Relazione di Mohamed Saady, Presidente Nazionale ANOLF “L’integrazione strutturale: decisiva per la nostra coesione sociale”

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images immigrati gifRelazione del Presidente Nazionale, Mohamed Saady, all'Assemblea Nazionale ANOLF del 28 aprile 2015.

Una politica europea d’immigrazione e asilo

 

Stragi del mare. Siamo tutti colpiti ed addolorati per questa immane strage di donne, bambini, uomini anziani e giovani che quotidianamente muoiono nel Mar Mediterraneo inseguendo il sogno di una vita migliore.

Purtroppo va evidenziato come l’Unione Europea non sia mai riuscita ad adottare una legislazione orizzontale, emanando un unico atto normativo che coprisse i vari settori connessi alle politiche d’asilo, ai visti ed all’immigrazione.

In tal senso non convincono, al momento, le nuove misure che dovrebbero seguire al vertice straordinario UE sull'immigrazione tenutosi il 23 aprile u.s., infatti, l’aumento delle sole risorse umane ed economiche non bastano per affrontare l'emergenza soprattutto nell’ottica dell’accoglienza, della revisione del diritto d'asilo, della protezione temporanea dei rifugiati nonché della redistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi UE.

 

In particolare sarebbe necessario:

 

-       Avere un regime comune per i richiedenti asilo politico che preveda vincoli stringenti sugli standard di accoglienza, consentendo e facilitando comunque l’accesso al mercato del lavoro durante l’attesa del riconoscimento dello status, escludendo comunque regimi di detenzione e prevedendo invece meccanismi di identificazione atti ad individuare soggetti vulnerabili, vittime di violenza e di traffico di essere umani;

 

-       eliminare le criticità relative alla individuazione dello stato membro deputato all'esame della domanda di asilo, introducendo meccanismi di flessibilità che rendano sostenibile ai Paesi più esposti, come l’Italia, la gestione di un fenomeno che è in continuo aumento sospendendo il trasferimento dei rifugiati in altri Stati fino alla decisione definitiva, ampliando però la definizione di “familiare” e permettendo anche i ricongiungimenti di minori non accompagnati con le famiglie di origine che risiedono in Europa;

 

-       riconsiderare la competenza esclusiva dei singoli Stati con riferimento alla problematica dei flussi di ingresso prevedendo che i criteri d’ingresso, in riferimento alle esigenze reali del mercato del lavoro, siano definiti a livello europeo, lasciando comunque ai Paesi membri la regolamentazione delle quote negli ambiti settoriali produttivi, in un ottica di maggiore facilitazione della libera circolazione dei lavoratori immigrati. Infine le condizioni di ingresso vanno organizzate, fin dal Paese d’origine o di transito, particolarmente in termini di orientamento sociale, apprendimento della lingua del paese di accoglienza, formazione professionale, incontro tra domanda ed offerta;

 

-       superare gli attuali meccanismi previsti dal regolamento UE, meglio noto come Dublino III, promuovendo la solidarietà tra gli stati membri, in particolare tramite una ripartizione proporzionale dei rifugiati aumentando inoltre in maniera significativa il numero dei posti per il reinsediamento degli stessi;

 

-       rimodulare la cooperazione nel contrasto all'immigrazione clandestina e al controllo delle frontiere, sostenendo maggiormente i processi di democratizzazione, alla lotta contro la povertà, allo sviluppo economico e sociale dei paesi coinvolti;

 

-       creare centri di accoglienza e assistenza che prevedano programmi di aiuto umanitario nonché un piano di azione dei diritti nei paesi limitrofi a zone di conflitto in cooperazione con “ACNUR” (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).

L’approccio prevalentemente repressivo che ha caratterizzato le politiche dell'Unione Europea in materia di giustizia e affari interni ha segnato lo sviluppo della politica d’immigrazione e d’asilo, vincolando le norme d’ingresso e soggiorno, le politiche di mobilità e d’integrazione alle sole esigenze del mercato del lavoro nazionale considerando il migrante come un lavoratore privo di un progetto di vita. Pertanto il rilancio della crescita economica e i mutamenti del mercato del lavoro devono fare i conti anche con il fenomeno migratorio soprattutto se si vuol competere in una situazione sempre più globalizzata che ha bisogno di attrarre forza lavoro altamente qualificata.

