Massacri in Libia: il dittatore Gheddafi ordina di sparare contro la popolazione inerme

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L'Anolf invita i propri aderenti a sostenere i manifestanti anche in Italia, per la democrazia e la libertà di ogni popolo in opposizione ad ogni regime che si macchia di crimini contro l'umanità. .

 

Gheddafi parla alla Tv, attacca Bin Laden e accusa: giovani drogati da al Qaida

Muammar Gheddafi ha parlato alla Tv di Stato ma questa volta in collegamento telefonico. Ha offerto le condoglianze alle famiglie degli ufficiali e degli uomini della sicurezza lealisti morti durante gli scontri contro i rivoltosi che sarebbero "manipolati da Osama Bin Laden"nei confronti del quale "non ci deve essere misericordia" ma ha messo in guardia da un intervento militare americano in Libia "con la scusa di combattere al Qaida".

Il raìs ha ordinato "a ogni famiglia di andare a cercare i propri figli e di riportarli a casa" e ha aggiunto che il suo governo "non usa le armi contro la gente innocente". E ha poi aggiunto: "Se volete questo caos siete liberi. E se volete continuare a combattere fra loro, continuate pure. Bin Laden ha distribuito pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawya per combattere contro il nostro caro Paese". La rivolta in Libia sarebbe solo "una farsa portata avanti dai giovani manipolati". Sul fatto che sia al potere da oltre 40 anni, Gheddafi ha detto che "la Regina Elisabetta è al potere da più tempo di me ma a lei non accade nulla". L'annunciatore dell'emittente di Stato è rimasto muto e in ascolto del "leader della rivoluzione" che ha realizzato un vero e proprio comizio televisivo. E poi l'affondo: "Se la situazione peggiorerà si interromperanno i flussi di petrolio". La Tv al Arabyia ha diffuso la notizia che il leader libico si era asserragliato in un bunker nella capitale. Intanto, la rivolta "farsa", come la ha stigmatizzata il raìs, si estende verso ovest, con alcune città come Zuara controllate dai comitati popolari anti-governo, mentre si preparerebbe un attacco in forze contro Tripoli. Fonte: conquistedellavoro.it

(24 febbraio 2011 - in aggiornamento)

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Libia, a Bruxelles si parla di intervento militare umanitario

La Ue si tiene pronta ad un intervento militare umanitario in Libia. Lo riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles, precisando che si tratta di "un'opzione possibile".

L'ipotesi di un intervento militare per scopi umanitari è già stata presa in considerazione dagli Usa. L'eventuale intervento dovrebbe avere una cornice legale nell'ambito dell'Onu.

E' in corso a Bruxelles il Consiglio europeo con i ministri dell'Interno di Italia, Francia, Spagna, Malta e Cipro. Il ministro Maroni ha avvertito i colleghi europei che, dalla Libia, "può arrivare un'ondata di immigrazione di «proporzioni catastrofiche e l'Europa non può lasciare l'Italia da sola perché da sola non può farcela". All'incontro verrà proposta l'istituzione di un Fondo speciale di solidarietà per i Paesi destinatari dei maggiori flussi migratori e un sistema europeo di asilo comune. Intanto, stamani, l'offensiva militare delle forze fedeli a Gheddafi si è concentrata sulla città di Zawia e i testimoni parlano di un nuovo massacro mentre i ribelli starebbero preparando un attacco alla capitale. Un altro testimone ha parlato di un attacco a Tripoli imminente con la tribù dei Warfalla che starebbe arrivando dalla Cirenaica. Secondo il New York Times nella città si sarebbero radunati migliaia di mercenari e fedelissimi di Gheddafi mentre Al Qaida si è schierato a fianco dei dimostranti. Al largo di Misurata sono arrivate le navi militari italiane che dovranno prelevare alcuni lavoratori ancora bloccati nel paese e dovrebbe ripartire stamani da Sebha il C-130 dell'Aeronautica militare con a bordo cittadini italiani e di altre nazionalità. Fonte: conquistedellavoro.it

(24 febbraio 2011 - in aggiornamento)

