Convenzione ANOLF Trieste e DIREZIONE CASA CIRCONDARIALE DI TRIESTE.

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carcere-520x245La casa circondariale di Trieste ha ritenuto opportuno assicurare ai detenuti immigrati, i quali rappresentano il 60% dell’intera popolazione detenuta, una serie di servizi di orientamento legale allo scopo di garantire un’adeguata tutela nell’ambito dei propri diritti, in sede giudiziaria e stragiudiziaria, inerenti alle problematiche connesse al diritto all’immigrazione; per tale impegno ed il valoroso riconoscimento dell’ ANOLF Trieste e la DIREZIONE CASA CIRCONDARIALE DI TRIESTE, per il lodevole operato su tutta la regione Friuli-Venezia Giulia, lo scorso 26 luglio ’17 è stato stipulato, un interessante protocollo d’intesa, volto a tutti i cittadini immigrati detenuti nella casa circondariale di Trieste. 
Per un immigrato l’essere detenuto comporta generalmente una condizione di grave svantaggio ed esclusione sociale e culturale, subendo un processo di etnicizzazione restringendo in modo significativo la volontà e la possibilità di comunicazione,  una situazione di solitudine, di non contatto con il resto della società, dove la solitudine e l’isolamento rischiano di raggiungere livelli insopportabili.


La situazione di detenzione degli immigrati spesso è caratterizzata dalle condizioni di non avere una rete di riferimento in grado di favorire il reinserimento all'uscita, l'unica rete di riferimento fuori spesso è quella della microcriminalità, ponendo una serie di difficoltà ad usufruire per gli stessi immigrati di accesso alle misure alternative e ai diritti previsti dalla legge.

L'approccio metodologico dell’ANOLF Trieste, attraverso la mediazione interculturale, sarà basato sull'accoglienza, l’ascolto, la comprensione, l'accettazione della legittimità, l’informazione permanente sulla legislazione in tema d’immigrazione per portare esempio di buone prassi, per una crescente e positiva comunicazione sociale.


L’ANOLF Trieste, sarà impegnata a superare anche i numerosi vincoli e la rete di relazioni di tutti gli attori presenti nel carcere, prendendo in carico i singoli casi individuali, che potranno comportare attività di assistenza e accompagnamento sul territorio, secondo le norme che l’A.N.O.L.F. si riserverà di valutare.