Il tema dell’integrazione andrebbe inserito all’interno delle politiche comunitarie, vista l’attuale competenza esclusiva degli stati nazionali, poiché in generale, e maggiormente nei paesi soggetti a forte immigrazione, si sono registrati negli anni e continuano a presentarsi segnali di fallimento nei processi d’integrazione sia sotto il profilo sociale e culturale (conflitti interetnici e rivolte di giovani anche delle seconde e terze generazioni) sia in ambito economico (incrementi più rapidi dei tassi di disoccupazione tra gli immigrati, fallimenti nell'istruzione specie tra alcune minoranze di origine immigrata);

 

Terrorismo internazionale, dialogo interreligioso e pluralismo religioso

 

Terrorismo internazionale ed Islam. Il mutamento intercorso in alcuni parti del mondo islamico non poteva non influire anche sulle dinamiche europee e italiane. Un cambiamento che ci presenta nuovi e inattesi fenomeni, dove da un lato si fugge da povertà e guerra per arrivare in Europa in cerca di sicurezza e dall'altro, migliaia di persone partono dall'Europa per andare a combattere in scenari di crisi o unirsi a organizzazioni terroristiche.

I tristi avvenimenti (vedi Charlie Hebdo - attentato Tunisia - Isis ), hanno creato nel nostro Paese un clima di diffidenza, se non di odio, nei confronti dei migranti provenienti dal mondo dell’Islam, che si estende poi, quasi per osmosi, a tutti gli immigrati in generale. L’Islam deve alzare la voce in maniera netta contro questi vili attentati cercando di sradicare l’estremismo, eliminando i suoi effetti e la scuola di pensiero che lo alimenta.

Sono sempre più frequenti offese e istigazioni all’odio razziale nei confronti di specifiche comunità etniche, sempre più veicolate oltre che nel vivere quotidiano anche attraverso la rete web ed il bombardamento mediatico.

Non si deve tuttavia dimenticare che sono alcune frange animate da una visione oscurantista della religione, trasformandola in ideologia, e riducendola a puro fanatismo con le loro violenze razziali ed i frequenti casi di terrorismo nei confronti di altre fedi religiose. Al contrario, invece, andrebbe mostrata la vera natura dell’Islam aprendo le moschee al pubblico, facendone luogo di incontro e di condivisione.

Bisogna investire sulla “nuova generazione” ossia i figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia, che sono portatori ormai di ricchezza culturale e religiosa diversa dai loro genitori, una nuova visione aperta e laica. È necessario trovare per loro, che vivono di ostacoli quotidiani, un “modello Italia” che permetta loro di essere parte attiva della società riconoscendosi nei valori costituzionali dell’Italia.

Dialogo interreligioso e pluralismo religioso. Va sottolineato come l’immigrazione non abbia creato il fenomeno multireligioso, bensì ne abbia rafforzato il processo mostrandone di seguito le difficoltà del nostro sistema Paese. La presenza sempre più numerosa d’immigrati in Italia (4.922.085 alla fine del 2013) implica processi d’integrazione, che portino ad un lavoro impegnativo che trasformi la convivenza pacifica in ricchezza per il Paese. Esso implica da parte dello Stato Italiano un diverso approccio nel modo di pensare la scuola, le mense, nel seppellire i morti, nel raccontare Dio nei media insomma una presa di coscienza della pluralità religiosa come una questione ormai divenuta importante.

Il pluralismo applicato in Italia è caratterizzato oltre che da un problema di “quantità” anche di una questione relativa alla sua “qualità”. In questa prospettiva dovremmo constatare un pluralismo “positivo” ed uno “negativo”:

-       il pluralismo “negativo”, si limita a prendere atto della molteplicità dei soggetti culturali e religiosi presenti ed attivi all’interno della società civile. È Il pluralismo dei ghetti, di tante banlieus e di tante periferie frammentate in comunitarismi spesso implosivi e distruttivi;

 

-       il pluralismo “positivo” ha la rilevante caratteristica intrinsecamente dialogica; deve promuovere il confronto tra i diversi soggetti culturali e religiosi presenti nella società civile e deve favorire la loro partecipazione al discorso pubblico, a quel particolare dialogo tra i soggetti intermedi ed istituzioni tipico di ogni democrazia complessa e i temi di tale pratica sono educativi, sociali e culturali.

 

L’assenza di una legge sulla libertà religiosa determina una mancanza soprattutto verso le comunità di fede maggiormente legate ai flussi migratori. L’introduzione di una legge sul tema della libertà religiosa è la prospettiva di una società la cui identità non è cristallizzata nel passato e tanto meno su base etnica, ma si alimenta di questo reciproco arricchimento.

