TOTALE
1.388.153
100,0
1.362.630
100,0
1.512.324
100,0
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

I nuovi ingressi nel 2002.

Tra i nuovi permessi rilasciati nel corso del 2002, il lavoro influisce per il 35,8% e la famiglia per il 29,1%. Vi è però una fondamentale differenza: i titoli per lavoro possono essere a carattere stagionale e quindi non per insediamento stabile, mentre quelli per famiglia sono quasi sempre finalizzati alla ricomposizione del nucleo familiare. Quest'anno dall'Archivio del Ministero dell'Interno non è stato possibile scorporare dai 388.086 nuovi permessi quelli a carattere stabile e quelli a carattere temporaneo, ma torna utile a tal fine l'analisi dei visti rilasciati .

Escludendo i lavoratori dello spettacolo e gli sportivi (presenti temporaneamente) nonché gli stagionali , che hanno diritto a trattenersi fino a 9 mesi (60.000 autorizzati nel 2002), si può calcolare che i veri e propri immigrati stabili per lavoro siano sino stati nel corso dell'anno tra i 4 e i 5 mila. Ad essi si aggiungono i 62.000 ingressi per ricongiungimento familiare, i quasi 6.000 religiosi e le 5.000 persone entrate per frequentare le nostre università per un totale, scarso, di 80.000 persone, includendovi anche un certo numero di stranieri venuti appositamente per frequentare le scuole secondarie italiane. A differenza di quanto avvenuto negli anni precedenti, nel 2002 si è scesi al di sotto di 100.000 nuovi permessi annui per lavoro e per famiglia.

ITALIA. STIMA DELLA POPOLAZIONE STRANIERA REGOLARE ALL’INIZIO DEL 2003

1.512.324
Permessi di soggiorno ufficialmente registrati dal Ministero dell’Interno al 1.1.2003
82.000
Ipotesi di nuovi permessi sfuggiti alla registrazione del Ministero dell’Interno in quanto inviati successivamente dalle questure e recuperati a distanza di tempo dall’ISTAT (6%)
230.000
Minori non registrati nell’Archivio di soggiorno in quanto riportati sul permesso di soggiorno dei genitori
45.000
Nati stranieri in Italia nel 2002 più minori venuti a carico di un familiare e non conteggiati tra permessi
600.000
Immigrati che hanno presentato istanza di regolarizzazione (conteggiando una volta sola quelle riguardanti la stessa persona)
2.469.324
Totale presenze regolari all’inizio del 2003
4,2%
Incidenza sulla popolazione residente
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Stima su dati del Ministero dell’Interno

I motivi prevalenti del soggiorno: lavoro e ricongiungimento familiare.

La tipologia prevalente dei permessi di soggiorno rilasciati a immigrati continua ad essere quella di lavoro (834.478, pari al 55,2% del totale): 682.747 persone risultano in attività per lavoro subordinato (45,1%), 43.116 in situazione di disoccupazione, mentre 108.615 (7,2%) sono autorizzati all'esercizio di un lavoro autonomo o professionale. Il tasso di disoccupazione degli immigrati è del 5,2%.

La seconda grande tipologia è costituita dai soggiornanti per motivi familiari (479.330 e 31,7%), che riguarda nella quasi totalità dei casi immigrati entrati in Italia per ricongiungimento familiare (si tratta per lo più di donne e minori): peraltro, tra di essi i coniugi e i figli che hanno assolto l'obbligo scolastico sono anche autorizzati al lavoro.

Gli altri motivi a inserimento mediamente stabile (con una incidenza di circa il 10% sul totale) sono quelli religiosi (54.128), per studio (43.058) e per residenza elettiva (48.001), più diffusi quest'ultimi tra i paesi più ricchi, così come i motivi di lavoro lo sono tra i paesi in via di sviluppo.

Minoritarie rimangono invece le quote di soggiornanti per asilo politico o comunque per richiesta di asilo (1,1%). In particolare, nel 2002, i richiedenti asilo soggiornanti a fine anno sono stati 8.210, una cifra inferiore di oltre 1.400 casi rispetto al 2001.

ITALIA. VISTI DI INGRESSO CONCESSI A CITTADINI STRANIERI (2000 - 2002)

Motivi
2000
2001
2002
-
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Lavoro subordinato
82.115
8,2
91.002
9,6
*61.108
7,2
Lavoro autonomo
7.568
0,8
5.977
0,6
4.711
0,6
Ricong. Familiare
48.705
4,8
64.772
6,8
62.063
7,3
Studio (totale)
35.628
3,5
38.356
4,1
40.655
4,8
- studio
33.101
3,3
34.783
3,7
35.462
4,2
- studio/università
2.527
0,2
3.573
0,4
5.193
0,6
Motivi religiosi
8.007
0,8
7.018
0,7
5.870
0,7
Residenza elettiva
518
0,1
791
0,1
852
0,1
Totale motivi
182.541
18,2
207.916
22,0
175.259
20,5
* Quasi esclusivamente per lavoro stagionale
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati Ministero Affari Esteri

Complessivamente nel 2002 sono state 17.162 le richieste esaminate nell'anno, delle quali solo 1.270 hanno ricevuto risposta positiva dalla preposta Commissione,mentre 146 sono state sospese e ben 15.746 hanno avuto esito negativo.

L'incidenza percentuale dei motivi familiari, che mediamente è del 35% sul totale dei permessi, è molto differenziata per paese di origine e, ad esempio, le Filippine sono piuttosto penalizzate (15,2%) anche a causa del notevole coinvolgimento nel lavoro domestico che rende difficile occuparsi della famiglia propria. Il Marocco, la Romania e la Cina stanno invece vicini alla media, mentre l'Albania si colloca al di sopra di tre punti percentuali.

ITALIA. CITTADINI STRANIERI: MOTIVO DEL SOGGIORNO (2000 - 2002)

-
2000
2001
2002
-
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Lavoro
839.982
60,5
800.700
58,9
834.478
55,2
Famiglia (inclusi adozioni e affidamenti)
366.132
26,4
293.865
28,9
479.330
31,7
Inserimento non lavorativo (religiosi, resid. elettiva, studio)
136.098
9,8
124.053
9,1
145.187
9,6
Asilo politico e richiesta asilo
10.435
0,8
5.115
0,4
16.702
1,1
Altri motivi
21.345
1,5
36.336
2,7
36.627
2,4
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati Ministero Affari Esteri

La pressione irregolare.

Sono stati 149.783 i provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale o di divieto ad entrarvi: si tratta di 43.795 respingimenti (di cui l'86% alle frontiere), di 42.245 espulsioni eseguite (di cui il 58,7% con accompagnamento alla frontiera e il 40,3% mediante riammissione nel Paese d'origine in base ad appositi accordi di riammissione), di 53.125 espulsioni intimate e di 10.618 ordini del questore, per un totale di 88.501 persone effettivamente allontanate dall'Italia.

La graduatoria delle nazionalità maggiormente coinvolte nelle 17.019 riammissioni vede prevalere nettamente la Romania, con ben un quarto dei casi (4.109 e 24,1%): si tratta di una delle nazionalità a più elevato tasso di crescita in Italia negli ultimi anni. Essa è seguita dalla Bulgaria con un sesto dei casi (2.743 e 16,1%) e dal Marocco con circa un dodicesimo (1.478 e 8,7%). Tra le prime 10 nazioni interessate da questa misura di contrasto rientrano la Croazia (5,8%), l'Iraq (4,4%), l'Albania (3,9%), la Tunisia ( 3, 3%), la Macedonia (3, 1%), Serbia - Montenegro (3,1%) e Algeria (2,9%).

