Alessandria, concluso il corso "Professionalità in casa"

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Si è concluso con la consegna degli attestati il corso “Professionalità in casa” per colf e badanti, realizzato da Cisl e Anolf di Alessandria con il contributo della Provincia di Alessandria. L’iniziativa, che ha coinvolto un folto gruppo di donne di diverse nazionalità, si è posta come obiettivo quello di fornire alle partecipanti tutte quelle conoscenze e competenze per poter svolgere una tipologia di lavoro sempre più richiesta. “Un modo per promuovere i diritti tramite la promozione del lavoro, oltre che per qualificare professionalmente queste donne”, sottolinea Alessio Ferraris, segretario generale della Cisl alessandrina, aprendo i lavori del convegno tenutosi il 17 dicembre presso la Cisl alessandrina, in occasione del quale è stata presentata la Piattaforma sulla prevenzione della violenza su donne e minori, promossa dal Coordinamento nazionale Donne Cisl per costituire, anche livello territoriale, un osservatorio permanente in sinergia con le Istituzioni, le parti datoriali ed il mondo dell’associazionismo.

I lavori, coordinati da Silio Simeone, co-presidente Anolf provinciale, hanno visto la partecipazione di Francesco Paolo Castaldo, Prefetto della Provincia di Alessandria, e di Maria Grazia Morando, assessore alle Politiche Sociali della Provincia. “Si tratta di un’iniziativa-pilota che intendiamo replicare visti gli ottimi risultati, anche perché – precisa l’Assessore- per la prima volta è stato individuata la necessità di dare una formazione specifica a quelle persone che assistono i nostri anziani e le nostre famiglie”. Riflettono sul tema della violenza fisica e psicologica Maria Ilena Rocha, responsabile Coordinamento Donne Anolf, e Sabah Naimi, mediatrice culturale e coordinatrice del corso che si è tenuto sia ad Alessandria che ad Acqui Terme: “Ogni tre giorni, in Italia, una donna perde la vita a causa di violenze subite per lo più tra le mura domestiche. La violenza sulle donne è un’emergenza che purtroppo non ha confini, e che non conosce né etnia, né religione o ceto sociale; garantire loro un lavoro dignitoso vuol dire compiere un passo importante per combattere questo fenomeno”. Concludono: “Vorremmo non sentire più parlare di donne che subiscono, ma di donne che diventano un sostegno fondamentale per altre persone nella vita di tutti i giorni”.

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