Fondazione Leone Moressa, 29 mila aziende di immigrati in più nel 2010

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Gli imprenditori stranieri risollevano le sorti dell'imprenditoria italiana. In dettaglio, nel corso del 2010 il numero di imprenditori stranieri è aumentato di 29 mila unità rispetto al 2009, contro un calo di 31 mila imprenditori italiani. In termini percentuali questi dati si traducono in un aumento del 4,9% della presenza straniera nell'ultimo anno, contro una riduzione del -0,4% della componente italiana. Questi alcuni risultati di un'indagine dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato le dinamiche imprenditoriali in Italia nell'ultimo anno facendo riferimento ai dati di Infocamere.

DAL 2006 AL 2010. Nel corso del 2010 l'aumento del numero di imprenditori stranieri è riuscito solo in parte a compensare la riduzione degli italiani: infatti si perviene a livello nazionale ad un saldo negativo delle dinamiche imprenditoriali che, nel 2010, comunque risultano essere più contenute rispetto ai valori evidenziati negli anni precedenti. Infatti dal 2007 la forte riduzione nel numero di imprenditori italiani non è stata in alcun modo bilanciata dal trend positivo degli stranieri. In particolare, se nel 2007 gli stranieri iscritti alla Camera di Commercio sono stati 38 mila in più rispetto all'anno precedente, gli italiani sono stati 58 mila in meno. Il gap aumenta nel 2009 dove, a fronte di 23 mila stranieri in più, gli italiani sono addirittura ridotti di 83 mila unità. Negli ultimi anni tali dinamiche hanno contribuito ad aumentare il peso degli imprenditori stranieri nel mondo imprenditoriale nel nostro Paese: infatti se nel 2006 su cento imprenditori poco più di 5 erano stranieri, nel 2010 si passa a 6,5.

PER SETTORE DI ATTIVITÀ. Tra i settori nei quali gli imprenditori stranieri sembrano essere più presenti (come commercio, costruzioni e manifattura) la tendenza nell'ultimo anno è stata quella di un loro aumento, a fronte di un calo della componente italiana. In particolare, se nel commercio vi sono 8.841 imprenditori stranieri in più, gli italiani sono 10.765 in meno. Stesse dinamiche nelle costruzioni: 6.215 stranieri in più e 8.096 italiani in meno; nella manifattura 1.443 stranieri in più e 17.362 stranieri in meno. Nel settore invece dell'alloggio e della ristorazione si è assistito invece ad un aumento di entrambe le componenti imprenditoriali: +4.098 stranieri e +9.336 italiani.

PER PROVENIENZA. Marocchini, rumeni e cinesi sono le prime 3 nazionalità più rappresentate con, rispettivamente, 60,7mila, 54,7 mila e 54 mila imprenditori. Tra questi, i rumeni sono cresciute maggiormente nell'ultimo anno: +11,5%, mentre per i marocchini si tratta del +5,3% e i cinesi del +8,5%. Stabili nelle dinamiche le provenienze dall'Europa comunitaria e dalla Svizzera, mentre per l'Albania si tratta del +6,3%, l'Egitto del +1,2% e il Bangladesh addirittura del +14,1%.

PER PROVINCIA. Nella quasi totalità delle province si osserva un contemporaneo calo della presenza italiana tra le figure imprenditoriali e un aumento di quelle straniere. In molti casi l'aumento dei secondi non riesce a compensare la riduzione dei primi. Come a Milano dove, a fronte di un calo di 18mila italiani, gli stranieri aumentano appena di 1.426 unità o a Torino dove si contano rispetto al 2009 2mila imprenditori italiani in meno, contro 1.631 stranieri in più. "Lo sviluppo dell'imprenditoria etnica" affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa "rappresenta una risorsa fondamentale per il tessuto sociale ed economico del nostro Paese. La possibilità da parte degli immigrati di creare delle fonti di reddito autonome riduce il rischio di esclusione sociale. La crisi economica, che ha fatto uscire molti stranieri dai circuiti del lavoro dipendente, non ha scoraggiato invece la loro capacità di intrapresa che, nell'attività autonoma trova alternative capaci al mantenimento del reddito."

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