ITALIA. TAVOLA RIASSUNTIVA DELLA PRESSIONE MIGRATORIA VERSO L’ITALIA (2002 - 1998)

-
2002
% vert.
2001*
2000*
1999*
1998*
Respingimenti
43.795
29,2
41.058
42.221
48.437
45.157
- alle frontiere
37.656
25,1
10.433
11.350
11.500
15.564
- dei questori
6.139
4,2
30.625
30.871
36.937
29.593
Espulsioni eseguite
42.245
28,2
34.390
23.836
23.955
8.978
- accomp. alle frontiere
24.799
16,5
21.266
15.002
12.036
8.546
- provv. dell’A.G.
427
0,3
373
396
520
432
- riammissioni
17.019
11,4
12.751
8.438
11.399
-
-Espulsioni intimate
53.125
35,5
58.207
64.734
40.489
44.121
- intimazioni ottemperate
2.273
1,5
-
-
-
-
intimazioni non ottemperanza
50.852
34,0
-
-
-
-
Ordini del questore
10.618
7,1
-
-
-
-
ordini ottemperati
188
0,1
-
-
-
-
ordini non ottemperati
10.317
6,9
-
-
-
-
arresti per mancata ottemperanza
113
0,1
-
-
-
-
Totale persone coinvolte
149.783
100,0
133.655
130.791
112.881
98.256
persone effettivamente allontanate
88.501
59,1%
75.448 (56,4%)
66.057 (50,6%)
72.392 (64,6%)
54.135 (55,1%)
*per gli anni 1998-2001 non si dispone delle disaggregazioni delle espulsioni intimate fra ottemperate e non e dei dati sugli ordini dei questori, in quanto la relativa voce è stata introdotta dalla l. 189/2002.
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno/ Dipartimento Polizia – Servizio Stranieri

Tenuto conto che la rilevanza statistica dei provvedimenti di allontanamento è aumentata (anche per l'introduzione di una nuova tipologia come l' espulsione per ordine del questore), ricorre spesso la domanda se dopo la legge "Bossi-Fini" ci sia stato un radicale cambiamento rispetto a quanto avveniva prima. Il "Dossier" ha già altre volte posto in evidenza che, presupponendo un costante impegno delle forze dell'ordine e ipotizzando la stessa pressione migratoria (se non addirittura maggiorata negli ultimi anni), non si riscontrano enormi differenze, tanto più che erano già operanti gli accordi di riammissione. Un punto, comunque, resta fermo anche dopo la legge 189/2002: la normativa repressiva non appare in grado da sola di contrastare la pressione migratoria. Inoltre, occorre considerare anche le persone recuperate tramite la regolarizzazione,che altrimenti sarebbero state passibili di espulsione: prima della "Bossi-Fini" erano più alte le quote di ingresso per lavoro e veniva praticato il sistema della venuta sotto sponsorizzazione, e ciò attenuava l'alimentazione della sacca di irregolarità.

L'INSERIMENTO DEGLI IMMIGRATI NELLA SOCIETA' ITALIANA

Gli immigrati, parte della società italiana. Integrarsi vuol dire uscire dall'anonimato, rendersi visibili nella propria identità culturale e contribuire attivamente alla vita della società, anche con la partecipazione al voto amministrativo come avviene da tempo in altri paesi e come richiede il naturale sviluppo di una immigrazione a carattere stabile.

E' significativo considerare che le associazioni stranierein Italia si stanno espandendo su tutto il territorio nazionale: ne sono state censite 893 nel 2000, culturali nel 74% dei casi, per l'assistenza e i servizi informativi nell' 83% dei casi, da supporto per la sistemazione abitativa nel 72% dei casi, per la consulenza legale nel 70%. Non mancano quelle che si occupano del supporto lavorativo o economico.

Invece, come si rileva da diverse indagini, è scarsa la fiducia che gli immigrati hanno nei confronti delle istituzioni pubbliche e del loro operato, come notevoli sono le difficoltà linguistiche e quelle riguardanti il reperimento di un alloggio e di un lavoro regolare.

Il rapporto con gli italiani non è disastroso ma potrebbe andare meglio: è buono per il 35% e sufficiente per il 28%, ma nei confronti dei pubblici impiegati la quota degli scontenti sale al 40% (Osservatorio Immigrati della UIL Roma e Lazio, aprile 2003).

Una ricerca dell'OIM/Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale (dicembre 2002) evidenzia che le priorità degli immigrati sono, nell'ordine, quelle di vivere in una società che dia maggiori opportunità (44,2%) e di raggiungere parenti e amici già emigrati.

La nostalgia, infatti, è sempre in agguato: dai phone center internazionali partono ogni mese più di 7.000 telefonate e nello stesso periodo, in media, ogni immigrato in Italia fa 17 telefonate verso il proprio paese. Tuttavia ben il 51,7% degli immigrati ha dichiarato di voler restare in Italia indefinitivamente a riprova che il progetto migratorio di gran parte degli stranieri nel nostro paese è finalizzato allo stanziamento definitivo e che l'integrazione è inevitabile, pena lo scontro inutile quanto dannoso. Per questo motivo aumentano anche gli immigrati che sono proprietari di immobili: sarebbero 10.000 a Roma e 50.000 in tutta Italia (stime Ares2000), e ciò è una riprova del fatto che la differenza tra costi dell'affitto e quelli della rata del mutuo si è assottigliata sempre più.

Purtroppo continua ad essere notevole, anche se in diminuzione (Indagine Fondazione Nord Est 2002), la quota degli italiani che considera gli immigrati un pericolo per la propria cultura e identità (23,9%), una minaccia per l'occupazione (29,2%) o per l'ordine pubblico e la sicurezza delle persone (39,7%). È in questo panorama che si è da ultimo intensificato il dibattito sul diritto al voto amministrativo.

ITALIA. ATTEGGIAMENTO VERSO GLI IMMIGRATI IN 5 PAESI DELL’UNIONE EUROPEA (2000 - 2002)

-
Gli immigrati sono un pericolo per la nostra cultura e identità
Gli immigrati sono una minaccia per l’occupazione

Gli immigrati sono una minaccia per l’O.P. e la sicurezza delle persone

-
2002

2000/2001

2002
2000/2001
2002
2000/2001
Italia
23,9
-1,3
29,2
-3,1
39,7
-3,1
Francia
30,5
+5,2
27,7
+0,3
40,2
+4,4
Spagna
25,8
+7,3
31,0
+4,7
34,2
+8,4
G. Bret.
37,4
+1,8
46,0
-3,9
35,9
+3,9
Germania
22,7
+0,5
41,3
+11,9
31,9
+7,5
Media Ue
27,8
+2,2
35,8
+2,6
36,2
+4,3

Fonte: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su indagine Fondazione Nord Est

I figli degli immigrati a scuola.

L'incidenza degli studenti stranieri sul totale della popolazione scolastica nazionale, pur essendo attestata su un valore ancora piuttosto esiguo (2,3%, pari a 191.767 unità), inferiore all'incidenza che i soggiornanti stranieri hanno sulla popolazione italiana nel suo complesso, mostra un incremento annuo sempre più consistente (+23,3% dall'anno scolastico 2000-2001). Durante gli ultimi 5 anni, gli alunni stranieri sono addirittura più che triplicati e in meno di 20 anni la loro consistenza è aumentata praticamente di 30 volte (erano appena 6.104 nell'a.s. 1983-84).

La loro concentrazione è più elevata nel Nord Italia, ove si trova il 66,6% del totale; seguono il Centro (23,3%, quota inferiore a quella della sola Lombardia), il Sud (7,0%) e le Isole (3,1%). A livello di province, la maggior presenza di alunni stranieri si ha Milano (19.166), Roma (11.863) e Torino (7.640); per trovare una provincia del Sud, occorre scendere sino al 21° posto, con Bari (2.292).

Il 42,2% degli studenti stranieri frequenta la scuola elementare, il 24,3% la scuola media inferiore, un quinto la scuola dell'infanzia e solo il 13,2% la scuola superiore. L'incidenza degli alunni non italiani sulla totalità degli scolari cresce fino al 3% nelle scuole elementari (con una punta del 6% in Emilia Romagna), si attesta sul 2,7% nelle scuole medie (è il 5,4% in Umbria e il 5,6% nuovamente in Emilia Romagna), riporta un valore vicino alla media nelle scuole dell'infanzia (2,6%, peraltro non incluse nella statisticazione quando sono comunali) e arriva appena all'1,1% nelle scuole superiori e quest'ultimo è un dato preoccupante (sale al 2,9% in Emilia Romagna).