 

Le sfide dell’integrazione

 

Integrazione. Tutti i Paesi stanno facendo i conti con la crisi e la sfida più impegnativa su cui riflettere è soprattutto il perseguimento di un collegamento forte e trasparente tra ammissione e integrazione, con adeguati investimenti nella formazione culturale, linguistica, ed efficaci interventi di raccordi e di politiche attive rispetto al mercato del lavoro, fin dai Paesi di origine.

Purtroppo il fallimento dei modelli storici Europei legati all’integrazione ha portato a fenomeni particolarmente gravi come il terrorismo, i conflitti sociali soprattutto giovanili, la messa in discussione del welfare per gli immigrati e l’inquietante diffondersi del populismo.

Le politiche per l’integrazione sono decisive per la coesione sociale in tutti gli ambiti del vivere civile, sono un’opportunità per un cambiamento positivo e per essere efficaci devono risultare organiche, includere cioè i problemi degli immigrati nelle politiche generali.

I diritti e doveri degli stranieri che vivono e lavorano in Italia devono essere considerati parte di una nuova strategia della convivenza basata sulla non discriminazione, le pari opportunità, l’integrità della persona, il rispetto delle differenze. Una strategia della convivenza basata sul reciproco riconoscimento e sulla definizione di un orizzonte condiviso di valori. Quelli contenuti nella nostra costituzione, che devono essere vissuti e proposti come parte integrante della nostra identità ed arricchiti attraverso la interazione e la civile convivenza.

Gli immigrati dovrebbero comunque comprendere come, per non essere relegati ai margini dei processi democratici, sia necessario non ritenere le proprie culture di origine cristallizzate ed immutabili.

Welfare. La concezione diffusa degli immigrati quali “big burden”, quindi un peso per le casse dello Stato, risulta meramente utilitaristica poiché tiene conto solo dei valori economicamente quantificabili, escludendo le componenti sociali, identitarie e culturali.

Si dimentica infatti che 2 milioni e 356mila lavoratori immigrati, tra dipendenti e titolari di impresa, producono ricchezza per il nostro Paese pari al 12 % del PIL nazionale ed hanno versato nel 2013 tasse e contributi per 16,6 miliardi di euro (gettito contributivo e gettito fiscale). Il ruolo dei lavoratori immigrati negli ambiti assistenziali ha poi da sempre fornito allo Stato una giustificazione atta a non realizzare concrete politiche a sostegno delle famiglie, degli anziani e dei minori determinando una forma di “welfare nascosto”.

Peraltro la stagnazione economica in Italia, nel solo 2014, ha fatto registrare un tasso di disoccupazione pari al 18% tra i lavoratori immigrati (extra UE). Ciò fa si che gli immigrati continuino ad accettare impieghi a bassa specializzazione rimanendo intrappolati in un mercato del lavoro secondario fatto di occupazione non qualificata, mal retribuita, poco tutelata e con scarsa mobilità professionale.

Bisogna lavorare per un “welfare nuovo” e un nuovo mondo del lavoro che sappiano valorizzare il capitale umano dei migranti, le loro professionalità aggiornandole sia attraverso percorsi formativi mirati nell’ambito delle politiche attive del lavoro sia attraverso il riconoscimento delle qualifiche e le competenze acquisite nei paesi d’origine.

Occorre garantire agli immigrati pari accesso a prestazioni sociali e socio-sanitarie, eliminando condizioni e requisiti discriminatori tenendo presente alcuni principi generali e riferimenti a norme di diritto internazionale ed europeo.

In egual misura vanno rivisti i requisiti per i ricongiungimenti familiari relativi al reddito ed all’alloggio che, da strumenti di garanzia per i familiari da ricongiungere, si sono trasformati in ostacoli all'esercizio del diritto fondamentale all'unità familiare.

 

Donne immigrate

 

L’ANOLF si occupa inoltre, dei temi legati anche alle donne. Il Coordinamento nazionale donne immigrate ANOLF, è nato proprio per promuovere i valori e le competenze delle donne straniere ponendo al centro dei propri interessi, numerose iniziative e tematiche quali, il lavoro femminile, la conciliazione lavoro famiglia, la tratta, la mutilazione genitale femminile, il femminicidio, le discriminazioni culturali, religiose e di genere.