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 Libia, è una carneficina. Al Arabiya parla di 10 mila morti

di Andrea Benvenuti

La furia del regime si abbatte sui civili con tutta forza della macchina militare. Il rais ha promesso che è solo l'inizio se la protesta non finirà. Cifre ufficiali parlano di 300 morti ma testimoni fuoriusciti dal paese e diversi messaggi affidati alla Rete assicurano che sono migliaia i civili uccisi dalla furia omicida del regime. La guerra dei numeri va avanti e i giornalisti stranieri non lo possono verificare perché chi entra in Libia senza autorizzazione sarà considerato fuorilegge e alla stregua di collaboratori di al Qaida. Al Arabiya su Twitter ha scritto che "sono almeno 10 mila i morti e 50 mila i feriti". E' una carneficina. La Libia è un campo di battaglia e gli stranieri si stanno affrettando a lasciare il paese. L'Italia ha potenziato il ponte aereo per il rimpatrio dei nostri connazionali (altri 800 i rimpatri) e pure Pechino è scesa in campo per salvare gli oltre 30 mila cinesi presenti nel paese arabo. La Libia è isolata: a Bengasi, capoluogo della Cirenaica in mano ai rivoltosi, le linee telefoniche e internet sono bloccati, come testimonia l'inviato del Guardian. Secondo la Croce Rossa, 5.700 persone, tra libici e tunisini residenti in Libia, sono fuggite dal Paese negli ultimi due giorni per rifugiarsi proprio in Tunisia. Al confine si attendono migliaia di rifugiati: la Croce Rossa è "pronta al peggio". L'emittente al Jazira, attraverso un suo inviato, parla di altre 20 mila persone che hanno lasciato la Libia attraverso il valico di Sallum con l'Egitto. Dopo il discorso delirante di Gheddafi in televisione, la speranza di un dialogo non esiste più. Il leader libico è pronto a sabotare gli oledotti, a chiudere tutti i rubinetti, a fare piazza pulita di ogni oppositore e di vendicarsi con le tribù e le forze armate che lo hanno tradito, trasformando la Libia in una nuova Somalia. Strade, uffici e piazze sono per lo più deserte. Cecchini sono posizionati sui tetti degli edifici e sparano con licenza di uccidere e di terrorizzare. Decine i cadaveri abbandonati da giorni in strada e cresce il rischio di epidemie e un video amatoriale ha mostrato quelle che sembrano essere delle fosse comuni in una spiaggia. Secondo il giornale libico Qurina un aereo militare libico si è schiantato nei pressi di Bengasi dopo che il suo equipaggio ha abbandonato il velivolo. I piloti si erano rifiutati di eseguire l'ordine di sparare. Il governo continua ad inviare squadre di soldati che manganellano i civili entrando all'interno delle abitazioni e ha dato ordini ai propri militari di reclutare 400 civili da armare per reprimere la rivolta. A dar man forte al rais, mentre aumentano intanto le diserzioni tra la polizia e l'esercito, è la flottiglia di mercenari ben pagati dal dittatore libico. Tra questi, ci sono anche le squadriglie mercenarie serbe, ribattezzate "Cani di guerra", che sono state tra i primi ad arrivare in Libia dal momento che vivevano in paesi africani vicini, dove lavoravano come istruttori delle locali Forze armate e come guardie del corpo di alcuni dittatori-presidenti come lo zairese Mobutu Sese Seko. Via Twitter, nelle poche ore in cui qualche hacker riesce ad aggirare l'isolamento, arriva un flusso di microblogging di paura e disperazione. "Tripoli è sotto controllo di Gheddafi mentre Zauia, Zentan, la Cirenaica e l'est del paese non lo sono più", scrive un testimone con un twit. Il regime punta sulle paure dell'Europa e dell'Italia. L'invasione di profughi e la presa del terrorismo. Secondo il viceministro degli Esteri libico, Khaled Ka‹m, incontrando i diplomatici dell'Ue, Al Qaida ha costituito un emirato islamico in Libia, a Derna, nell'est del Paese.

(23 febbraio 2011 - in aggiornamento)

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Anolf Cisl: "Cessino subito le violenze"

Un appello "affinche' cessino le violenze in Libia". A lanciarlo e' L'Anolf l'associazione nazionale oltre le frontiere, insieme alla Cisl di Palermo, che attraverso lo sportello dedicato agli immigrati seguono l'evolversi della difficile situazione partecipando all'ansia del popolo libico. ''Sono momenti di grande angoscia per tutti - spiega Nadine Abdia copresidente regionale dell'Anolf - rivolgiamo un appello al governo italiano, ai governi europei e alle Nazioni Unite affinche' intervengano per fermare gli scontri che gia' tanto dolore hanno causato''. I rappresentanti dell'Associazione nazionale oltre le frontiere partecipano al sit in davanti la sede del consolato della Libia di via Liberta' 171. Fonte: Adnkronos

Manifestazione a Roma: fiaccolata della Cisl contro la violenza e per le libertà democratiche in Libia

La Cisl di Bergamo per la Libia "Stop a violenza, si alla libertà"

Cisl Firenze e Anolf, solidali col popolo libico