Anche a scuola si riflette l'elevato grado di policentrismo etnico che caratterizza l'immigrazione italiana, con ben 186 nazionalità rappresentate, e perciò si impone la necessità di attivare iniziative che promuovano la conoscenza e l'incontro delle culture "altre", adattandole alle specificità regionali e anche a quelle dei singoli istituti e dell'ambiente in cui operano.

ITALIA. ALUNNI STRANIERI PER CONTINENTE DI APPARTENENZA: % SUL TOTALE PER AREA (A.S. 01'- 02')
Regioni
Europa
Africa
America
Asia
Oceania
TOTALE
UE
non UE
-
-
-
-
v.a.
% femmine
variaz. % annua
Nord ovest
2,5
32,1
31,4
17,3
16,6
0,1
68.523
45,7
24,7
Nord est
1,9
43,5
33,9
7,1
13,5
0,1
52.487
46,1
29,6
Nord
2,3
37,0
32,5
12,9
15,2
0,1
121.010
45,8
26,8
Centro
3,4
50,8
17,8
11,6
16,2
0,2
42.395
46,0
12,1
Sud
3,3
61,7
20,5
6,2
8,2
0,1
12.789
45,6
30,6
Isole
5,8
26,8
39,5
9,1
18,3
0,4
5.573
43,9
27,9
Italia
2,7
41,6
28,4
12,0
15,1
0,1
181.767
45,8
23,3
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati del MIUR

Il continente più rappresentato tra i banchi scolastici è quello europeo (44,3%), con una netta prevalenza dell'area balcanica (Albania, Serbia-Montenegro e Romania, paese che ha un tasso di crescita annuo oscillante tra il 25-30%); segue l'Africa (28,4%), rappresentata per oltre la metà del totale da marocchini e, in misura minoritaria, da tunisini (8,1%).

Il terzo continente è l 'Asia (15,1%), di cui un terzo è composto da alunni cinesi, seguiti da quelli provenienti da un blocco di paesi dell'ex-Urss (2,7%) e da filippini (paese solo 9° nella relativa graduatoria, mentre per numero di soggiornanti è il 4°).

Infine, proviene dall'America il 12% di tutti gli alunni non italiani. Il 42% di questo gruppo giunge da due soli paesi, come il Perù e l'Ecuador; quest'ultimo, in particolare, ha aumentato la propria presenza nelle aule scolastiche di circa 14 volte negli ultimi 5 anni.

La cittadinanza come segno di inserimento definitivo.

Se il numero degli stranieri regolarmente soggiornanti è passato da circa 800.000 a 1.400.000 tra il 1990 ed il 2000, nello stesso arco di tempo sono anche raddoppiate le richieste di cittadinanza (da 5.000 a 10.000). Negli ultimi due anni, tuttavia, l'aumento è molto rallentato: tra il 2001 e il 2002 si è trattato di appena 264 unità (+2,5%), confermando il carattere restrittivo della specifica normativa italiana che, a fronte di una immigrazione che si rivela sempre più stabile, ha bisogno di essere ripensata con urgenza e con notevoli modifiche, così come è avvenuto in molti paesi europei. Questa esigenza riguarda in particolare chi è nato in Italia o è stato scolarizzato da piccolo: il legame con la nostra terra, vissuto per tanti anni anche in termini di educazione e di mentalità, merita di essere più seriamente preso in considerazione.

ITALIA. PRIMI 10 PAESI PER ACQUISIZIONE DI CITTADINANZA (2002)

-
Numero acquisizioni
Di cui matrimoni
% vert.
% soggiorn.
Albania
702
668
6,6
11,2
Marocco
619
446
5,8
11,4
Brasile
601
593
5,6
1,4
Cuba
540
540
5,1
0,7
Polonia
516
491
4,8
2,3
Svizzera
511
502
4,8
1,2
Fed. Russa
439
435
4,1
0,8
Argentina
409
395
3,8
0,7
Rep. Dominicana
392
385
3,7
0,8
Perù
303
290
2,8
2,1
Colombia
299
291
2,8
0,7
Tutti i paesi
10.645
9.728.1
100,0
100,0

FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno

Il 91,4% delle acquisizioni di cittadinanza è avvenuta a seguito di matrimonio, mentre il restante 8,6% si è basato sulla residenza prolungata in Italia. La prima è, evidentemente, la soluzione più concreta anche se talvolta ha ingenerato legami fittizi, indotti dalle ristrette maglie di una legge (n. 91/92). Quanto alle cittadinanze d'origine dei beneficiari, solo parzialmente si riproduce il quadro dei soggiornanti: se su tutti prevalgono gli europei con il 44,3% (in particolare dell'Est, che arrivano al 36,6%), di seguito si trovano gli americani (31,4%, quasi interamente provenienti dal Centro-Sud), poi gli africani (15,5%) ed infine gli asiatici (8,5%). Fra le nazionalità beneficiarie, spiccano Albania, Marocco, Brasile e Cuba: in tutti i casi il matrimonio è stato il motivo principale, raggiungendo il 100% nel caso dei cuba-ni e attestandosi sopra il 95% negli altri, ad eccezione del Marocco, in cui le acquisizioni per residenza hanno raggiunto il 28%. In qualche maniera l'attribuzione della cittadinanza serve per selezionare chi è simile per cultura e non per sostenere chi ha scelto di vivere in Italia seppure proveniente da estrazioni diverse.

Appartenenza religiosa: una fede da vivere per e non contro gli altri.

Dal 1990 la Fondazione Migrantes e la Caritas monitorizzano l'appartenenza religiosa degli immigrati per mostrare che la differenza, anche in questo settore, può essere vissuta come un elemento che rafforza la propria identità senza contrapporla a quella degli altri. Questo è purtroppo il grande tema, ancora in gran parte insoluto, che si sta vivendo in Italia e altrove.

Nel "Dossier 2003" il sistema di stima dell'appartenenza religiosa è stato interamente riveduto sulla base dei manuali più autorevoli e sono stati ulteriormente diversificati anche i gruppi di appartenenza (ad esempio, distinguendo tra protestanti e ortodossi e tra le diverse religioni orientali).

Tra i 1.512.324 stranieri regolarmente presenti alla fine del 2002, si calcola che vi siano 690.523 cristiani (45,7%), 553.007 musulmani (36,6%), 4.203 ebrei, 39.416 induisti, 37.489 buddisti. Quasi la metà dei cristiani sono cattolici (24,1%), un terzo ortodossi (13,5%), un ottavo protestanti (5,8%).

In Italia, come nel resto d'Europa, la comunità musulmana è la seconda per numero di fedeli pur essendo composta per la maggior parte da cittadini stranieri. Il principale paese di origine è il Marocco seguito dall'Albania.

La ripartizione regionale tra i vari gruppi religiosi è molto differenziata. I cristiani rappresentano l a maggioranza assoluta degli stranieri presenti in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Trentino Alto Adige. La presenza musulmana è, invece, maggioritaria in Basilicata, Calabria e Puglia e in una regione del nord (Valle d'Aosta), mentre a livello macro regionale è così ripartita: il 36% nel Nord ovest, il 28,4% nel Nord est, il 21,5% nel Centro e il restante 14% al Sud.

ITALIA. STIMA DELLA RIPARTIZIONE RELIGIOSA DELLA POPOLAZIONE STRANIERA (1991 - 2002)
-
Cristiani
Ortod.
Cattol.
Protest
altri Crist.
Musulm.
Ebrei
Indui.
Budd.
Anim.
altri
Totale
1991
44,6
6,6
26,0
8,7
3,3
38,0
0,6
2,1
2,5
1,5
10,8
656.757
1999
45,9
11,9
25,1
6,5
2,5
36,8
0,3
2,5
2,5
1,4
10,5
1.251.994
2000
45,1
12
24,5
6,2
2,4
37,2
0,3
2,6
2,5
1,4
10,9
1.388.153
2001
45,2
12,6
24,3
6
2,3
36,4
0,3
2,6
2,6
1,4
11,6
1.362.630
2002
45,7
13,5
24,1
5,8
2,3
36,6
0,3
2,6
2,5
1,4
11,0
1.512.324
Aum. 91/02
135,8
372,6
113,4
53,1
59,1
121,5
10,8
190,6
131,4
110,6
135,7
130,3
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Stime su dati Ministero dell’Interno.