Le donne immigrate sono soggette alla discriminazione plurima, e dunque caratteristiche come la provenienza, i caratteri somatici o l’appartenenza religiosa sono un’aggravante da aggiungere allo svantaggio derivato dal valore sociale e culturale attribuito alla differenza di genere nelle società patriarcali. È evidente che per combattere le discriminazioni di genere non bastano esclusivamente le leggi mirate ma ci vuole uno sforzo teso alla trasformazione culturale perché le discriminazioni, il femminicidio e le violenze nascano spesso da stereotipi arcaici ma purtroppo radicati.

 

Seconde Generazioni - Riforma Legge cittadinanza

 

Non sono immigrati, non vengono da altri paesi, non hanno attraversato frontiere, loro sono qui fin dall’inizio della loro vita. Il nuovo e strategico impegno delle istituzioni e della politica deve essere quello di far sentire l’Italia come patria anche a coloro che vengono da paesi lontani e che sono già, o aspirano a diventare, cittadini italiani.

È necessaria, quindi, la riforma della legge sulla cittadinanza perché sia più aperta nei confronti delle seconde generazioni. Da anni ormai il Coordinamento ANOLF Seconda generazione promuove attività di aggregazione e integrazione di questi ragazzi.

Se non vogliamo creare malcontenti tra le nuove generazioni bisogna riformare la Legge sulla cittadinanza (Legge n. 91 del 1992), con l’introduzione dello “ius soli temperato”, per i nati in Italia mentre per chi giunge qui in tenera età prevedere uno “ius culturae”.

Lo status di cittadino non è particolarmente interessante per i neonati, ma lo diviene in seguito. Sarebbe anche il segno di maggiore civiltà se emigrati e immigrati di origine italiana o con origini nazionali diverse fossero sottoposti a norme simili e non trattati come se appartenessero a specie differenti.

 

Scuola, integrazione alunni di origine straniera

 

Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 802.844, il 9% sul totale degli iscritti nelle scuole italiane. Il 51,7% è nato e cresciuto in Italia.

Se osserviamo i percorsi scolastici degli alunni stranieri e i loro risultati notiamo la persistenza di criticità:

 

-       un tasso preoccupante di “ritardo scolastico”;

 

-       le ragazze ed i ragazzi “stranieri” tendono a proseguire gli studi seguendo una modalità di scelta “al ribasso”;

 

-       scarsa considerazione nella scuola delle competenze acquisite in precedenti esperienze sia familiari che scolastiche (lingua di origine ad esempio);

 

Una buona scuola dovrebbe perseguire l’uguaglianza, l’equità e la giustizia sociale sviluppando ed potenziando:

 

-       Gli aspetti culturali con particolare riferimento ad azioni mirate di lotta alla discriminazione e di azioni per l’integrazione, con riferimento anche alla revisione delle linee guida per l’integrazione degli alunni stranieri;

 

-       gli interventi di sostegno all’apprendimento della lingua italiana ed alla lingua per lo studio che si avvalgano di personale qualificato, come ad esempio mediatori, ma anche di strumenti innovativi e tecnologici all’avanguardia;

 

-       le attività di prevenzione della dispersione e dei ritardi nei percorsi di studio, in grado di affiancare le complessità che si presentano in fase di frequenza scolastica.

 

PROPOSTE IN SINTESI

 

-       Riformare e riequilibrare un sistema normativo finalmente in grado di affrontare l’immigrazione come fenomeno strutturale (Riforma Bossi-Fini Legge 30/07/02 n. 189);

 

-       proroga della durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione;

 

-       riduzione della tassa sul rinnovo del permesso di soggiorno che è divenuta esosa e sproporzionata rispetto al reddito medio-basso delle famiglie immigrate;

 

-       il riconoscimento del diritto di voto amministrativo che passi attraverso la ratifica fondamentale del Capitolo C della Convenzione del Consiglio d’Europa, firmata a Strasburgo nel 1992;

 

-       accesso al Servizio Civile Nazionale per i giovani immigrati;

 

-       promozione della pratica transnazionale, attraverso la costruzione di legami attivi tra comunità d’immigrati residenti in Italia e Istituzioni dei paesi d’origine;

 

-       istituire il fondo nazionale per l’integrazione;

 

-       legge quadro a sostegno dei richiedenti asilo e protezione umanitaria

 

-       ricomporre l’accoglienza in un sistema unico nazionale a prescindere dall’entità dei flussi migratori;

 

-       la riconquista da parte del richiedente asilo della propria autonomia per un’effettiva partecipazione alla comunità locale in termini d’integrazione lavorativa ed abitativa, di accesso ai servizi del territorio, di socializzazione e di inserimento socio-economico;

 

-       revisionare le procedure di affidamento in gestione dei centri di accoglienza.

