Analisi comparativa dei sistemi di accoglienza e integrazione dei rifugiati in Europa: i casi di Italia, Grecia e Ungheria nel confronto con Germania, Svezia e Austria

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fbd7a467-deca-4cfc-8040-bac50c930570 xlIl Parlamento Europeo ha pubblicato due studi comparativi sul tema dell’integrazione dei rifugiati in Europa focalizzando l’attenzione sui progressi compiuti negli ultimi anni, le principali sfide incontrate e i cambiamenti nelle percezioni delle principali parti interessate. Un primo studio, fotografa i recenti sviluppi nelle politiche di accoglienza ed integrazione dei rifugiati in Grecia, Ungheria e Italia,ovvero dei paesi ritenuti di primo accesso e transito. Il secondo, analizza invece la situazione in Austria, Germania e Svezia. Dall'analisi di Italia, Grecia e Ungheria, emergono alcune similitudini, relative alla posizione geografica, ma anche in riferimento agli aspetti socioeconomici ed occupazionali, difformi ma ugualmente complessi.

Similitudini si riscontrano anche nella gestione delle politiche di accoglienza che per tutti e tre i Paesi sono molto recenti. benchè si evidenzia un approccio molto differente tra i Paesi.

 

L’Italia, nel corso del 2016 è diventato il secondo paese per numero di richiedenti asilo e numero di minori non accompagnati dell’UE28. Nello stesso periodo, la Grecia ha avuto 5 richiedenti ogni 1000 abitanti, con una percentuale molto alta di donne e bambini sotto i 18 anni, ma con molti meno minori non accompagnati rispetto all’Italia. L’Ungheria è il principale punto di ingresso sulla rotta Balcanica nel 2015 ha ricevuto un numero record di domande di asilo (il 14% del totale dell’UE) e in quello stesso anno ha registrato il numero più alto di richiedenti asilo rispetto alla sua popolazione (quasi 18 richiedenti ogni 1000 abitanti). Dopo la chiusura dei suoi confini, nel 2016 il numero di richiedenti asilo è diminuito drasticamente.

Nel secondo studio, si evidenzia invece la situazione di Austria, Germania e Svezia, principali paesi di destinazione, dove, il numero di domande di asilo presentate è diminuito in seguito alle restrizioni dei controlli alle frontiere, alla chiusura della cosiddetta rotta balcanica e all’accordo sui rifugiati UE-Turchia del marzo 2016.

Comparando i due studi, emerge un dato comune, ovvero un forte aumento del numero di dinieghi.  Nel 2016 in Italia il 60,6% delle domande esaminate è stata rigettata, il 76,3% in Grecia e oltre il 91,6% in Ungheria. Meno evidente, ma pur sempre in aumento i dinighi di Austria pari al 28,4%, in Germania al 31,2% e in Svezia al 30,5%, sebbene inferiori a quelli della media europea che si attesta a 39,2%.

 

Rispetto alle Politiche di accoglienza, ed in particolare di accesso al mercato del lavoro,  in tutti e tre i paesi definiti di transito (Italia, Grecia e Ungheria) ai beneficiari di protezione internazionale è riconosciuto il diritto di accesso, sebbene regolamentato con criteri diversi. In Grecia i richiedenti asilo possono cercare un lavoro non appena abbiano presentato la domanda, in Italia devono invece aspettare 60 giorni dalla presentazione e in Ungheria non possono accedere ai servizi per l’impiego e al mercato del lavoro finché non vengono riconosciuti come rifugiati.

 

I tre principali paesi di destinazione (Austria, Germania e Svezia), hanno invece rafforzato la partecipazione al mercato del lavoro, considerata il fattore più importante per favorire l’integrazione a lungo termine nella società, stanziando risorse considerevoli per migliorarne integrazione e l’inserimento lavorativo. La Svezia ha introdotto il sistema delle fast track (percorsi rapidi) per accelerare l’integrazione nel mercato del lavoro dei rifugiati con competenze professionali compatibili con la richiesta di manodopera. In Austria e in Germania, dove lavori di media specializzazione richiedono comunque qualifiche professionali formali, l’attenzione è stata rivolta allo sviluppo di percorsi di integrazione “qualificata” del mercato del lavoro.