Merita di esser e segnalato l'invito rivolto dal Ministro dell'Interno Pisanu ai musulmani moderati per costruire e far prevalere un islam non imperniato sulla contrapposizione, che così concepito sarebbe inaccettabile nella concezione occidentale dello stato e di una società pluralista.

Dal punto di vista religioso sarebbe, poi, assurdo, da qualsiasi parte ciò avvenga, invocare Dio per contrapporre gli uomini fra loro .

La salute: un diritto riconosciuto ma da rafforzare.

I dati sanitari disponibili evidenziano un superamento, da parte degli immigrati, delle situazioni di esclusione dai servizi medici, ma indicano al contempo una fragilità sociale e ambiti di sofferenza sanitaria: malattie da disagio, infortuni sul lavoro, alto ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza, alcune malattie infettive prevenibili.

Il pregiudizio degli immigrati come "untori" e cioè portatori di malattie infettive e tropicali non trova riscontro nelle patologie prevalenti fra i loro ricoveri (283.987, di cui 2/3 ordinari e 1/3 in day hospital), eppure risulta ancora molto radicato anche fra gli operatori sanitari italiani (uno studio su un campione di medici, infermieri e altri operatori ha evidenziato che il 35% ritiene che le malattie più frequenti siano la tubercolosi, la malaria, l'Aids).

Invece, tra le cause di ricovero più diffuse si trovano malattie alle alte vie respiratorie, disturbi gastrointestinali, malattie dermatologiche; da porre in stretta relazione alle scadenti condizioni di vita presenti soprattutto nelle prime fasi del percorso migratorio.

Da un campione di 8.007 neonati di diversa provenienza sono anche emerse alcune differenze rispetto ai neonati di genitori italiani, come una maggiore frequenza nelle nascite pretermine (per i bambini nomadi); un'elevata incidenza del parto cesare o (30% dei bambini africani e latino-americani); un peso inferiore ai 1.500 grammi più diffuso tra i latino americani, asiatici ed est europei; una maggiore incidenza di asfissia (africani) e di stress respiratorio (nomadi e sud americani). Queste differenze non vanno solo ricollegate agli stili di vita propri del paese di origine o a fattori genetici, ma spesso anche al basso livello di integrazione nella società d'accoglienza.

ITALIA. RICOVERI DI CITTADINI STRANIERI (1998 e 2000)
-
1998
2000
Var. 1998 - 2000
-
-
-
v. a.
%
Ricoveri ordinari
157.993
195.863
37.870
24,0
Day hospital
31.396
46.327
14.931
47,6

Fonte: Caritas di Roma/Area Sanitaria. Elaborazioni su dati Ministero della Salute


LA CRIMINALITÀ DEGLI IMMIGRATI : AL DI LÀ DEL SENSAZIONALISMO

Denunce: incidenza percentuale in calo.

Il "Dossier Statistico Immigrazione" è da molti anni sostenitore di una linea di prudenza, che lo ha portato a diffidare delle generalizzazioni che non trovano un adeguato supporto scientifico, anche per la difficoltà di individuare gruppi di riferimento simili per far luce su tutti gli aspetti implicati. Per giunta, come già rilevato in alcune delle Relazioni di apertura dell'anno giudiziario 2002, la criminalità degli immigrati trova spesso le sue radici in fenomeni di emarginazione, in cui gli immigrati sono spesso costretti a vivere. Una fruttuosa via di ricerca è consistita nel concentrare lo studio sui denunciati e sui detenuti stranieri.

I denunciati di nazionalità extraeuropea incidono per il 17,4% sul totale nazionale, con una diminuzione di quasi tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione (dati ISTAT 2001).

L'ambito della criminalità straniera risulta circoscritta in alcune tipologie specifiche.

Più ricorrenti sono i reati contro il patrimonio (40,2%), quelli in materia di droga (14,9%) e contro la persona (13,4%). Su queste categorie si riscontra una specifica ricorrenza statistica da parte dei provenienti da una stessa area continentale: fra i nordafricani prevale la realizzazione dei reati di produzione e spaccio di stupefacenti, con percentuali fra il 27% ed il 40%; fra gli est europei non si registra invece un significativo coinvolgimento negli illeciti di droga, quanto piuttosto nei reati contro il patrimonio e soprattutto nel furto (che costituisce il 49,9% dei titoli addebitati ai croati e il 55,2% di quelli dei rumeni). Gli albanesi non risultano invece significativamente concentrati in specifiche forme delittuose: la tipologia più frequente (anche per i senegalesi e i nigeriani) è quella dei reati di "falso" che però non raggiungono il 15,8% del relativo totale. Dal confronto soggiornanti/denunciati è emerso che alcune nazionalità hanno un'incidenza maggiore nella graduatoria dei denunciati che fra gli stessi soggiornanti, con una sorta di "sovraesposizione" giudiziaria. I marocchini, così come sono il primo gruppo di soggiornanti stranieri in 7 regioni italiane, lo sono anche nelle rispettive graduatorie di denunciati, con percentuali "giudiziarie" ancora più elevate in Lombardia, Trentino Alto Adige e Toscana. I dati sugli albanesi ridimensionano l'immaginario collettivo che porterebbe a pensare il contrario: in ben nove regioni la loro incidenza sui denunciati è inferiore a quella sui soggiornanti.

Per rumeni e tunisini, invece, il discorso varia molto a seconda del contesto geografico: nelle regioni del Nord, nonché in Umbria e nel Lazio prevale l'incidenza dei denunciati, al Sud e nelle restanti realtà del Centro i soggiornanti li superano nettamente.

Va invece segnalato che alcune nazionalità dell'Asia, come i filippini e i cinesi, pur essendo ai primi posti della graduatoria nazionale degli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia (rispettivamente al 4° e al 5° posto) non sono invece contemplate fra le prime 10 nazionalità di denunciati. I dati sembrano provare che un buon inserimento nel mercato del lavoro e una notevole attitudine alla ricezione delle dinamiche della società in cui vivono riducano sensibilmente il rischio di coinvolgimento in attività delittuose.

Gli stranieri in carcere.

I detenuti stranieri costituiscono il 30,1% del totale nazionale (16.788 su 55.670) e risultano in leggera diminuzione (un punto e mezzo) rispetto allo scorso anno: i marocchini, pur rappresentando il 21,7% dei detenuti stranieri, riportano un calo del 3,8%.

Così come per i denunciati, anche tra i detenuti a prevere sono i nordafricani (43,6% del totale), seguiti dagli immigrati dell'Est Europa (33,6%). Tra le prime 10 nazionalità, l'unica del continente americano è la Colombia (8°, con il 2,5%).

I reati sui quali negli anni scorsi si è registrato il maggiore coinvolgimento di cittadini immigrati (quelli in materia di prostituzione e droga) sono quelle nelle quali si è verificata la flessione più consistente durante il 2002 (rispettivamente -30% e -13%).

I reati in materia di droga sono scesi di oltre 10 punti percentuali dallo scorso anno e costituiscono ora il 28% dei reati commessi da stranieri, contro i l 38,5% del 2001. A loro volta, i reati contro il patrimonio rappresentano la seconda categoria di più frequente addebito ai detenuti stranieri (per gli italiani sono la prima), pari al 27,4% del totale, ma sono in fase di netta crescita (erano il 19,8% del totale nel 2001).

Anche i reati in materia di prostituzione sono notevolmente diminuiti (-30%, pari a 1.143 titoli); ma la matrice straniera in questa fattispecie è ancora preponderante.

ITALIA. PRIME 5 NAZIONALITÀ DI DENUNCIATI STRANIERI CON LE FATTISPECIE PIÙ RICORRENTI (31.12.2001)

Paesi
Denunc. v.a.
% vert.
1° titolo (%)
2° titolo (%)
3° titolo (%)
Marocco
16.255
18,2
Prod./spaccio stupef. (27,0)
Furto (13,9)
Falsità (7,6)
Albania
10.780
12,0
Delitti di falso (15,8)
Furto (15,6)
Lesioni volont. (3,6)
Romania
7.315
8,2
Furto (55,2)
Falsità (6,7)
Rapina (6,4)
Tunisia
5.688
6,4
Prod./spaccio stupef. (37,0)
Furto (9,3)
Falsità (8,3)
Senegal
4.919
5,5
Falsità (15,5)
Violenza, resistenza (6,3)
Prod./spaccio stupef. (6,0)

FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati Istat

Immigrazione e informazione.