 

-       garantire la fruizione e l’accesso a tutti i minori stranieri non accompagnati presenti a qualunque titolo sul territorio nazionale ad “un organico sistema nazionale integrato e strutturato di accoglienza per la protezione, accompagnamento sociale, educativo ed avvio all’autonomia” come previsto dalla convenzione internazionale del fanciullo.

 

L’azione dell’ANOLF

 

Tantissime sono state le attività promosse dall’ANOLF: dalle iniziative contro l’intolleranza, il razzismo e la xenofobia, ai progetti di sensibilizzazione nelle scuole e delle seconde generazioni, passando per l’integrazione delle donne immigrate fino all’assistenza nel disbrigo delle pratiche con le varie istituzioni.

Grazie alla credibilità acquisita in un lavoro costante a difesa degli immigrati, il ruolo dell’ANOLF si è andato radicando in modo sempre più marcato per una crescita armoniosa e più ricca della società italiana.

Inoltre l’iniziativa dell’ANOLF ha contribuito a realizzare accordi di collaborazione con i paesi di provenienza degli immigrati. Negli anni abbiamo costituito sedi a Dakar, Casablanca e Tunisi dove, con l’attività d’insegnamento della lingua e della cultura italiana, l’assistenza burocratica presso le ambasciate italiane all’estero, abbiamo costruito per gli immigrati percorsi di “pre-integrazione” e proselitismo verso le nostre sedi in Italia.

Con la propria azione l’ANOLF è diventata protagonista di primo piano nella difesa dell’immigrazione in Italia, coordinando il Tavolo “Immigrazione e Asilo” del Forum Terzo Settore, incrementando la presenza nei territori e la partecipazione nei Consigli territoriali sull’immigrazione delle Prefetture.

 

Nella sua azione l’ANOLF deve avere presenti alcuni presupposti essenziali, quali:

 

-       il rafforzamento della collaborazione con le categorie della CISL, interessate da una crescente presenza d’immigrati nei loro settori occupazionali di rappresentanza, per un percorso di sindacalizzazione e tutela di questi lavoratori contro ogni forma di sfruttamento e di discriminazione ma anche di garanzia, attraverso la contrattazione di II° livello, di tutte quelle tematiche che riguardano la libertà religiosa come le festività e il riposo settimanale, i permessi per motivi religiosi e l’organizzazione delle mense aziendali al fine di assicurare una alimentazione coerente con i precetti religiosi;

 

-       l’incrementazione dell’attività comune con gli Enti della CISL soprattutto nell’ambito dei servizi di assistenza agli utenti;

 

-       l’ampliamento della presenza comunque già capillare sul territorio, insieme alle strutture della CISL, nel segno di un’identità che è fortemente riconosciuta e consolidata fra gli immigrati del nostro Paese.

 

Nel nostro impegno, quello che non va mai dimenticato, è il rapporto con i nostri associati, che con rinnovata fiducia si rivolgono a noi sempre più numerosi per ottenere aiuto.

È proprio a loro rivolto il nostro sguardo quando ipotizziamo i possibili sviluppi dei percorsi d’integrazione, quando ci confrontiamo con enti ed istituzioni per trovare soluzioni ottimali ai problemi di ogni giorno, quando scendiamo in piazza per manifestare i nostri diritti.

È per loro che cerchiamo di garantire assistenza, attraverso l’apertura di nuovi sportelli e l’apporto fondamentale dei nostri mediatori culturali, operatori di sportello, formatori e volontari e della rete dei servizi della Cisl. Con un unico grande obiettivo: quello di impegnarsi responsabilmente per dare voce ed essere vicini a chi ne ha bisogno.

L’ANOLF ha alle spalle salde radici che l’hanno portato a essere la maggiore organizzazione sociale a carattere interetnico e da queste basi e da questa specificità si può affrontare ora una nuova stagione, in un contesto così complesso e impegnativo, che richiederà un notevole impegno politico e organizzativo.

Infine, vorrei ringraziare il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan, a nome di tutta l’ANOLF per il sostegno e la stima che ha dimostrato più volte per l’impegno e il lavoro che quotidianamente affrontiamo per l’integrazione degli immigrati e delle loro famiglie che vivono e lavorano nel nostro Paese, incoraggiandoci ancor di più a rafforzare il nostro impegno su accoglienza, aiuto, formazione, tutela dei diritti di cittadinanza, sostegno costante all'integrazione sociale dei migranti nel nostro Paese oltre che favorire il dialogo multiculturale in una società che è oramai in continuo mutamento.