L'informazione è basilare per assicurare agli immigrati l'inclusione sociale, con riferimento tanto all'accesso all'informazione quanto ai contenuti della stessa in relazione al tema dell'immigrazione.

In Italia esiste un mercato editoriale fatto da o per immigrati, che è già di una certa ampiezza e in costante evoluzione, ma che necessita di essere valorizzato e incentivato nella crescita. L'indagine più completa su questo tema ha censito 107 testate così ripartite: 29 gestite da immigrati con il coinvolgimento di italiani; 46 gestite da italiani con il coinvolgimento di immigrati e 32 la cui gestione è riservata ai soli italiani (Ricerca FUSIE/CNEL, "I media e gli immigrati in Italia. La stampa di immigrazione e per l'immigrazione", 2003). Questo mercato, per quanto promettente, non può far dimenticare che i giochi vengono fatti sostanzialmente dai media italiani.

Si riscontra che parte della stampa italiana sia ancora legata al sensazionalismo, allo spettacolo e al dramma (Indagine del "Dossier Statistico Immigrazione" sui contenuti delle grandi testate nel 2002 attraverso l'analisi di 1.205 articoli).

I temi più trattati sono stati quasi sempre a valenza negativa (Legge Bossi-Fini/sanatoria, 28,4%; clandestini/sbarchi, 23,2%; lavoro, 10,5%; intolleranza, 7,9%; criminalità, 5,1%; prostituzione, 3,7%). E' anche negativa la terminologia con la quale si parla dell'immigrazione: clandestini, sbarchi, criminalità, prostituzione sono argomenti che alimentano nell'immaginario collettivo la creazione di stereotipi negativi agendo sul delicato binomio sicurezza/insicurezza.

Accanto a questo fronte, in cui l'immigrazione appare come "emergenza", "invasione", "inciviltà", è opportuno anche citare una serie di servizi di approfondimento, saggi e inchieste di giornalisti che con scrupolo e tenacia hanno valorizzato il processo di integrazione in atto e le virtualità positive dell'immigrazione, pur senza nasconderne i problemi.

ITALIA. QUOTIDIANI E IMMIGRAZIONE: ARTICOLI PER ARGOMENTI (2002)
Argomenti
n. articoli
%
Argomenti
n. articoli
%
Clandestini/Sbarchi
280
23,2
Prostituzione
44
3,7
Criminalità
61
5,1
Religione
53
4,4
Intolleranza
95
7,9
Altri temi
203
16,8
Lavoro
127
10,5
-
-
-

L. Bossi-Fini/Sanatoria

342
28,4
TOTALE
1.205
100,0
FONTE: Indagine Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.

GLI IMMIGRATI E IL MONDO DEL LAVORO

Aumento degli immigrati e necessità della programmazione. Nel 2002, anno di ridotta crescita del PIL (0,4%), è aumentata l'occupazione di 212.000 unità e, al suo interno, è cresciuta l'incidenza dei lavoratori stranieri. Ciò è avvenuto in un delicato scenario di riforme normative, sia per quanto riguarda il sistema di collocamento che per le nuove forme di rapporti di lavoro intese a garantire maggiore flessibilità.

Sulla base dei contratti registrati a part i re dal 16 m a rzo 2000, l'INAIL ha accertato 527.720 posizioni attive al 31.12.2002 (63,2% con durata superiore a un anno): a questi contratti si aggiungono quelli stipulati in precedenza e rimasti in vigore. Nel 2002 il livello di disoccupazione degli immigrati è pari al 5,2%, molto al di sotto del 9% riguardante gli italiani.

A colpire è il fatto che si richiede una sempre maggiore presenza di questi lavoratori. Il fabbisogno di manodopera straniera aggiuntiva, secondo le previsioni del sistema Excelsior effettuate da Unioncamere, è passato da 149.468 (un quinto dell'intero fabbisogno) nel 2001 a 163.794 nel 2002 (un quarto dell'intero fabbisogno), per poi essere stimato pari a 223.944 nel 2003 (un terzo del totale). Gli immigrati vengono ritenuti necessari in sempre nuovi settori occupazionali e non più solo nelle cosiddette "nicchie etniche" (lavoro domestico): ad essi iniziano a dischiudersi anche i livelli alti della gerarchia professionale.

Il Governo, per il 2002, ha programmato l'ingresso di 60.000 lavoratori stagionali e solo nel mese di ottobre l'ingresso di 10.000 lavoratori dipendenti (Albania 3.000, Tunisia 2.000, Marocco 2.000, Egitto 1.000, Sri Lanka 1.000, Nigeria 500, Moldavia 500), 3.000 lavoratori autonomi, 2.500 lavoratori altamente qualificati e 4.000 lavoratori provenienti dall'Argentina.

Il rapporto tra il mercato del lavoro e l'ingresso di lavoratori dall'estero continua a configurarsi in maniera seriamente problematica, come ha posto in evidenza la regolarizzazione chiusa l'11 novembre 2002. In pratica, per ogni lavoratore dichiarato all'INPS, in media è stata chiesta la regolarizzazione di uno che lavorava in nero, con una incidenza più alta del som-merso in tutte le aree del paese ad eccezione del Nord Est. Questa situazione reclama teorizzazioni più aperte e decisioni più coraggiose di quanto finora stia avvenendo, prevenendo con la programmazione la necessità di regolarizzare.

Sarebbe consolante dire che dopo la legge 189/2002 e la relativa regolarizzazione sia scomparsa l'area del sommerso. Purtroppo le cose non stanno così, anche perché la determinazione dei flussi si sta configurando come una sorta di imbuto attraverso la quale pochi riescono a passare. I risultati sulle ispezioni condotte nel 2003 dal Comando dei Carabinieri operante presso il Ministero del Lavoro aiuterà a leggere con maggiore concretezza quanto sta avvenendo.

La soppressione della venuta sotto sponsorizzazione per la ricerca dei posti di lavoro, nonostante riguardasse solo 15.000 persone l'anno, esercitava un forte incentivo alla legalità delle procedure sia tra gli italiani che tra gli immigrati, e regolava in maniera flessibile l'incontro tra domanda e offerta di lavoro: sarebbe pertanto auspicabile una sua reintroduzione, anche in forma riveduta (del resto, un meccanismo simile è stato auspicato dallo stesso Parlamento Europeo), come anche bisognerebbe abbassare i requisiti reddituali per consentire agli interessati di effettuare le chiamate nominative dall'estero.

ITALIA. FORZE LAVORO E DISOCCUPAZIONE ITALIANI E IMMIGRATI (2001 - 2002)
-
Occupati
Disoccupati
Tot. forze lavoro
Tasso disoccup. %
% imm. su forze lav.
Italiani e immigrati
21.829.000
2.163.000
23.993.000
9,0
-
Solo immigrati
791.362
43.116
834.468
5,2
*3,5

*L’incidenza % della forza lavoro immigrata sale al 6% dopo la regolarizzazione del 2002
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati ISTAT E Ministero dell’Interno

Una ogni nove assunzioni riguarda gli immigrati.

L'apporto dei lavoratori immigrati sta diventando sempre più visibile non solo nelle aree economicamente più dinamiche ma anche in quelle più deboli. Nel corso del 2002 sono stati assunti 659.847 lavoratori extracomunitari su un totale di 5.762.749 nuove assunzioni, con una incidenza quindi dell'11,5% (una ogni nove).

Il maggiore protagonismo nelle assunzioni viene svolto dalle piccole (quelle fino a 10 dipendenti: quota del 28,7%) e medie imprese (quelle fino a 50 dipendenti: quota del 29,6%).

Il 66,5% degli immigrati assunti si colloca nella fascia di età 19-35 anni (con una incidenza di 7 punti in più rispetto alla media dei lavoratori), mentre solo il 2, 6% ha pi ù di 50 anni (rispetto alla media dell'8,5%): il riferimento agli immigrati come lavoratori giovani trova un significativo riscontro statistico.

Le assunzioni avvengono per il 69% nel Nord (di cui il 37,8% nel Nord Est), il 20,5% nel Centro e il 10,5% nel Meridione (di cui il 2,8% nelle Isole). Nel Nord Est spetta agli immigrati una ogni sei assunzioni, nel Nord Ovest una ogni sette, nel Centro una ogni 8 e nel Sud una ogni 25. Gli immigrati sono protagonisti di una ogni sei/sette assunzioni in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, mentre nel Trentino Alto Adige l'incidenza è addirittura di una ogni quattro assunzioni.

Sono tre le Regioni che insieme totalizzano la metà delle assunzioni degli immigrati: la Lombardia con il 23,2%, il Veneto con il 13,7% e l'Emilia Romagna con il 12,1%.

Il Lazio è solo quarto (7,5%), appaiato con la Toscana (7,3%). Milano con 74.188 assunzioni è la prima provincia in Italia, seguita a distanza da Roma (38.637), Bologna (29.992), Trento (23.828), Brescia (23.701) e Vicenza (21.008), come si vede con netta prevalenza delle regioni del nord.

I saldi tra assunzioni e cessazioni (che solo grosso modo si avvicinano al concetto di "nuovi posti di lavoro" anche perché spesso non si tratta di posti stabili) sono stati 523.502 per la totalità dei lavoratori, dei quali 140.222 spettanti ai lavoratori immigrati (uno ogni quattro nella media italiana, uno ogni tre nel Nord e uno ogni due in Umbria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia). Viene così attestata la necessità strutturale della forza lavoro immigrata, derivante cioè dalla necessità che gli italiani non bastano (o non sono disponibili) per sostituire chi va via e per ricoprire i nuovi posti di lavoro.

Ripartizione delle assunzioni per settori.

Le assunzioni dei lavoratori immigrati sono così ripartite per settori: 13,8% agricoltura, 26,4% industria, 39,2% servizi e 20,6% non determinato.

La graduatoria del le province per numero di assunzioni è differenziata a seconda dei settori:

Nel complesso a Milano spetta l'11,7% delle assunzioni (74.188) e a Roma, che si trova al secondo posto, solo il 5,9% (38.637).

ITALIA. ASSUNZIONI E SALDI DI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI PER AREE TERRITORIALI (2001 - 2002)

Aree territoriali
Assunzioni: incidenza % lavoratori extracomunitari su totale
Saldi: incidenza % lavoratori extracomunitari su totale
-
2001
2002
2001
2002
Nord Ovest
11,6
14,0
28,1
36,6
Nord Est
17,7
17,7
33,3
38,9
Centro
9,5
10,2
21,2
24,2
Sud
3,7
4,0
4,8
6,9
Isole
3,7
3,8
4,4
5,0
Italia
9,9
11,5
19,8
24,3
v.a.
496.861
659.847
98.386
140.222

FONTE:Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elab. su dati INAIL/Denuncia Nominativa Assicurati

*L'agricoltura: dal Trentino Alto Adige alla Sicilia.

Nel 2002, nonostante la diminuzione degli addetti complessivi (-2,4%), è aumentata la richiesta di lavoratori immigrati, che nelle assunzioni del settore incidono per il 13,8% (un punto in più rispetto all'anno precedente) e questo a conferma del loro carattere strutturale. L'incidenza dell'agricoltura sale al 40% in Puglia, al 50,7% in Trentino Alto Adige e al 51,2% in Sicilia.

Le assunzioni in agricoltura sono avvenute per il 10% nel Nord Ovest, per il 54% nel Nord Est, per il 14% nel Centro e per il 22% nel Meridione (che in agricoltura si mostra più ricettivo di questa manodopera aggiuntiva rispetto a quanto avviene negli altri settori). Un terzo di tutte le assunzioni avviene nel Trentino Alto Adige, seguito dall'Emilia Romagna e dal Veneto.

Secondo una ricerca condotta insieme alla Confederazione Italiana Agricoltori - CIA, risulta che in alcune regioni si può parlare di "poli agricoli", che catalizzano la maggior parte delle assunzioni del settore: ad esempio, in Sicilia la provincia di Ragusa (con 4.019) detiene quasi i due terzi delle assunzioni di agricoli extracomunitari, così come avviene per Verona (5.837 assunzioni) nel Veneto, per Cuneo (1.992) nel Piemonte e per Roma (1.402) nel Lazio. Il caso più tipico è Perugia che detiene, con 2.824 assunzioni, il 93% delle assunzioni regionali.

*L'industria.

Superano la media del 26,4% diverse regioni del Nord (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e con il 40,2% il Friuli Venezia Giulia) e anche alcune regioni del Sud, seppure con un numero limitato di assunzioni.

I settori a più alto fabbisogno di manodopera straniera (incidenza al di sopra del 15% sul totale delle assunzioni) sono quello conciario, tessile, dei metalli, della gomma, del legno e della trasformazione. L'incidenza è di poco al di sotto, ma comunque alta (tra il 10% e il 15%), nei settori agrindustria, costruzioni, trasporti, alberghi e ristoranti, meccanica, attività immobiliari/pulizie.

Un settore nel quale in tutta Italia si ricorre alle assunzioni di immigrati è l'edilizia, dove il tasso di supplenza rispetto alla carenza di manodopera italiana è pari al 13,7% (62.847 su 462.814 assunzioni con 12.143 rapporti a saldo).

Le assunzioni in edilizia sono state 6.990 a Milano, 3.918 a Brescia e 3.200 a Roma. I rapporti a saldo sono 12.143 (il 3,7% dei saldi nel settore).

Diventano più numerosi i lavori rifiutati dagli italiani. In vari rami lavorativi gli italiani che abbandonano l'attività sono ormai più numerosi dei nuovi assunti, per cui è quanto mai funzionale l'afflusso di lavoratori stranieri: ad esempio, i saldi sono negativi nell'industria tessile di 21.739 unità, in quella meccanica di 2.599 unità e nei metalli di 4.252 unità; negli stessi settori è invece positivo il saldo degli immigrati, rispettivamente con 945, 1.579 e 3.107 unità.

ITALIA. ASSUNZIONI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI PER AREE TERRITORIALI (2002)
-
Tutti i settori
Agricoltura
Industria
Servizi
Non determinato
Nord Ovest
31,2
9,8
32,7
33,6
45,0
Nord Est
37,8
54,0
38,3
36,6
21,8
Centro
20,5
14,1
20,4
22,0
23,4
Sud
7,7
13,8
7,2
5,9
7,6
Isole
2,8
8,6
1,4
1,9
2,2
Italia
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
- totale ripartito per regioni
599.597
90.906
172.603
256.869
79.199
- totale generale
659.847
91.086
174.057
258.553
136.151

FONTE:Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elab. su dati INAIL/Denuncia Nominativa Assicurati

*I servizi.

Il 29,2% delle assunzioni dei lavoratori immigrati avviene nei servizi, escludendo da questo conteggio il settore domestico. Al di sopra della media del 29,2% si collocano tutte le regioni del Nord (ad eccezione del Trentino Alto Adige, dove il fabbisogno prevalente è quello agricolo) e nel Centro la Toscana e il Lazio (quest'ultima con il 59,3%) e nel Meridione solo la Sardegna (54,4%).

Il settore dei servizi contiene al suo interno vari rami: dai trasporti alle pulizie nelle imprese, dai lavori nel settore degli alberghi al commercio e così via. Nel settore degli alberghi e dei ristoranti, le 109.189 assunzioni degli immigrati hanno inciso per il 12,1% su tutte le assunzioni del settore (905.003). Ai primi posti si collocano Milano (16.446), Roma (12.115) e Bolzano (10.126): la dislocazione delle altre province è determinata dall'impatto del turismo. Il saldo è di 8.604 rapporti (il 7,9% del totale), più basso rispetto alla media perché molti posti sono a carattere stagionale.

Il settore del lavoro domestico, talvolta con un certo disprezzo, è stato definito una "nicchia etnica" perché la metà dei lavoratori dichiarati all'INPS è già costituito da immigrati (nell'area romana addirittura i due terzi): dopo la regolarizzazione, su circa 550.000 addetti del settore, i tre quarti sono immigrati. In realtà, inserendosi nel settore nonostante un alto livello di scolarizzazione, le immigrate, a costo di sacrifici personali e familiari e della stessa vocazione alla maternità, hanno consentito l'emancipazione lavorativa e professionale delle donne italiane, come è stato evidenziato in una recente ricerca (CNEL/Fondazione Andolfi, settembre 2003).

Il problema della tutela.

L'esperienza, più che secolare, che l'Italia ha maturato per la tutela degli italiani all'estero merita di essere valorizzata per rispondere alle esigenze di questi nuovi lavoratori. Da una parte la legislazione sul lavoro in Italia risulta aperta, dall'altra bisognerebbe ampliare queste prospettive, senza ad esempio legare determinati benefici al possesso della carta di soggiorno. Questa apertura è anche giustificata dai vantaggi che attualmente ne ricava il "sistema Italia". Ogni lavoratore straniero, secondo stime, paga in media 2.800 euro l'anno a titolo di contributi previdenziali: questa somma, versata da più di un milione di lavoratori, assicura un gettito di notevole portata.

Vi è poi il grande problema della tutela della sicu-rezza sul lavoro. Secondo le anticipazioni di una ricer-ca condotta dall'Istituto Italiano di Medicina Sociale con il "Dossier", nel 2001 gli immigrati erano il 3,4% della forza lavoro ma avevano una quota pari al 9,1% di tutti gli infortuni verificatisi in Italia. Non solo 1 immigrato su 10 occupati viene indennizzato a causa di infortunio, ma inoltre tra gli immigrati i casi mortali sono 1 ogni 500 infortuni denunciati, con una ricorrenza quindi veramente preoccupante che re n d e necessaria una capillare azione di informazione e di formazione sul posti di lavoro. I settori a più alto rischio sono le costruzioni e l'industria metalli (ciascuna con una quota del 14% sul totale).

E' necessario tutelare meglio anche i risparmi bancari e le rimesse, favorendo l'accesso alle strutture di servizio in Italia (banche, poste, servizi di money transfer) e incentivando gli investimenti produttivi in patria con adeguate politiche di sostegno. Il potenziale impatto delle rimesse è evidente quando si pensa che arrivano, dai vari paesi dove gli immigrati lavorano, 10 miliardi di dollari in India e nel Messico, 6,4 miliardi nelle Filippine, 3,3 miliardi nel Marocco, 2,9 miliardi in Egitto e 2,8 miliardi in Turchia. Secondo i dati dell'Ufficio Italiano Cambi, in Italia sono transitati tramite le banche 790 milioni di euro (749 nel 2001).

Si tratta solo della punta di un iceberg, mentre il volume delle rimesse totale sarebbe stato, nel 2002, di 7 miliardi di euro (C. Giustiniani, Fratellastri d'Italia, Einaudi, 2003), mentre secondo altri la somma sarebbe addirittura due volte superiore (cf., Intervista di A. Costa su "Il Messaggero" del 14 ottobre 2003). Sono in evidenza, come continente di destinazione l'Asia (46,3% del totale) e come regioni di invio il Lazio e la Lombardia (tre quarti del totale delle rimesse).

Della tutela dei diritti dei lavoratori immigrati si fanno carico i sindacati (ai quali sono iscritti in 267.000 secondo una stima del "Dossier") e la contrattazione , grazi e al la quale è stato possibile garantire alcune risposte ad esigenze specifiche di questa categoria.

ITALIA. CONTRATTI NAZIONALI DI LAVORO CHE HANNO INTRODOTTO NUOVI DIRITTI PER GLI IMMIGRATI

Categorie
Corsi di lingua italiana con monte ore
Prolungamento ferie
Chimica, gomma, plastica, e vetro ARTIGIANATO
-
Cumulo ferie, permessi retribuiti e non, con recupero
Pelli e succedanei ARTIGIANATO
300 ore per diritto allo studio della lingua italiana
-
Fotoincisione stampa tessile ARTIGIANATO
200 ore di permesso retribuito per
apprendimento lingua italiana
-
Metalmeccanici PICCOLE E MEDIE INDUSTRIE
250 ore per il diritto allo studio e l’apprendimento della lingua italiana
-
Metalmeccanici COOPERATIVE
250 ore per il diritto allo studio e
l’apprendimento della lingua italiana
-
Alimentaristi INDUSTRIA
-
Cumulo di ferie e permessi per ricongiungimento famigliare all’estero
Metalmeccanici INDUSTRIA
250 ore per il diritto allo studio e
l’apprendimento della lingua italiana
Cumulo Ferie e permessi per recarsi dalle
proprie famiglie nei paesi d’origine

FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno

In forte aumento l'imprenditorialità multicolore.

L'iniziativa imprenditoriale, sviluppatasi innanzi tutto nel Nord, ha avuto un forte sviluppo nel corso degli anni '90, quando in forza della legge Martelli si iniziò a derogare al requisito della reciprocità per l'esercizio di questa attività: 5 su 6 immigrati si sono iscritti alla Camera di Commercio dopo il 1990. Questo tipo di scelta sembra essere ben ponderata, perché tra gli immigrati la cosiddetta "mortalità aziendale" è meno ricorrente rispetto a quanto avviene tra gli italiani: problemi molto seri restano, comunque, quelli dell'accesso al credito, della formazione e dell'assi-stenza professionale. A spingere verso questa avventura, nonostante i rischi che comporta specialmente per chi nel paese di origine non ha fatto un'analoga esperienza, è la speranza di poter essere meglio gratificati rispetto a quanto avviene nel settore del lavoro dipendente.

Alla fine del 2002, secondo l'archivio di Infocamere, tra titolari di imprese e soci erano 198.215 le persone nate all'estero (inclusi, quindi, anche gli italiani rimpatriati e gli immigrati diventati cittadini italiani) con una incidenza pari al 4% sul totale delle aziende. Secondo l'archivio del Ministero dell'Interno alla stessa data erano 108.615 gli stranieri soggiornanti a motivo di lavoro autonomo. Un apposito studio, che la Confederazione Nazionale dell'Artigianato-CNA ha condotto insieme al "Dossier Statistico Immigrazione", ha evidenziato che effettivamente i cittadini stranieri sono 79.005, dei quali 56.421 titolari d'impresa e gli altri soci (29%): in quasi un terzo dei casi di imprese artigiane. Si tratta di giovani ma non di giovanissimi: il 68,9% ha tra i 30 e i 49 anni; in quattro casi su cinque sono maschi e, nella stessa misura, di provenienza extracomunitaria, con Marocco, Cina e Senegal ai primi posti (tra i primi dieci si trovano anche Svizzera, Germania e Francia). Si trova un riscontro statistico del fatto che i nordafricani son maggiormente presenti nel settore della ristorazione, i cinesi nelle attività commerciali, i bengalesi e i pakistani nell'ambulantato e nelle piccole attività commerciali.

Questa imprenditoria conosce la più alta concentrazione al Nord (Nord Ovest 26,7% e Nord Est 23,3%), per poi andare diminuendo man mano che si scende nella Penisola (Centro 24,1%, Sud 17,5% e Isole 8,4%). Milano e Roma sono le province di maggiore concentrazione di imprenditori immigrati (un quarto dei casi). Al caso romano è stato dedicato recentemente il volume Gli immigrati nell'economia romana, pubblicato dalla Camera di Commercio insieme alla Caritas di Roma (settembre 2003).

I settori di principale sbocco sono i servizi (55%), con il commercio in particolare evidenza (36,2%), e l'industria (30,8%) dove primeggiano le costruzioni (16,7%); all'agricoltura spetta solo il 5,3% e quindi segue l'8,9% di varie altre attività. Prevalgono le imprese individuali e sono molto poco diffuse le società di capitali che presuppongono una dovizia di risorse che gli immigrati non hanno.

ITALIA. TITOLARI DI IMPRESE ARTIGIANE CON CITTADINANZA STRANIERA PER SETTORE DI ATTIVITÀ (31.07.2003)
Settori
v.a
% su tot
Settori
v.a
% su tot
Costruzioni
9.632
39,1
Prod. e Lav. Metallo
673
2,7
Commercio e Riparazioni
3.235
13,1
Agricoltura
552
2,2
Tessile Abb. Calz. Pelletteria
3.055
12,4
Ind Alimentari
550
2,2
Attività dei Servizi
2.130
8,7
Altre Attività
3.475
14,1
Trasporti
1.330
5,4
Totale
24.632
100,0
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Elaborazioni su dati CNA

CONCLUSIONI: INCENTIVARE LE VIE DELLA LEGALITA'

Necessità di più ingressi legali e di un progetto di società più aperto.

Il clima mondiale, generatosi dopo i fatti terroristici dell'11 settembre 2001, non è tra i più favorevoli e sono ricorrenti i ripensamenti su una politica migratoria comune nell'Unione Europea, tant'è che secondo il mondo sociale un'intesa sembra raggiungibile solo giocando al ribasso (cf. direttiva sui ricongiungimenti familiari). Si sbaglia quando si pensa che la soluzione consiste nel restringere le vie legali di fronte alla crescente pressione migratoria. Le politiche migratorie eccessivamente restrittive sono esse stesse causa dei flussi illegali, come viene riconosciuto dagli esperti delle organizzazioni internazionali, i quali non mancano di osservare anche che, solitamente, i flussi dei lavoratori migranti poco qualificati sono organizzati da trafficanti, perché questi lavoratori non trovano in altro modo una possibilità di essere ammessi a lavorare.

Nel mondo sociale è anche diffuso un senso di insoddisfazione nei confronti delle politiche ufficiali, che non possono ispirarsi unicamente alle norme di contrasto dei flussi clandestini, agli accordi di riammissione, ai centri di permanenza temporanea e neppure al loro semplice inquadramento sotto l'aspetto occupazionale. Bisogna investire maggiormente sulle vie della legalità e interrogarsi sul "che fare" una volta che essi sono arrivati. Bisogna avere un progetto di convivenza: è funzionale a questa esigenza la discussione sugli spazi di partecipazione e sull'ammissione al voto amministrativo, finora ostacolato, oltre che dalla revisione della normativa sulla cittadinanza, anche da paure aprioristiche.

Nello scenario attuale di insediamento stabile, gli immigrati sono chiamati a loro volta ad inserirsi in maniera non superficiale nella società della quale saranno i nuovi cittadini. Il doveroso rispetto per le culture di origine deve essere congiunto con un rispetto altrettanto doveroso della cultura del paese che accoglie e delle sue regole fondamentali quali: l'inviolabilità dei diritti umani individuali; l'uguaglianza di fronte alla legge; la separazione fra religione e politica (laicità dello Stato) e la democrazia come metodo di convivenza in un clima di pluralismo culturale e tolleranza. In questo contesto la religione non può essere invocata come un fattore di divisione e, tuttavia, ciò non è un motivo per dimenticare, come ha affermato il Papa (Ecclesia in Europa, 28 giugno 2003) che il continente europeo affonda le sue radici nella comune ispirazione cristiana e che questa fruttuosa tradizione consente anche di affrontare con fermezza, senza chiusura né faciloneria, il problema dell'integrazione armoniosa dei musulmani che non vogliono essere integralisti.

Immigrati e voto amministrativo: i tempi sono maturi.

Spesso i politici si mostrano eccessivamente prudenti perché ritengono che i cittadini siano restii alle proposte di apertura nei confronti degli immigrati. Ma è veramente così restia la base?

In un'indagine Demoskopea (marzo 2003) gli italiani sono disposti a pagare di tasca propria (31 euro a testa) per favorire l'inserimento sociale degli immigrati (corsi di lingua italiana, di educazione civica, aiuti nella ricerca di un'occupazione, corsi di qualificazione e formazione professionale, informazioni sul funzionamento dei servizi pubblici e sociali, assistenza nel disbrigo delle pratiche burocratiche), più di quanto pagherebbero (22 euro) per tenerli fuori dal nostro paese con forti controlli e pattugliamenti alle frontiere. Due cittadini su tre ritengono che le spese per l'integrazione degli immigrati debbano essere sostenute a livello centrale.

La concessione del diritto di voto amministrativo è, ovviamente, il capitolo più qualificante di una politica aperta. Già dal 1999 era emersa, dai dati del Rapporto annuale della Fondazione Nord Est, che gli italiani intervistati sul tema si dichiaravano largamente favorevoli alla concessione di un diritto civico fondamentale: quello del voto alle elezioni amministrative del comune di residenza da parte degli immigrati regolarmente soggiornanti, con percentuali sempre oscillanti intorno al 70%. Questa propensione ha trovato conferma anche nell'ultima rilevazione, quella fatta nel 2002 dalla Fondazione Nord Est, in cui il 72,5% dell'intero campione si è dichiarato del tutto d'accordo alla concessione del diritto di voto (a fronte di una media europea del 67,5%), senza operare distinzioni basate sull'appartenenza o meno dello straniero all'Unione.

Questo dato non è rimasto isolato: in un sondaggio d'opinione realizzato nei primi mesi del 2003 su un campione di 1.000 persone (a cura dell'Abacus), è risultata quasi totalmente condivisa (80%) l'opportunità di concedere la cittadinanza a chi lavori legalmente in Italia da tempo e paghi le tasse, confermando la circostanza che sul tema dell'estensione dei diritti gli italiani dimostrano una sensibile apertura.

IL VOTO DEGLI IMMIGRATI NEI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA
Paese
Nazionalità
Anni resid.
Tipo di elezione
dal
Danimarca Tutte
3
Com/prov
1981
Spagna* Tutte
-
Com
1985
Finlandia Scand/Islanda
2
Com
1981
Portogallo* Lusofoni
2
Naz/Loc
1971
Tutte
3
Loc
1997
Irlanda Tutte
-
Com
1963
G. Bretagna
-
Pol
1984
Regno Unito NCW
-
Tutte
-
Irlanda/Pakist
-
Olanda Tutte
5
Com
1985
Svezia Tutte
3
Com/Reg/Ref
1975

*previa reciprocità
FONTE: Dossier Statistico Immigrazione Caritas 1999

Le proposte di Caritas e Migrantes in 10 punti.

La posizione, illustrata da Caritas e Migrantes nell'introduzione al "Dossier Statistico Immigrazione 2003", contiene indicazioni che possono essere sintetizzate in 10 punti:

abituarsi ad offrire i posti di lavoro a priori, attraverso quote realistiche, e non a posteriori, attraverso le regolarizzazioni (da ritenere peraltro necessarie quando servono per risolvere le strozzature create da norme inadeguate);

interrogarsi sui vigenti meccanismi di collocamento, che non sono a portata di tutti i potenziali datori di lavoro per motivi di reddito e dello scarso collegamento tra domanda e offerta di lavoro (basti pensare alle famiglie e alle piccole realtà aziendali);

ritornare criticamente sulla soppressione della venuta sotto sponsorizzazione, che per lo Stato non comportava alcun onere e assicurava preziosi vantaggi agli immigrati e al mercato occupazionale, tant'è che il Parlamento Europeo ha proposto di recente alla Commissione una soluzione analoga sotto forma di un permesso semestrale per la ricerca di un posto di lavoro;

Per la Caritas e la Migrantes, pienamente disponibili a collaborare per realizzare questo grande progetto di convivenza, non vi può essere una via alternativa a quella che riconosce agli immigrati pari dignità nei doveri e nei diritti, e offre loro possibilità concrete per vivere attivamente l'avventura societaria e spirituale nel nostro Paese e nell'Unione Europea.

Il progetto Equal (Fondo Sociale Europeo/Ministero del Lavoro) "L'immagine degli immigrati in Italia tra media, società civile e mondo del lavoro" promuove iniziative di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale.

Per ordinazioni del dossier e informazioni rivolgersi alla Caritas di Roma:
tel. 06/69886158 - fax 06/69886375


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